NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Comuni, solo il federalismo contro il cappio del Patto

Il governo riduce drasticamente le penalità dei comuni, costretti dal Patto di Stabilità a pagare milioni di euro a Roma. Esultano i sindaci... in primis quello di Isola Vicentina. Il senatore Paolo Franco ”proietta” i vantaggi del Federalismo

di Paolo Usinabia

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Comuni, solo il federalismo contro il cappio del P

Dopo mesi di annunci, proteste, riunioni, alla fine i comuni ottengono, almeno in parte quello che cercavano. Colpiti dalle misure previste dal Patto di Stabilità, per aver sforato i limiti nel 2007, decine di municipalità della nostra provincia sarebbero state costrette a pagare - ingiustamente, dicono i primi cittadini - milioni di euro, solo per aver fatto investimenti utili alla cittadinanza (come scuole, parcheggi o piste ciclabili) quando ancora le misure del patto non erano previste.

La prima batosta era arrivata nella primavera del 2009. In base a quel primo calcolo il Comune di Isola Vicentina, per esempio, avrebbe dovuto sborsare 2 milioni e 400 mila euro. In poche parole, il municipio avrebbe dovuto chiudere. Una correzione aveva abbassato quella cifra, portandola a 1 milione e 400 mila euro. I sindaci, soprattutto quelli veneti, in questa speciale e triste classifica occupano i primi posti in Italia. Loreggia è il più penalizzato, tanto che nel comune padovano si è tenuto, qualche settimana fa, il summit dei rivoltosi, organizzato dall'ANCI.

Grazie al Mille proroghe arriva però un maxi sconto. Si pagherà, ma meno. A beneficiarne maggiormente Isola Vicentina che invece di sborsare 1 milione e 400 mila euro ne dovrà dare solo - si fa per dire - 248 mila, con una decurtazione dell'82%. Buone notizie anche per Santorso, che si vede ridotta l'ammenda dell'86%. Invece di 1 milione 250 mila, 172 mila, e Rossano Veneto, da oltre un milione a 216 mila. Buone notizie anche per Montebello, Marano, Sovizzo, Romano d'Ezzelino, Montecchio Precalcino, Costabissara, Nove, Monticello Conte Otto, Sandrigo, Brendola, Torrebelvicino, Caldogno e Piovene.

Esulta Massimo De Franceschi [foto], sindaco di Isola: «Siamo passati da due milioni e mezzo a un milione e mezzo a 250 mila euro. È un grande successo dei Comuni che si sono mossi assieme per protestare contro le imposizioni di Roma. Resta il fatto - dice de Franceschi - che bisogna rivedere questo patto, perché con il sistema della spesa storica penalizza i comuni veneti, i meglio amministrati saranno sempre quelli che pagano di più. Non è ammissibile pagare per aver costruito una scuola elementare, avendo i soldi a disposizione, solo a causa di un provvedimento retroattivo». Insomma tirano un sospiro di sollievo i Municipi vicentini, che attendono il Federalismo fiscale e cercano di capire quali vantaggi porterà.

Franco (Lega Nord): «Arriveranno i vantaggi»

Prova a spiegarcelo Paolo Franco. Il senatore della lega Nord, ricorda che il Federalismo municipale garantirà più risorse ai comuni virtuosi, senza aumentare la pressione fiscale.

Federalismo che, alla luce delle recenti difficoltà e dei tempi che rischiano di allungarsi, viene percepito da molti dei sindaci colpiti dalla gabella sull'esercizio 2007 come un provvedimento auspicabile ma che rischia di arrivare quando saranno già morti. In sostanza, ci spiega il senatore, i trasferimenti, che oggi raggiungono un certo volume, saranno sostituiti dalla tassazione locale, che alla fine porterà una cifra maggiore ai Comuni.

