NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Dischi: fotografia di un momento

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Roberto Dalla Vecchia

Le influenze che si percepiscono maggiormente sono sia provenienti dal gospel che dalla celtica irlandese e scozzese. Anche qui: ci spieghi come realtà così differenti tra loro si siano mescolate nella musica in maniera più efficace rispetto a quanto possa essere successo tra le comunità di provenienza diversa? La musica sembra che abbia anticipato le fusioni culturali, visto che le varie comunità etniche sono ancora molto autoriferite.

«Il gospel è una cosa tipicamente bianca: se pensi al coro gospel, accanto a quello si è sviluppata tutta una realtà bianca. Il tributo della musica nera alla musica americana è fondamentale, anche in questa musica, come nel rock. Rock e blues non si possono separare. In generale è il bianco che si fonde con il nero».

Quindi è più facile che la musica dei bianchi subisca l'influenza della musica nera che non viceversa?

«Si, è avvenuto così».

Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Bill Monroe che è stato il massimo esponente di questo genere musicale. Chi sono le rock band che hanno maggiormente subito la sua influenza in America ed eventualmente anche in Europa?

«Lui è stato il capostipite e la sua idea è stata poi ripetuta all'infinito. Il bluegrass non ha influenzato particolarmente la musica in genere, se mai il contrario. Quando negli anni ‘60 c'è stato il folk revival, c'è stata la rivalutazione di tutto ciò che era il passato, Bob Dylan è figlio di questo processo, in cui rispetto a quella che era la proposta culturale del tempo, che era capitalista eccetera, una certa fascia di bianchi che erano associati alla sinistra, hanno cominciato a rivalutare tutto ciò che era il passato sia culturalmente che musicalmente. Questo ha dato un forte vigore anche al bluegrass ma non è che questo genere abbia influenzato il rock: il punto di riferimento non è il bluegrass ma la musica tradizionale americana bianca, il bluegrass prende da lì ma non è sinonimo di musica tradizionale americana. Il folk ha influenzato sicuramente la musica rock. La chitarra è la base di questa musica, è il primo strumento in assoluto della musica americana».

Quindi un orecchio profano può confondere il bluegrass con il country.

«Si, anche perché in Italia associamo la musica country ai cowboy, perché per noi è quello è il veicolo, John Wayne eccetera, quando invece non c'entra molto».

Ogni genere musicale fortemente caratterizzato, generalmente, rappresenta una realtà culturale specifica che si esprime in molti ambiti ed aspetti: le danze folkloriche, la cucina, l'abbigliamento, a volte il tipo di mezzi di trasporto scelti e in certi casi anche un certo tipo di cinematografia. Anche il bluegrass rispecchia un tipo di filosofia di vita?

«Decisamente sì. Il bluegrass si rifà alla tradizione e quindi a certi valori di semplicità, di famiglia eccetera, che spesso sono stati associati all'essere conservatori, c'è stata l'associazione tra musica country e conservatorismo, e tanti di loro lo sono, ma c'è anche decisamente una parte importante che è democratica anziché repubblicana: le Dixie Chicks, che nel country sono una realtà importante, hanno fatto una campagna micidiale contro Bush, fecero scalpore. È facile scadere nella convinzione che fare riferimento al passato voglia dire essere conservatori, ma Pete Seeger, che è uno di quelli alla base del movimento folk, negli anni del maccartismo era assolutamente di sinistra».

Si ma il folk viene da sempre considerata una musica di protesta: essendo musica delle radici è contro l'oppressore; nel country te li immagini effettivamente tutti vestiti da cow boy e repubblicani.

«È vero che è così ma è anche l'opposto e a questo non viene dato peso, che è importante tanto quanto. Il bluegrass nasce nel Kentucky, che è profondo sud e sono decisamente conservatori ma non è che questo rispecchi completamente né chi la suona né chi l'ascolta perché spesso c'è sia uno che l'altro».

Un certo tipo di musica spesso identifica un'ideologia e le problematiche del luogo in cui nasce perché è il canto di quella terra lì.

«Uno di massimi esponenti attuali del bluegrass è conservatore e dall'altra parte ci sono altri importanti esponenti che non lo sono affatto: in comune c'è la semplicità di valori di relazioni normali senza grandi sovrastrutture, famiglia, amicizia e di una vita semplice».

E nella musica senza testi come vengono espresse queste cose?

«È facilissimo: c'è una certa accessibilità che riflette questo, non è né barocca né sovrastrutturata, è una musica che viene suonata per trasmettere un emozione, di virtuosismo fine a se stesso non ne senti molto in questa musica qui».

 

nr. 11 anno XVI del 26 marzo 2011

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