NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Il sacchetto di plastica ha i giorni contati

Dal primo gennaio i negozi potranno fornire ai consumatori per la spesa solo quelli ecocompatibili

di Pietro Omerini Zanella
pedro-zanna@hotmail.it

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Il sacchetto di plastica ha i giorni contati

Lo aveva detto anche Al Gore, ex Vice Presidente americano e grande sostenitore della rivoluzione verde: «La lotta all'inquinamento passa per piccole cose, basta guardarsi attorno per vedere sprechi e soluzioni, basta stare attenti a quando si va a fare la spesa...». Qualcuno deve, finalmente, averlo preso in parola.

I tradizionali sacchetti di plastica, onnipresenti e molto inquinanti, vanno in pensione, spazzati via da soluzioni, fortunatamente, più ecologiche.

Da gennaio 2011, infatti, per legge, il passaggio da sacchetti di plastica a sacchetti ecocompatibili o biologici, dovrà avvenire in ogni supermercato d'Italia.

La decisione del Ministero all'Ambiente, adegua lo Stivale alle direttive europee in materia di consumo. A parole un cambiamento, semplice, utile e di poco conto, visto che si sostituisce un materiale con un altro.

Tra le casalinghe, però, c'è già chi storce il naso, perché va bene la tutela dell'ambiente, ma i "nuovi sacchetti" resistono di meno, essendo fatti di una pellicola più morbida, e costano qualche centesimo in più. Forse, anche per questo, il pensionamento degli shopper in plastica ha tardato ad arrivare. Le direttive europee, infatti, in un primo momento avevano fissato il 2010 come ultima scadenza per completare la mini rivoluzione verde. La deadline è stata, poi, rimandata al prossimo gennaio, a conti fatti circa 15 miliardi di sacchetti dopo, questo l'incredibile numero di shopper utilizzati in un anno.

Molte catene di ipermercati, però, hanno giocato d'anticipo, studiando soluzioni alternative alla plastica che vengano in contro al cliente.

«All'inizio, circa un anno fa, c'è stata qualche lamentela a causa del prezzo - spiega il dottor Olivi, direttore della Coop di Vicenza - ma è bastato spiegare le nostre scelte. Si tratta solo di due tre centesimi in più, ed è per l'ambiente. Inoltre, attraverso una politica di prezzi convenienti, noi abbiamo fortemente incentivato l'utilizzo di alcune particolari borse per la spesa, fatte in materiali più robusti, che possono essere riutilizzate più volte, in questo modo c'è n risparmio anche per le famiglie».

Più articolate, le innovazioni proposte dal gruppo Auchan, che ha dato l'addio alla plastica nel luglio del 2009.

«Ci siamo mossi con anticipo, in modo graduale - spiega Luca Mecca direttore dell'Auchan di Vicenza - All'oggi, circa un terzo dei clienti richiede i sacchetti biodegradabili, mentre gli altri utilizzano soluzioni alternative. Noi proponiamo tre diversi contenitori per la spesa. La più comune è la classica shopper riutilizzabile, fatta in materiali resistenti ed ecocompatibili. L'abbiamo lanciata con l'idea di "una borsa per la vita", poiché è talmente resistente che può essere riutilizzata all'infinito, ma anche se si dovesse rompere, e capita raramente, il cliente può sostituirla riportandocela in forma gratuita. In alternativa abbiamo anche introdotto dei grandi borsoni con dei ganci che si attaccano al carrello, in modo che la spesa possa essere introdotta direttamente, e degli scatoloni componibili in cartone, che essendo rigidi possono essere riutilizzati. Dopo un anno e mezzo posso dire che siamo riusciti a sensibilizzare il cliente, visto che sono state vendute circa 80.000 borse riutilizzabili».

Più che il biologico, dunque, la lotta alla plastica sembra passare per il sistema del riutilizzo. In qualche modo un salto nel passato, quando i vuoti erano a rendere.

Del resto, se negli USA, regno del consumismo, il sacchetto di plastica non ha mai fatto presa sul grande pubblico, gli americani preferiscono i cari vecchi sacchi in carta riciclata, anche ai clienti italiani toccherà adeguarsi.

La stangata contro gli shopper di plastica, però, ha anche qualche contro indicazione. Se le grandi catene stanno già correndo ai ripari, i piccoli supermercati di quartiere, quei pochi che ancora resistono, vivono il passaggio al biologico con un certo grado d'incertezza.

Mentre catene come Coop e Auchan, possono contare su sacchetti, come gli Shopper ecologici o riutilizzabili, prodotti a livello nazionale per ogni punto vendita della catena, la contrattazione dei piccoli con i fornitori induce qualche preoccupazione.

A conti fatti, un tradizionale sacchetto di plastica costa, infatti, circa quattro centesimi, mentre il costo di uno biodegradabile sale fino a dieci.

Occorrerà aspettare gennaio, quando il sacchetto tradizionale verrà ritirato dal mercato, per capire su chi l'incremento di spesa per il sacchetto, andrà a ricadere tra negozianti e clienti.

Quel che è certo, è che per la propria immondizia, vista la bassa resistenza dei sacchetti biologici, le famiglie italiane dovranno scegliere nuove soluzioni, aggiungendo nel carrello della spesa, i cari vecchi sacchetti di plastica nera.

 

nr. 39 anno XV del 30 ottobre 2010

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