NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Le mistificazioni linguistiche del politichese

La riforma scolastica che elimina la Educazione Civica per sostituirla con Costituzione e Cittadinanza può possedere contenuti interessanti o nascondere pericolosi equivoci: ne parla Lucio Pegoraro, insegnante di diritto pubblico comparato all’Università di Bologna e protagonista in questi giorni di una conferenza sul linguaggio all’Accademia della Crusca, avverte: “Attenti a distinguere il guscio di una definizione da quel che c’è dentro...”

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Le mistificazioni linguistiche del politichese

(g. ar.) - Titolare della cattedra di diritto pubblico comparato all'Università di Bologna, il prof. Lucio Pegoraro va a Firenze, all'Accademia della Crusca, per una conferenza che ha come tema il linguaggio. Inutile sottolineare la molteplicità degli sviluppi che un argomento di questo genere cela dietro alle definizioni e perfino al tema centrale dell'argomento di conversazione. Il linguaggio può infatti assumere e smentire significati evidentissimi o appena accennati, può mantenere come riferimento l'autenticità di definizioni in apparenza ineccepibili e poco contraddicibili, ma può contemporaneamente smentirle e smantellarle una per una. Un esempio tipico e purtroppo ormai radicatissimo e perfino famigerato di questa poliedrica capacità di dire e non dire, annunciare e autosmentirsi, è quello che comunemente chiamiamo la lingua politichese. È vero tutto ed è vero il contrario di tutto. Questa la verità che affrontiamo nel momento in cui tentiamo un'analisi approfondita di quel che sentiamo. Niente di meglio di un costituzionalista di professione come il vicentino Lucio Pegoraro, per di più conosciuto ed apprezzato in campo accademico internazionale, per dare un nome e un volto il più possibile attinente alla realtà a quella riforma che il ministro dell'istruzione pubblica Gelmini annuncia sul tema dell'insegnamento dei diritti costituzionali: dall'educazione civica si passerà -anche se il quando rimane un punto interrogativo- allo studio Costituzione e Cittadinanza. Tutto bene, dice il prof. Pegoraro, se le definizioni corrispondono alla realtà. Un po' meno bene se si tenta un'operazione di ingabbiamento dei concetti dentro la logica utilitaristica del governo e ad esempio la cittadinanza serve a dimostrare che è cittadino e titolare di tutti i diritti relativi solo chi nasce in un Paese da genitori di quello stesso Paese. Una cosa sono i contenuti di una definizione, insomma, altra cosa è il guscio dentro cui si nasconde qualcosa di notevolmente diverso da quel che ragionevolmente possiamo aspettarci. Le mistificazioni linguistiche e la cosmesi linguistica, dice Pegoraro, sono molto praticate. Occhio a non equivocare...

Nuove regole del vivere civile o nuovo muro della discriminazione?

Il federalismo e la devolution sono la stessa cosa? Presidente e governatore esprimono lo stesso concetto? Lodo e arbitrato possono coincidere se chi esprime il giudizio è lo stesso che al giudizio si dovrebbe sottoporre? E poi, Cittadinanza è utile a definire i contorni di uno status allargato e largamente praticabile dentro cui è implicito che si difendano i diritti civili di un individuo, oppure è una semplice etichetta che serve esclusivamente a definire una riserva diritti esclusivi che in quanto tali escludono gli altri individui-cittadini?

La riforma che la Gelmini annuncia in materia di insegnamento nelle scuole italiane sostituendo la ormai non più praticata Educazione Civica con l'apparentemente molto più precisa e interessante Costituzione e Cittadinanza è un provvedimento al quale si deve guardare quindi con fiducia o può nascondere qualcosa di non molto chiaro per cui alla fine ci si accorgerà che il linguaggio utilizzato è quello tipico del politichese, utilissimo per dire tutto e non dire niente, quindi per nascondere dentro il guscio di una definizione condivisibile quel contenuto che si rivelerà non solo poco chiaro, ma addirittura ambiguo?

Da qui bisogna partire, dice il prof. Lucio Pegoraro (diritto pubblico comparato a Bologna), per distinguere appunto l'involucro dal contenuto, l'enunciazione dal nocciolo della questione, da quel che l'enunciazione sviluppa e conclude come regola da osservare.

Siamo normalmente preda di questi tempi, spiega il professore, di un linguaggio dalle caratteristiche ondivaghe, dentro cui una parola ha la capacità di assumere più significati. E naturalmente i politici utilizzano al meglio questa possibilità di dire tutto e il suo contrario seguendo semplicemente il loro obiettivo principale che è quello del potere.

Prendiamo la definizione della nuova materia di insegnamento: Costituzione e Cittadinanza. Se la cittadinanza, dice Pegoraro, è concepita per quello che la definizione descrive, cioè l'operatività di uno status che si allarga ai diritti delle nuove cittadinanze, ai valori comuni di convivenza, alla presa d'atto della pluralità delle cittadinanze, allora va da sé che non esistono obiezioni possibili.

Ma se invece questa cittadinanza enunciata fosse semplicemente uno status considerato in senso tecnico a difesa di chi ha vantaggi e per farli valere senza appello nei confronti di altri, allora è chiaro che questo essere cittadini non solo contraddice i principi del vivere comune e civile, ma è soltanto in grado di determinare uno scalino di discriminanti in più a favore di uno status a danno dell'altro: «Che si parli di un nuovo concetto di cittadinanza mi piace come idea, nemmeno a dirlo; il problema è capire che cosa si intende esattamente, che cosa la parola cittadinanza vuole evocare e a cosa corrisponderà nella realtà. Se l'insegnamento sarà quello di parlare delle regole del vivere assieme facendo base sulle istituzioni tutto bene, perché adesso sono coinvolti nel concetto di cittadinanza problemi come ad esempio una ventilata secessione o l'immigrazione; se invece si intende altro, cioè la riserva di diritti per una parte dei cittadini a discapito degli altri, cittadini possibili ma mai approdati pienamente a questo livello, allora si compie un altro atto di mistificazione linguistica, direi perfino di cosmesi linguistica, che indubbiamente serve ed è funzionale ad un progetto che si propone come finalità il potere».

La sintesi è assolutamente persuasiva. Se la nuova materia ha per obiettivo un arricchimento culturale vero anche e soprattutto in senso civile il valore che può esprimere è interessante, se al contrario dietro questa enunciazione si esprime da una parte il senso tecnico della conoscenza della Costituzione e dall'altra il senso tecnico dello status di cittadino che gode di diritti intoccabili a scapito di tutti gli altri che aspirano ad essere nuovi cittadini, allora il senso ci risulta altrettanto scoperto ed è quanto meno assai scarsamente condivisibile. In questa ultima ipotesi, va da sé, ci troveremmo di fronte all'ennesimo caso in cui lo Stato senza dirlo esplicitamente spiega al cittadino che per regolare le proprie cose è meglio che ricorra alle proprie risorse. Un "arrangiatevi" poco dignitoso eppure molto praticato: a partire dalle ronde, è il leit motiv della nostra vita quotidiana.

nr. 37 anno XV del 16 ottobre 2010

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