NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Quando la realtà è finta è magia, è spettacolo

È di Thiene, si chiama Domenico Dante il presidente del Club Magico Italiano, un’autorità a livello mondiale. “È sempre più difficile vivere facendo solo i prestigiatori”

di Pietro Omerini Zanella
pedro-zanna@hotmail.it

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mago

«Il gioco di prestigio è una cosa onesta perché è chiaro in anticipo che la realtà non è quella che appare» ha scritto Gianrico Carofiglio, ma chissà perché davanti ad ogni spettacolo di magia, il pubblico resta sempre con il dubbio, la bocca spalancata per l'illusione, e una domanda che gli ronza per la testa: «Come avrà fatto?».

Chi queste cose non se le chiede più è il dottor Domenico Dante, per vent'anni dirigente ospedaliero a Vicenza e poi, ritiratosi dal settore sanitario, "mago" di professione.

Sessantadue anni, una bella casa in centro a Thiene, il dottor Dante da ormai quindici anni ha lasciato l'ambiente ospedaliero per dedicarsi a tempo pieno ai giochi di prestigio, prima come professionista dell'illusione e poi come presidente del club magico italiano e vicepresidente della FISM (Federazione Mondiale delle Attività Magiche), ruolo che lo porta a viaggiare per il mondo sempre alla ricerca di un nuovo trucco o del prossimo Houdini.

«Come prestigiatore la mia specialità era far apparire delle colombe da delle piume di struzzo, ma da molti anni non ho più tempo per gli spettacoli e mi dedico ad un'attività istituzionale. Tra i miei compiti c'è quello di insegnare ai nuovi prestigiatori, fare il giurato in alcune gare internazionali, e testare nuovi numeri. Ultimamente, ad esempio vado molto spesso in Corea, li mi hanno anche fatto professore onorario della Korean Broadcasting Academy of Seul dove uno dei corsi riguarda proprio il mio settore».

Cosa significa essere un mago, come lo si diventa?

«Intanto bisogna fare una distinzione, per semplificare si usa il termine magia per questo mondo, ma c'è una bella differenza tra noi e tutti quei personaggi che spesso si vedono su Striscia e che imbrogliano le persone dicendo di avere poteri. Quello che fanno i prestigiatori è sempre finto, è uno spettacolo. Imparare qualche numero non è poi così difficile, gli appassionati possono comprarsi qualche kit per prestigiatori e ricercare su internet filmati che spieghino come si fa, questo a livello dilettantistico, mentre per essere dei professionisti serve molto di più. Quello dello show business è un mondo che ha sempre più pretese, non basta saper fare qualche gioco, occorre presenza scenica, una buona dizione, far divertire il pubblico. Quando qualcuno inizia a fare qualche spettacolo per, non so, una platea di amici o ad una festa, qualsiasi sia il pubblico, si sente in gamba e felice perché magari lo applaudono e lo spettacolo piace, ma questo non fa di lui un professionista, serve una certa dose di preparazione».

Ad Abano si è da poco concluso il 126° Congresso internazionale del club magico, come è andata? Qual è la situazione internazionale del settore della magia?

«Anche se non vediamo i risultati in forma diretta, la crisi sta toccando anche noi, specialmente in Europa ed in America. A Las Vegas ad esempio, molti casinò hanno tagliato i loro spettacoli di magia. Una volta erano loro ad invitare il mago e a organizzare l'evento, oggi affittano i teatri all'artista e lasciano che sia lui a prendersi carico di tutto e c'è una bella differenza. Più in piccolo succede anche a chi prova a fare questo mestiere esibendosi alle feste o alle sagre di paese, con la crisi questi avvenimenti sono drasticamente diminuiti».

Lei prima ha parlato della Corea...

«Sì, in Asia ci sono più opportunità, io stesso ci vado molto spesso e mi è perfino capitato di essere seduto allo stesso tavolo del ministro alla cultura Coreano, di essere trattato con molto rispetto. Verso questo mondo c'è una cultura diversa».

E in Italia?

«Rispetto alla Corea, ma anche a molti paesi dell'Europa la situazione in Italia è diversa. C'è un modo di porsi, una mentalità differente. Questo accade per molti motivi: in parte per il comportamento di molti operatori del settore, in parte per il comportamento di alcuni media che hanno un certo vantaggio a trattare l'argomento con semplicità. Si sta poco attenti a distinguere tra professionisti e, maghi amatoriali. Vede se io vado da qualcuno e dico di essere il mago più bravo del mondo perché ad esempio ho vinto il festival delle noci di qualche paesino, questo rischia di credermi, perché si conosce poco di questo mondo. Non è come su un campo da golf dove per apprendere la capacità di una persona gli si chiede che grado di handicap ha, la distinzione qui è più sottile. Nella magia non ci sono punti di riferimento, bisogna staccarsi dai risultati e pensare anche a che genere di spettacolo si offre».

Sapere che a Thiene vive un'autorità del settore magico è una sorpresa, quanti sono i "maghi" nel vicentino?

«Parliamo di piccoli numeri, in Veneto siamo circa un centinaio iscritti al club, una trentina nel vicentino. Come ho detto, la crisi ha in qualche modo toccato anche noi e oggi è sempre più difficile vivere di questo lavoro».

Chi sono i migliori maghi in circolazione?

«Da un punto di vista storico la risposta è semplice Houdini. Oggi ce ne sono molti di bravi, io metto ancora in cima alla lista David Copperfield, non tanto per i suoi trucchi che ormai sono stati svelati e si trovano su internet, ma per il tipo di spettacolo che è riuscito a fare».

Il trucco non si svela mai, ma immaginiamo che lei ne insegni e ne conosca molti, c'è ancora spazio nella sua vita per credere nella magia?

«Certamente questa passione ti rende in qualche modo più scettico. Va detto che quello che accade su un palco è tutto finto, dalla levitazione all'ipnosi che ha dei suoi criteri, come li ha l'ipnosi terapeutica, ma esistono delle cose che lasciano perplessi perfino noi prestigiatori».


nr. 38 anno XV del 23 ottobre 2010

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