NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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L’altruismo organizzato e lo stato sociale

Presentato il libro di Mauro Ceruti e Tiziano Treu che è un’analisi scientifica di tutto ciò che nel mondo e in Italia si è verificato con la globalizzazione - Welfare e bilanci, motivazioni interne dei Paesi europei e realtà montante dalla parte di Cina Brasile e India - Un saggio di grande interesse che evita di impantanarsi in tesi politiche

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L’altruismo organizzato e lo stato sociale

(g. ar. ) - I termini della globalizzazione restano come celati da una zona d'ombra che non permette di vederne i dettagli ed i confini. Però c'è una data, il 2004, che può funzionare da riferimento credibile anche per l'evidenza scientifica richiesta dalle analisi degli specialisti: è l'ingresso dell'Asia nel World Trade, come dire nell'organizzazione che fornisce un identi-kit particolareggiato dei paesi aderenti. Dire Asia è naturalmente dire Cina, India, la parte delle cosiddette tigri asiatiche che rispetto ai fenomeni straordinariamente caduchi di Corea e Vietnam, e Giappone che invece possiede caratteristiche assai differenziate e all'evidenza anche molto più solide. Quel che era "in via di sviluppo" oggi fa parte del contesto di punta dell'economia e della finanza internazionale. Basterebbe questo per attribuire al concetto di globalizzazione qualcosa di un po' meno semplicistico delle definizioni perlopiù negative che gli si attribuiscono oggi. C'è un aspetto dunque chiaramente positivo, anche se la globalizzazione non si ferma a questo pur fondamentale scalino e allunga i suoi passi anche in altre direzioni. È l'orizzonte ancora del tutto inesplorato delle conseguenze che il rivolgimento di questi ultimi anni, sommato al disastro dei prodotti finanziari taroccati negli USA e sparsi in tutto il mondo da un sistema bancario un po' troppo "ingenuo", ha riflesso sulla vita dell'occidente, soprattutto della realtà europea. All'improvviso i governi della vecchia Europa si sono accorti che qualcosa stava scricchiolando nel loro sistema di equilibrio sociale; e qualcosa ancora sta scricchiolando: a quanto pare siamo abbastanza lontani da una svolta definitiva della lunga serie di tentativi, peraltro abbastanza timidi, che i vari governi e l'Unione Europea nel suo insieme, hanno posto in essere per difendere lo stato sociale e il wellfare, entità che appaiono quanto meno se non proprio sull'orlo di un baratro, almeno bisognose di una elaborazione politica molto più specifica, meno distratta, di quanto abbiamo visto fino a questo punto.

Mauro Ceruti professore ordinario di Logica e filosofia della scienza e Tiziano Treu, sindacalista, studioso delle questioni del lavoro, senatore e già ministro del lavoro, hanno scritto un libro che parla di tutto questo. "Organizzare l'altruismo" è stato presentato dagli stessi autori e da Giuseppe Pupillo, presidente della biblioteca Bertoliana come un prodotto della ricerca di due studiosi che al tema sociale si stanno dedicando da anni pur partendo da provenienze professionali diverse. È un contributo, non una indicazione di soluzioni. Però è un chek up di grande interesse e come tale va considerato.

 

Il coraggio di chi parla di nuovo della solidarietà

C'è un concetto che ha fatto da principio degli stati moderni occidentali, quelli europei soprattutto, e che oggi sembra vittima di una minimizzazione di principio tanto pericolosa quanto priva di alternative chiaramente indicate: è il principio dell'altruismo sociale, quello che ha permesso di costruire società autoassicurate nella loro parte meno forte da una rete di provvedimenti, da una legislazione, il cui scopo era ed è ancora -fino a prova contraria- quello di risarcire da  parte dello Stato i punti dolenti della non abbienza, di tutto il settore assistenziale complessivamente inteso.

La globalizzazione nella sua violenza quasi incontrollabile, le esitazioni degli organismi internazionali di controllo sulla finanza e sull'economia, le debolezze implicite in sistemi statali finora mai messi a così dura prova, tutto contribuisce a rendere quasi esotico il concetto dell'assistenza pubblica. Il che impone una riflessione profondissima alla ricerca delle tracce di quell'altruismo di principio che aveva dettato i sistemi statali e assistenziali fino all'esplosione della globalizzazione. È il recupero di quell'altruismo sociale che del wellfare è padre e mentore e che oggi come oggi, alla luce di quanto sta accadendo, va organizzato, o meglio: riorganizzato.

Come si possa in un libro relativamente non imponente nelle misure (circa 150 pagine) condurre un'analisi così densa e completa come quella di Mauro Ceruti e Tiziano Treu è ben difficile da dire. Il fatto è che si tratta di una ricerca rigorosamente scientifica che si guarda bene dall'impantanarsi nell'altro corridoio quasi obbligato di questo tema: la politica. Ceruti e Treu non tradiscono la loro vocazione antica di studiosi dei fatti sociali e del lavoro per dedicarsi ad un testo a quattro mani che non prevede le soluzioni e in che tempi, ma che indica una realtà in cui quelle soluzioni saranno da ricercare e trovare.

Il presupposto è quello di una situazione perfino imbarazzante in cui si stanno dibattendo gli stati europei: la globalizzazione sta assestando colpi feroci al generale sistema di tutela sociale e dimostra che per tutta Europa lo sforzo economico implicito nello stato sociale si è fatto sempre più difficilmente sostenibile.

La questione è affrontata lungo tutta la gamma dei riferimenti possibili: partendo dalle nuove realtà economicamente straboccanti di India Cina e Brasile, il vecchio assetto di quelli che erano in via di sviluppo, il saggio parla delle organizzazioni internazionali di controllo, della banca mondiale, del G20, delle politiche nazionali e transnazionali e naturalmente della politica nazionale italiana.

Il discorso si dipana lungo il cammino dell'analisi di tutti i percorsi possibili per evitare che si allarghi sempre più la forbice delle diseguaglianze, per scongiurare che gli scalini sociali europei si allontanino sempre più tra le fasce non abbienti e quelle che al contrario riescono ancora ad essere economicamente competitivi. La ricerca parla della differenza sostanziale dalla realtà dell'assetto ancora vigente, con lo stato che risarcisce in chiave sociale quel che alla fascia meno forte della popolazione manca in tema di assistenza, ed il nuovo modo di vedere questa realtà, sottraendo qualcosa allo stato e sostituendo il sottratto con una diversa integrazione ad opera di altri interlocutori differenziati.

Il lavoro di Ceruti e Treu, come già detto, si propone di funzionare da indicatore di percorsi possibili attraverso una rigorosa via di ricerca scientifica che non arriva e non può arrivare fino alle soluzioni.

Questo è quanto emerge da un libro che ha il grande perito di riprendere in chiave scientifica e di proposta una sintassi divenuta quasi desueta, e cioè la sintassi chiara e inequivocabile della solidarietà sociale, un tema oggi sempre più difficoltoso che la politica evita accuratamente di affrontare. Questo confronto, Ceruti e Treu lo costruiscono con un'operazione frontale e molto coraggiosa che non lascia spazio ad equivoci. La loro forza è indubbiamente il rigore scientifico che caratterizza l'analisi, il rigore autentico di due studiosi autentici che del tema specifico sono specialisti. È un'ottima proposta per aprire un colloquio libero tra tesi proposte e idee. Merce rara di questi tempi che soffrono soprattutto di una dimensione asfittica della politica, esitante, riottosa o addirittura contraria a considerare i temi del welfare con il realismo e la profondità che sarebbero necessari.

 

nr. 43 anno XV del 27 novembre 2010

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