NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Storia di una pista che non finisce a scuola

Molti ragazzi in bicicletta diretti al polo scolastico di san Lorenzo utilizzano la corsia riservata di viale Mazzini, ma giunti in via Bonollo la pista scompare

di Pietro Omerini Zanella
pedro-zanna@hotmail.it

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Cogito ergo sum

"Cogito ergo sum" diceva Cartesio cercando di fissare alcuni punti fermi nel suo pensiero. Nel formulare il famoso assioma, il filosofo, non poteva certo prevedere che una sua mal fatta riproduzione in pietre, annerita dal tempo e dai vandali, sarebbe finita, in una strada di Vicenza; proprio lì, dove il pensiero e la viabilità prendono strane curve e si perdono nei meandri di un non sense.

Occhi puntati su uno dei maggiori snodi del traffico urbano, l'incrocio tra via Cattaneo e viale Mazzini, la dove sorge il nuovo teatro di Vivenza.

Per molti un normale incrocio: fermati al rosso, aspetta, riparti rombando. Tutto, appunto, tranquillo, almeno di non essere ciclisti. In quel caso, occorre avere fantasia.

Lungo le mura scaligere di Viale Mazzini, corre un passaggio pedonale che, come registrato da apposito cartello, è riservato oltre che ai bipedi anche ai ciclisti. Una lunga striscia di cemento, ancora di salvezza per chi, non motorizzato percorre il caotico viale. In termini critici, l'ennesimo ritaglio di pista ciclabile che non si sa dove inizia e dove finisce, l'ennesima cattedrale nel deserto.

A Vicenza non mancano le piste ciclabili, anche se potrebbero essercene di più, il problema che non sono collegate e creano brevi percorsi buoni più che altro per il jogging mattutino.

É proprio nel finale della ciclabile in questione che entra in gioco René Descartes, o meglio, il suo busto in gesso, collocato ai piedi della porta medievale che immette in centro storico.

In quel tratto, percorso ogni giorno da centinaia di studenti diretti ai licei del centro, la ciclabile di colpo finisce, fermata da un semaforo e da due passaggi solo per pedoni incastrati tra la strada e le mura storiche.

A rigor di logica, un ciclista proveniente dalla ciclabile di viale Mazzini, per entrare dentro le mura, attraverso via Bonollo dovrebbe fermarsi, accompagnare la bicicletta per mano e decidere di passare per lo stretto passaggio pedonale, impedendo il passaggio a chiunque altro. In alternativa, il ciclista dovrebbe attraversare la strada, aspettando il verde delle strisce, rimontare in sella e ripartire lungo la normale strada, con il rischio, aumentato dalla scarsa visibilità offerta dall'incrocio, di essere "stirato" da uno dei numerosi autobus che solcano la storica porta.

Il contro circuito urbanistico, farebbe solo sorridere, se alla prova dei fatti non portasse spesso a situazioni di rischio per ciclisti e automobilisti.

In mancanza di una logica ben definita e di regole certe, ogni ciclista e pedone trova la propria via, ognuno interpretazioni diverse sul da farsi.

Il caos stradale e cognitivo appare evidente attorno alle dodici e quaranta quando la fiumana di studenti proveniente dalle varie scuole del centro giunge alla porta.

C'è chi in bici, senza smontare o rallentare, percorre il passaggio pedonale, chi zigzaga per le macchine ferme all'incrocio agitando ad ogni gincana lo zaino e la cartella dei disegni. Ci sono quelli che si fermano e aspettano il passaggio delle mandrie disordinate.

Valentina, 17 anni, studentessa del Lioy dice: «È vero, qui i cartelli non hanno molto senso, non si capisce dove devono passare le bici e ogni tanto qualche vecchietta ci rompe perché dovremmo lasciarla passare per prima sotto la porta. Però, alla fine passiamo tutti non è che sia pericoloso». Dello stesso parere Elia, ciclista e barista ventenne di un bar del centro: «Passo di qui spesso, in bici a piedi e in motorino. A parte a quest'ora che la gente esce da scuola, qui fila tutto liscio. Non è che nessuno mai smonti dalla bici per passare lungo il passaggio pedonale, cioè certe cose si fanno solo in teoria. Uno che va in bicicletta per Vicenza non è che sia abituato a piste ciclabili continue, ci si adatta e si diventa svegli». Più Darwin dunque che Cartesio, o semplicemente il classico e tutto italiano "ci si arrangia". Eppure, trascorsi quei dieci minuti ad alta intensità umana e creativa, la strada si calma, ed è solo il Descartes nero a rimanere ad osservare, silente, un altro giorno di ordinaria follia nel traffico cittadino.


nr. 38 anno XV del 23 ottobre 2010

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