NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Oggi si ricorda Gabriele De Rosa, domani si studieranno le eresie

A colloquio con Giorgio Cracco direttore dell’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa che ci anticipa i nuovi orizzonti della fondazione

di Giuseppe Brugnoli

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Oggi si ricorda Gabriele De Rosa, domani si studie

Venerdì 25 marzo l'Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza, presieduto dal senatore Tiziano Treu, dedicherà una giornata di studio al suo fondatore e primo presidente, il professor Gabriele De Rosa, e questo omaggio ad un illustre personaggio della cultura italiana sarà il primo appuntamento di un vasto programma di iniziative che il 4 marzo ha visto nella sede dell'Istituto in Contrà Mure San Rocco la lezione inaugurale del prof. Carlo Ossola del Collège de France di Parigi. Dei prossimi eventi dell'Istituto di storia sociale e religiosa parliamo con il professor Giorgio Cracco [a destra], insigne storico valdagnese che dopo essere stato docente alle Facoltà di Scienze Politiche e di Lettere dell'Università di Padova ha concluso il suo cursus accademico come titolare della cattedra di storia della Chiesa all'Università di Torino, e che ora è segretario generale dell'Istituto storico vicentino.

Prof. Cracco, abbiamo visto dal programma che lei ha presentato una notevole somma di iniziative culturali, anche con qualche pregevole innovazione. Ce ne parla?

«In realtà noi ci muoviamo nel solco tracciato dal fondatore prof. De Rosa, che aveva programmato di studiare l'apporto dei cattolici alla vita politica, sociale ed economica del nostro paese. Poi l'avvento della secolarizzazione della cultura in Italia ha portato questo Istituto, che doveva operare con un parallelo istituto pure fondato da De Rosa a Potenza, per studiare un similare orizzonte nel sud d'Italia, a rifugiarsi più che altro negli studi e ricerche di storia religiosa, e in questo senso la grande esperienza del prof. De Rosa è stata sorretta dagli studi e approfondimenti fatti anche in questo campo dal prof. Paolo Sambin, che De Rosa ha avuto per qualche tempo come collega all'Università di Padova. Ma questo istituto ha avuto una grande apertura dopo il 1989, quando con la caduta dell'Unione sovietica si sono aperti i confini ad est, e il primo grande convegno a Treviso realizzato con l'appoggio del dottor De Poli ci spiegò che l'interesse per la cultura religiosa era molto vivo in territori che fino ad allora sembravano ormai negati a questi studi. Da allora, anche con la mia esperienza dal 1998 al 2005 all'Istituto storico italo-germanico di Trento che stava approfondendo ricerche sulla ostpolitik, abbiamo allargato la partecipazione ai nostri convegni ed incontri anche a studiosi dell'Est europeo che stavano lentamente uscendo dalla lunga chiusura portata per decenni dai governi comunisti agli studi sociali e culturali sulle radici religiose della civiltà di quei paesi, e sono arrivati a Vicenza importanti studiosi e docenti di Polonia, Ucraina, Russia, mentre noi abbiamo portato i nostri incontri fino nel più lontano est europeo ormai diventato asiatico, come con il recente convegno nella repubblica del Kazakistan. Il tutto, è andato e sta andando in parallelo anche con un "ritorno a Dio" che negli studi storici si sta registrando anche nell'Occidente».

Professor Cracco, abbiamo visto che in un recente volume curato da Roberto De Mattei, che insegna Storia della Chiesa e del Cristianesimo all'Università di Roma ed è anche vice presidente del Consiglio Nazionale delle ricerche, un discreto spazio è dedicato allo scrittore Antonio Fogazzaro, che è definito senza mezzi termini modernista. Anzi, viene citato un brano de "Il Santo" con le parole pronunciate dal protagonista sul letto di morte, che dimostrerebbe, secondo un critico francese, che Fogazzaro non sarebbe stato soltanto simpatizzante del modernismo per cui il suo libro fu messo all'indice, ma anche un convinto fautore delle idee propagandate dal movimento che caratterizzò i primi decenni del 1900 e che oggi sarebbe continuato da un "neomodernismo" che sta affliggendo la Chiesa cattolica:

«Sì, conosco anch'io il libro di Roberto De Mattei "Il Concilio Vaticano II - Una storia mai scritta" che tratta di quanto è successo durante i lavori dell'ultima grande assise della Chiesa cattolica, ma il riferimento a Fogazzaro è soltanto una citazione piuttosto nota. Del resto, soltanto l'anno scorso nell'Istituto abbiamo parlato del modernismo fogazzariano, che è stato anche il tema di un convegno abbastanza recente all'Accademia Olimpica. Piuttosto, anche stando fuori dalle attuali polemiche tra tradizionalisti e progressisti negli studi cattolici, visto che noi ci interessiamo di storia e non di attualità, le do in esclusiva una notizia che è certamente una chicca: stiamo preparando un convegno di studi che non parlerà delle attuali eresie, e neppure di quelle effettive o tentate che interessarono da vicino o da lontano il Fogazzaro, ma delle eresie cinquecentesche che, proprio nel periodo della grande riforma di Lutero e Calvino, interessarono da vicino Vicenza».

Come, Vicenza, detta fino a ieri la sacrestia d'Italia?

«Si, per molti aspetti questa è una fama, o una nomea, usurpata. Vicenza nel 1500, mentre si affermavano fuori del confine italiano le grandi eresie che staccarono l'Europa settentrionale dalla Chiesa Cattolica, era classificata dalle autorità dell'Inquisizione tra le tre "città infette" italiane, cioè le comunità civiche sospettate di essere state intaccate dal morbo ereticale. Le altre due erano Cremona e Lucca, ma su Vicenza si appuntavano le maggiori attenzioni delle autorità ecclesiastiche, tanto che sembra sia dovuto proprio a questa cura che potremmo chiamare pastorale la proposta di collocare a Vicenza la grande assise del Cattolicesimo che fu il Concilio Vaticano Primo. Come si sa, fu poi spostato a Trento per richiesta dell'imperatore d'Oltralpe, che lo voleva almeno più vicino ai suoi confini, se non nelle sue terre, e Vicenza perse la sua grande occasione mondiale, ma non perse l'attenzione dei prelati del Tribunale ecclesiastico».

Ma chi c'era, a Vicenza, così infetto di eresia?

«Vicenza aveva una nobiltà imprenditoriale, oltre che intellettuale, con frequentazioni importanti, di carattere culturale e non solo commerciale, con corrispondenti svizzeri, tedeschi, olandesi e anche inglesi, soprattutto per l'esportazione dal Veneto di panni fini e di tessuti di pregio, soprattutto sete derivanti dalla coltivazione dei bachi da seta così fiorenti nel Vicentino. Questi traffici commerciali davano anche occasione di scambi di idee, e le idee che venivano dal nord facevano presa sui circoli culturali dei nobili vicentini. Del resto, lo stesso Palladio con molti, o alcuni, dei soci della neonata Accademia Olimpica avevano curiosità se non simpatie, per quanto stava avvenendo oltre confine, ed erano sotto controllo, non stretto ma occhiuto, dell'Inquisizione. Uno dei più sorvegliati fu il Trissino, e infatti il suo poema "L'Italia liberata dai Goti" dovette subire alcune correzioni che furono dettate o ispirate dalla Santa Inquisizione. Così stiamo preparando un convegno su queste vicende del secondo 500 vicentino, imperniate sul diario di un mercante di Vicenza sul quale sta studiando un docente dell'Università di Verona».

 

nr. 11 anno XVI del 26 marzo 2011

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