NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Per ora solo argini aspettando il bacino

Cinque mesi dopo l’alluvione si lavora ancora a trovare una intesa con i proprietari per avviare l’iter che deve portare alla realizzazione della cassa di espansione sul Timonchio

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Per ora solo argini aspettando il bacino

Il rifacimento dell'argine del Timonchio ripristina la situazione antecedente all'alluvione, «...ma va completata con la pulizia dell'alveo, per liberarlo di tutto quanto l'acqua ha portato giù e da ciò che ne ostacola il flusso. Soprattutto ci servono le casse di espansione a monte». Lo ha ribadito il sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro [a sinistra], accompagnando il sopralluogo ai lavori in corso da parte del Genio Civile Regionale di Vicenza.

La cassa di espansione è, in estrema sintesi, un'area arginata collegabile al corso d'acqua dove, in caso di precipitazioni eccessive, convogliare l'acqua che gli argini non riuscirebbero a contenere o sostenere, lasciandola lì fino al passaggio del colmo di piena, per riportarla nel fiume al cessato allarme.

Per la zona di Cresole si sta operando alla progettazione di una cassa a Nord dell'abitato e dello stesso Comune, vasta quanto serve per contenere circa 3,5 milioni di metri cubi d'acqua. Non si tratterebbe di un lavoro ciclopico, ma l'opera andrebbe a collocarsi su terreni privati, per la totalità o quasi terreni agricoli: agli agricoltori verrebbe dunque chiesto un ulteriore impegno di tipo pubblico per il bene comune, da compensare in maniera adeguata perché vi sia il consenso necessario.

«C'è uno studio specializzato che sta procedendo alle indagini preliminari, con prove e carotaggi - ha aggiunto il sindaco Vezzaro - e in teoria a fine anno dovremmo poter disporre del progetto esecutivo e quindi riuscire ad appaltare i lavori nel 2012. Il grosso problema è proprio quello del rapporto con i proprietari dei fondi interessati all'intervento. Dove saranno fatte le arginature della vasca si dovrà procedere con esproprio perché si realizza un'opera pubblica e cambia la destinazione del suolo. Ma nel resto delle aree interessate stiamo lavorando ad un sistema di indennizzo, lasciando ai proprietari non solo il possesso del terreno ma anche la possibilità di continuare a coltivarlo. In un recente incontro alla presenza di rappresentanti regionali è stato ipotizzato un indennizzo, per la servitù perché non si parla di esproprio, di una cinquantina di migliaia di euro ad ettaro, cui si aggiungerebbe un compenso per ogni metro di terra scavato, fino ad ulteriori 20 mila euro l'ettaro». Supponiamo che si scavino due metri per avere a disposizione la cubatura necessaria, al proprietario andrebbero circa 90 mila euro all'ettaro, oltre al mantenimento della proprietà.

«È essenziale garantire alle aziende agricole, che lì operano e svolgono anche una funzione di controllo del territorio - ha detto ancora Vezzaro - di continuare la loro attività. Nell'area di Montebello è stata avviata una iniziativa del genere, e il valore dei terreni è pure aumentato. Circa la metà degli interessati si è detta favorevole, l'altra metà è invece dubbiosa o contraria, ma se saranno effettivamente garantite le coltivazioni dovremmo superare le opposizioni. Altro problema da risolvere è quello della pulizia dei terreni in caso di un loro utilizzo per contenere le piene. Per le ramaglie la pulizia sarà garantita dal Consorzio Alta Pianura Veneta, ma c'è preoccupazione per eventuali altre tipologie di rifiuti».

«In ogni caso - ha concluso il sindaco di Caldogno - le aziende agricole si mettono ancora una volta a servizio della comunità, ma vanno compensate del disagio e garantite all'interno di tutta una filiera. Credo che questo possa essere un valido esempio anche di come si può gestire il territorio proteggendolo».

 

nr. 11 anno XVI del 26 marzo 2011

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