NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Lavori a San Biagio aspettando la “valorizzazione”

Sono iniziati lavori di consolidamento per una porzione del complesso di San Biagio a rischio di crollo. Ma è la “valorizzazione” la chiave per arrivare al riutilizzo della struttura

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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Lavori a San Biagio aspettando la “valorizzazione”

Sono recentemente iniziati lavori per circa 70 mila euro nella zona dell'ex carcere ed ex convento di San Biagio. Il progetto, degli architetti Emilio Alberti e Rosa di Stefano, mira a bloccare il degrado che stava facendo letteralmente crollare una parte di edificio, quello dei chiostri a fianco della chiesa. «È un intervento particolarmente interessante, finanziato con fondi dell'archivio di stato - ha spiegato l'architetto Alberti - e che sta mettendo in luce anche alcuni archi molto belli che, nel tempo, erano stati murati».

Eppure per mettere mano all'enorme complesso di San Biagio servirebbero 20 milioni di euro che, in questo momento, nessuno pare avere a disposizione, certo non lo Stato. In questo senso potrebbe arrivare una nuova strada con lo strumento della valorizzazione. In pratica l'Agenzia delle Entrate consente che una parte del complesso, quella più recente e che si affaccia su contrà San Biagio, venga alienata a privati che vi realizzano edilizia o spazi commerciali. In cambio i privati potrebbero eseguire i lavori di ristrutturazione della parte storica, quella che ospita anche stupendi affreschi che potrebbero essere i più antichi di tutta la città. Questo consentirebbe di dar corso alla completa ristrutturazione della parte pubblica e il trasferimento dell'archivio e anche il consolidamento della parte di proprietà comunale.

Il tutto dovrebbe essere inserito nel Pat, il piano di assetto del territorio che disegna il futuro della città. Eppure sarebbe prematuro farsi soverchie illusioni. Era il 2005 quando per la prima volta, proprio su input dell'Archivio di Stato, venne eseguita una ricognizione della struttura. E al 2005 risale la scoperta di un ciclo di affreschi risalenti alla prima metà del '500 e rappresentanti scene del Vangelo. All'epoca vennero lanciate una serie di iniziative: una raccolta di fondi sotto lo slogan "Adotta un affresco", poi visite guidate alla struttura e si affrontò anche uno sforzo progettuale. San Biagio, infatti, seppur noto ai più come carcere, in realtà è molto più di questo. L'intero complesso è infatti composto di una serie di strutture relativamente recenti e che hanno ospitato celle e strutture carcerarie, ma la parte storica e culturalmente più rilevante è invece quella interna: c'è una chiesetta, e ci sono due chiostri collegati fra loro che rappresentano le strutture monastiche originarie.

Già fra febbraio e marzo del 2006 era scattato l'allarme crolli, dal momento che la struttura, lasciata nel massimo degrado, aveva cominciato a perdere letteralmente i pezzi. Tetti sfondati, infiltrazioni da ogni parte, danni irrimediabili anche per gli stessi affreschi.

Sempre a quel periodo dunque risale un progetto complessivo di riutilizzo della struttura. Un progetto che avrebbe visto la creazione a San Biagio della nuova sede dell'Archivio di Stato, oggi sacrificato a Casale, una sede in grado di attrarre in zona un polo archivistico e bibliotecario in stretto collegamento con la Bertoliana e arricchito di una piazza e di un percorso pedonale lungo il Bacchiglione. All'epoca l'Archivio di Stato sarebbe stato in grado di reperire un finanziamento da 15 milioni di euro per avviare i lavori. Ma serviva una variante urbanistica per la quale l'allora assessore Marco Zocca aveva anche scritto una delibera da mandare in giunta. Ma il provvedimento non ha mai visto la luce, stoppato da opinioni diverse e da visioni diverse del possibile sviluppo della zona. In termini edilizi, di sfruttamento commerciale. Da allora ad oggi più nulla si è mosso se non questi lavori di consolidamento iniziati recentemente. E intanto il degrado si mangia gli affreschi e noi, che dimentichiamo troppo in fretta, non ce ne accorgiamo nemmeno.

 

nr. 05 anno XVI del 12 febbraio 2011

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