NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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“L’ombra”: una favola “filosofica” che racconta una Venezia fantastica

Scrittrice, ma anche attrice ed insegnante, Francesca Sarah Toich presenta nel suo ultimo libro uno scenario incantato di una città dove di notte si animano fantasmi che vivono fra le calli e i campielli

di Laura Campagnolo

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“L’ombra”: una favola “filosofica” che racconta un

Francesca Sarah Toich, giovane scrittrice vicentina, vive tra Venezia e l'Irlanda. Oltre alla scrittura, nutre un'intima passione per il teatro che ha sviluppato lavorando come attrice ed insegnante. Oltre al riconoscimento per la migliore interpretazione della Divina Commedia in Italia e nel mondo attraverso la consegna, per ben due volte, del Lauro Dantesco da parte del Centro relazioni culturali di Ravenna, la seconda delle quali ad honorem, è stata vincitrice del Concorso internazionale di scrittura per lo spettacolo "Premio Goldoni Opera Prima" con la tragedia "Diotallevi".

 

Il suo ultimo libro è stato definito una "favola filosofica" per ragazzi e adulti. Dove nasce la favola? In che modo trova spazio la filosofia?

«La favola nasce da un'esigenza di spiegazione non scientifica: la fantasia infatti per sua natura tende a svicolarsi dai freddi limiti della realtà esplorando il mondo fisico e metafisico in termini nuovi, divertenti e mitici. La filosofia in questo caso è un'ancella della fantasia, colei che fornisce i mezzi storici per attraversare l'astrazione; in poche e povere parole l'immaginazione crea la favola per evadere la noia dei giorni. Nel mio libro il protagonista si trova più a suo agio con i fantasmi che con i vivi: grazie ai suoi amici spettri può compiere mirabolanti avventure dimenticandosi completamente dello spazio e del tempo reali, immergendosi in un parallelo fatto di personaggi famosi del passato, creature impensabili, ignote e a volte spaventose. L'ironia, che permea tutta l'opera in maniera piuttosto marcata, vuole sottolineare il fatto che vivere in una dimensione "altra" non ha nulla di spaventevole ma piuttosto si tratta di un'esperienza, unica, irripetibile e spassosissima».

Lo scenario del racconto è Venezia, una città dove di notte si animano fantasmi che vivono fra le calli e i campielli. Perché ha scelto questa ambientazione?

«Ci ho vissuto per molto tempo, ho avuto modo di soggiornare anche in qualche vecchio palazzo che assicuro affollato di ogni specie di mirabilia. Venezia è di per sè un fantasma. Ed oltretutto chi ci abita per scelta, ha la tendenza a vestirsi in modo antico, a parlare con garbo...insomma non so dire se alcuni tra i miei amici veneziani siano morti o vivi: di sicuro con loro si passano delle serate fantasmagoriche».

Chi sono i fantasmi di Venezia?

«Ne esistono varie specie, dalle grandi star come Wagner alle povere anime dei barcaroli. Io credo in un mondo fatto di atomi non sempre palpabili. Venezia ha la fortuna di far risuonare i suoi misteri più di ogni altra città, per me».

Il titolo del libro è "L'ombra". Di quale ombra si tratta?

«L'ombra del Filosofo(alias, lo spettro di Giordano Bruno), che guida Leonardo, il ragazzo protagonista con il dono di vedere gli spettri, durante tutto lo svolgimento narrativo».

A partire dalla dedica iniziale, emerge la volontà di andare verso una percezione del mondo che fa parte dell'infanzia, perché «c'è una profondità oltre la quale la scrittura è adolescenza». Come giustifica questa tendenza insita nella sua scrittura? Per quale motivo i bambini non hanno bisogno delle favole?

«Certamente la poetica del "fanciullino interiore" del buon Pascoli all'epoca mi impressionò. Ma, lasciando perdere gli intellettualismi, io, ad esempio, dopo decenni di libri-mattone dedico intere serate alla lettura di Topolino (solo però le storie di Paperino). La leggerezza e la capacità totale di coinvolgimento in letteratura sono tra le doti più incredibili di uno scrittore. Desidero che il mio "pubblico" cada totalmente nel romanzo, come i bambini quando guardano un cartone animato. Nel frattempo i cari lettori, senza accorgersene, inghiottono bocconi filosofici ed esoterici, ma sta a loro la scelta di un successivo approfondimento».

Qual è, brevemente, la trama che si sviluppa nel corso del racconto?

«Leonardo, il protagonista, ha tredici anni e vive a Venezia. Ha il dono di vedere i fantasmi e trascorre le giornate insieme a loro. Una notte vede riflessa in uno specchio l'immagine di una bambina bellissima e triste. Con l'aiuto di Lora, una ragazzina dodicenne svedese che grazie a lui scopre di avere il suo stesso dono, decide di cercare la bambina triste per liberarla dalla sua misteriosa prigionia. Inizia quindi una fantasmagorica avventura in compagnia degli spettri - alcuni intenzionati ad aiutare i ragazzi, altri impegnati ad ostacolarne l'impresa - negli antichi palazzi veneziani e nel mondo oscuro delle isole d'ombra sotto la laguna fino alla Terra Tomba, regno della Mente Nera. Lo scenario di Venezia, dei suoi spazi cittadini più celebri e della misteriosa laguna intrisa di enigmi e creature oniriche, contribuisce a creare l'atmosfera noir-fantasy che permea l'opera. La comicità e il mistero vanno a braccetto lungo tutto il corso del testo, dando vita ad un giallo per ragazzi dalle sfumature fiabesche. Alcuni personaggi si ispirano a figure storiche vissute a Venezia nel corso dei secoli, come Giordano Bruno, Richard Wagner e Mariano Fortuny».

Lei è anche attrice teatrale. Quanto l'esperienza teatrale influisce nella sua attività di scrittrice? In particolare, in che modo si ritrovano tracce teatrali in questo racconto?

«Il teatro spesso non viene visto come una forma di scrittura, ma lo è. Anzi, penso sia una delle più antiche ed alte. Agli attori viene chiesto di trovare delle soluzioni drammaturgiche in pochissimi secondi e per di più, con un pubblico che ansima sul loro collo. Trovo sia un ottimo allenamento per uno scrittore. Il mio racconto tuttavia, più che teatrale, è cinematografico: paradossalmente potrebbe essere una sceneggiatura. Ho scelto di ridurre le parti descrittive, romanzate e, a mio parere, un pò noiose, soprattutto per i ragazzi, abituati alla velocità del cinema, tv e internet. Cerco di adeguarmi alla tecnologia, sfruttandone i lati migliori».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Scrivere. E migliorare».

 

nr. 45 anno XV dell'11 dicembre 2010

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