«Con il federalismo municipale - dice Franco [foto] - i comuni dotati di risorse immobiliari e fiscali disporranno di somme maggiori per finanziare le proprie spese, mentre la nuova IMU principale ad aliquota di legge comporterà prevalentemente un gettito inferiore, contrariamente a quanto recentemente sostenuto da alcune categorie economiche». Il vicepresidente della Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale ci illustra il decreto sul federalismo municipale, corredato dalla proiezione dei dati riguardanti alcuni comuni veneti.

Le stime, pur essendo estremamente prudenziali, dimostrano (per la parte di partecipazione ai tributi erariali vedere Tabella II) che il federalismo municipale garantirà effettivamente una quantità maggiore di risorse ai comuni "virtuosi". Inoltre, la nuova IMU principale ad aliquota di legge, che sarà incrementabile esclusivamente per scelta autonoma dei comuni, determinerà complessivamente un gettito inferiore (vedere punto 1, Tabella II).

Il rischio, dicono molti sindaci è di arrivare al federalismo con le casse già compromesse. «Con il decreto Milleproroghe - dice Franco - abbiamo fatto in modo che ai Comuni non fosse tolto l'ossigeno, correggendo le pesanti sanzioni che le regole sul patto di stabilità imponevano. Per l'attuazione ci sono tempi tecnici che non possono essere immediati».

Il federalismo municipale a regime andrà in vigore, una volta ultimato il procedimento parlamentare, a decorrere dal 2014. Com'è noto si tratta del decreto riguardante la fiscalità dei comuni in attuazione della legge delega 42/2009 sul federalismo fiscale. «Le proiezioni - sottolinea Paolo Franco - intendono fornire un quadro specifico per alcuni Comuni, oltre che un dato complessivo a livello regionale, attualizzando al 2011 il federalismo municipale ed immaginando, per renderne immediatamente percepibili gli effetti, come se fosse già concluso il periodo transitorio». In merito allo studio, dal punto di vista metodologico il senatore Franco precisa che i dati riportati sono delle stime prudenziali, nel senso che provvedono ad individuare gli effetti a regime (2014) paragonando valori erariali accertati (quindi desunti dagli studi Copaff relativi agli anni 2008 e 2009) a valori di bilancio preventivo, per quanto riguarda i trasferimenti, previsti per il 2011. Ciò significa che se i valori accertati fossero attualizzati all'anno in corso sarebbero (a favore delle entrate comunali) di importo più elevato. A maggior ragione questo vale nel momento in cui le proiezioni si riferissero all'entrata a regime, cioè il 2014. Il decreto prevede che il fondo perequativo sia alimentato da quote dei tributi erariali spettanti (in tutto o compartecipazione) ai comuni. Con riferimento alla Tabella I, i tributi destinati ad alimentare il fondo riguardano le colonne A, B e C. Come previsto dalla legge delega e dal decreto sui costi e fabbisogni standard (già in vigore) l'accesso al fondo, però, non sarà più concesso per sostenere la spesa storica, bensì, appunto, per i costi standard delle funzioni attribuite ai comuni, applicati al fabbisogno standard, quindi parametrato in misura univoca su tutto il territorio nazionale.

Inoltre, anche se il decreto introduce una compartecipazione IVA, sono state riportate le stime relative alla compartecipazione 2% IRPEF, in quanto, in origine, dovrà esserci corrispondenza di valori.

La nuova IMU (che sostituisce l'ICI esistente mantenendo l'esenzione per la prima casa) viene comparata separatamente per la diversa natura del tributo (vedi la seconda tabella, punto 1). Il punto 2 della seconda tabella riporta le ulteriori potestà impositive comunali, senza fornire alcuna proiezione in quanto (ad eccezione dell'IMU secondaria che semplicemente sostituisce le tasse per l'occupazione degli spazi pubblici) si tratta sostanzialmente di scelte facoltative che devono assumere i comuni.

 

 

 

nr. 07 anno XVI del 26 febbraio 2011

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