NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Le grandi imprese dell’editore Angelo Colla vanno ben al di là della realtà di Costabissara

Egli ha prodotto un’opera in dodici volumi dedicata a “Il Rinascimento Italiano e l’Europa” di cui lo storico Franco Cardini ha scritto che si può davvero apprezzare questo enorme “standard work”

di Giuseppe Brugnoli

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Le grandi imprese dell’editore Angelo Colla vanno

«info@angelocollaeditore.it», come mostra la sigla per la posta elettronica, l'editore Colla, con sede legale e operativa a Costabissara, è certamente più conosciuto in giro per l'Italia e magari anche per il mondo che in quel di Vicenza, dove conta pochi e fedeli amici e qualche estimatore, ma dove tuttalpiù è ricordato come l'ultimo fedele collaboratore di Neri Pozza, dal quale ha ereditato non la sigla della casa editrice che ha il suo nome, ma il mestiere. Così che la prima domanda non può che essere: dottor Colla, lei, a memoria d'uomo, ha sempre fatto l'editore?

«Non proprio, ho cominciato facendo il professore di lettere, quindi italiano e storia, nelle scuole superiori del Vicentino, prima all'Alberghiero di Recoaro e poi all'Istituto Boscardin di Vicenza, e a Recoaro ho conosciuto Neri Pozza, che, come si sa, era recoarese, e ho cominciato a lavorare con lui nel 1976. Sono diventato un collaboratore fisso della Neri Pozza editrice nel 1979, e da allora fino al 1988, quando è mancato Neri Pozza, sono stato con lui, segretario e redattore. Quindi fino al 1999 ho continuato a dirigere la Neri Pozza, che era diventata una società, e poi fino al 2002 la mia attività è stata quella di fare per enti pubblici e privati quello che facevo con la Neri Pozza, oltre che prestare consulenza ad altri editori. Alla fine del 2002 mi sono messo in proprio, per fare libri su commissione, ma soprattutto, dal 2006, libri su mia proposta, perché infatti credo che il mestiere dell'editore sia non soltanto di pubblicare testi, ma di ricercare in chi li scrive una valenza culturale. Sia quando facevo libri per conto di altri, sia adesso che li faccio in proprio, non ho mai cercato il puro risultato economico, anche se so benissimo, e ne tengo conto, che il lavoro dell'editore è non solo di pubblicare, ma anche di far quadrare i conti».  

Come si colloca, nell'editoria nazionale e locale?

«Di editori ce ne sono di tutti i tipi, a tutti i livelli, e il panorama è molto cambiato da quando ho cominciato a lavorare nel settore. Direi che oggi è particolarmente affollato a livello locale da piccoli editori che più che altro si possono definire "stampatori": chiunque ha scritto un libro, dalle poesie ai saggi filosofici, dai romanzi alle raccolte di ricette, si presenta e dopo un poco ha il suo libro fresco di stampa, spesso dopo averlo pagato».

Perché, lei non si comporta così?

«No, ma con questo non ho assolutamente niente da dire sull'attività di chi stampa libri a pagamento, che per molti aspetti è anche benemerita. Io faccio parte della categoria di editori, pare sempre più ristretta, che non attendono chi ha scritto qualcosa e vuole pubblicarlo, ma che hanno un programma culturale da realizzare, e quindi si rivolgono specificatamente ad alcuni interessi. Così la Colla Edizioni ha in corso alcune collane che vanno dalle scienze umane alla storia, dalla narrativa al grande ciclo sul Rinascimento italiano e l'Europa, realizzato con la Fondazione Casamarca, ai saggi, ai libri d'arte e illustrati, al ciclo sulla cultura popolare veneta, fino ai libri vicentini. In catalogo ho una cinquantina di titoli, e ne pubblico dieci all'anno. Ma dall'anno prossimo conto di pubblicarne venti all'anno, potendo contare su due ottimi collaboratori, Luca Ramin per redazione e produzione, e Francesca Masera per ufficio stampa e diritti, e avendo nel frattempo potenziato la rete di distribuzione, che passa alle Messaggerie italiane, e la promozione, che è stata affidata alla De Agostini».

Quali sono, tra quelli pubblicati, i libri ai quali tiene di più?

«È un po' difficile da dire, perché tutti i miei libri sono stati curati e quindi amati fin da prima che vedessero la luce, ma, se devo citare una collana importante, è certamente quella dedicata a Il Rinascimento italiano e l'Europa. È una grande opera in dodici volumi, ciascuno dalle settecento alle novecento pagine, con un comitato scientifico di grande livello internazionale e la collaborazione di studiosi di tutto il mondo. Lo storico Franco Cardini, riferendone, ha scritto: «Bisogna dire che finalmente si può davvero apprezzare il carattere innovativo e, sul serio, europeo di questo enorme "standard work"». Il concetto innovativo per questa serie di studi, per la quale abbiamo avuto l'impareggiabile aiuto di Cassamarca e del suo presidente Dino De Poli, è di affrontare il tema di un "Rinascimento dinamico" parlando delle innovazioni partite dall'Italia che hanno fertilizzato la cultura europea e hanno avuto un ritorno per l'Italia. Uno studio per molti aspetti innovativo su quello che oggi chiamiamo "umanesimo latino" e che a me è piaciuto anche perché, per qualche aspetto, ricorda la grande collana in dieci volumi sulla Storia della cultura veneta voluta da Neri Pozza e pubblicata da lui senza aver mai avuto nessun appoggio ufficiale dalle autorità e personalità della cultura veneta. Di questa collana sul Rinascimento sono fino ad oggi usciti i primi sei volumi. Per altri tre abbiamo già sottoscritto i contratti con gli autori, ma per ora l'iniziativa è sospesa perché il committente Cassamarca risente della crisi finanziaria. Speriamo che possa riprendere presto».

Altre iniziative?

«Nella collana dedicata alla cultura popolare veneta, oltre ai tre volumi per complessive 2300 pagine delle Fiabe e racconti veronesi che formano la più importante e ricca collezione italiana di "storie" in dialetto, vorrei ricordare il volume di Francesco Zorzi Muazzo, un nobile contemporaneo di Goldoni che prima di morire in manicomio compose una splendida Raccolta de' proverbi, detti, sentenze, parole e frasi veneziane della sua epoca, un libro che rovescia completamente la nostra conoscenza sulla lingua veneziana. Ma, sempre sottolineando che l'editore non è un mecenate, e che dunque si ripromette un ritorno dalla sua attività, vorrei ricordare che al mio lettore cerco sempre di dare qualcosa di utile, di formativo e non di puro intrattenimento. Così ho fatto e sto facendo nella collana dedicata alle scienze umane, con volumi di filosofia non per specialisti, e come ho fatto e farò ancora di più, con il potenziamento che deriva dal cambio di distributore e di promotore, per la collana di narrativa, intessendo un dialogo non episodico e di reciproca fiducia con il lettore». 

 

nr. 43 anno XV del 27 novembre 2010

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