NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “Premio”

La rassegna, ordinata da Giuliano Menato alla Biblioteca Civica, riporta l’attenzione sulla felice iniziativa di un periodo ricco di fervori e che oggi suggerisce uno stimolante cammino a ritroso alla ricerca dell’arte

di Resy Amaglio

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Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “

L’esposizione che con il titolo Le mostre trissinesi e il collezionismo vicentino, a cura di Giuliano Menato, è aperta dal 16 aprile al 15 maggio presso la Biblioteca Civica di Trissino, rappresenta un documento di storia culturale sfaccettato e meritevole di qualche riflessione.

Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “ (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il Premio Trissino esordisce nel 1968 seguendo, con una sorta di imprevedibile puntualità, la conclusione di un’esperienza, quella dei Premi Marzotto, arrivata negli anni a livelli internazionali. Al di là della pur vasta influenza prodotta dalle attività valdagnesi in tale campo, ogni possibile tangenza tra i due progetti si limita alla sostanza degli stessi, la pittura: le ragioni e i modi si differenziano, come divergono le mete raggiunte. A Trissino nasce infatti un’iniziativa di carattere pubblico, quindi non direttamente soggetta ai problemi, alle incertezze o cadute proprie dei programmi di stretta dipendenza privata.
Va peraltro ricordato quanto il nostro Paese apparisse allora ricco di fervori, animato da una non illusoria fiducia in un sistema sociale aperto alla cultura, e non soltanto nelle grandi città. Sicché, nella nostra provincia “campagnola”, dove all’orizzonte non sono ancora apparsi i troppi capannoni all’ombra degli innumerevoli campanili, un piccolo centro giunto al benessere tenta l’avventura di un premio dedicato alla pittura contemporanea. Dal 1968 al 1973 le cinque edizioni del Premio Trissino mettono in luce talenti emergenti assieme a giovani pittori già noti.
Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “ (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Poi, dal 1975 l’esperienza sfocia in un differente programma espositivo, cui sono invitati artisti di fama. Per un ambito periferico qual è Trissino la decisione sembra davvero sorprendente se, ancora nel 1983, una persona illuminata come Neri Pozza continua a stupirsene, considerandolo un tema spinoso e definendo «meteoriti preziose cadute nel deserto degli amatori e dei cultori» le opere di autori di vasta reputazione, i quali espongono senza remore nel quasi sconosciuto paese della valle dell’Agno, partecipi dell’entusiasmo di un’amministrazione convinta delle proprie intuizioni e intenzioni e che persegue i propri fini con ammirevole perseveranza.

Il nostro intellettuale, esperto delle cose dell’arte e artista egli stesso, guarda con qualche imbarazzo al successo di Trissino; forse però Pozza non ha indagato con sufficiente attenzione quanto stava avvenendo da tempo nella vallata che pur non gli era ignota. Invero, se mai Trissino è stata deserto, certo la sua stagione delle audacie non fiorisce per caso, ma si radica in un terreno dove è caduta la pioggia benefica di un’evoluzione culturale continua e pervasiva. Matura, in quel secondo dopoguerra tanto importante sotto il profilo economico, un’incisiva educazione del gusto, la cui matrice risiede soprattutto in due istituzioni scolastiche di Valdagno, l’Istituto Tessile e la Scuola di Pittura. Non vi è contrasto tra l’apprendere a maneggiar colori utili a progettare tessuti per la nascente alta moda italiana e lo studio della storia dell’arte, unito alla sperimentazione dell’alchimia di gesti e pigmenti chiamata pittura. Anzi, il peculiare gioco, egregiamente condotto in entrambi i settori, si rivela capace di arricchire sensibilmente il clima civile dell’intera zona.

Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “ (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È in tale temperie che s’innesta con vigore il progetto trissinese: un modesto spicchio di provincia estraneo alle grandi vie di comunicazione diventa protagonista di uno speciale mecenatismo, sapendosi anche trasformare, in seguito, in un esemplare punto d’incontro per molta produzione artistica nazionale. Interessante conseguenza di questa serie di occasioni è il formarsi di un particolare collezionismo privato, amatoriale, che si volge all’arte contemporanea per convinzione e indipendentemente da intermediari, mentre di anno in anno si accrescono la competenza e il piacere dell’acquisto diretto. Ne è buona prova la mostra attuale. Tutte le opere esposte a Trissino sono firmate da artisti che hanno presenziato alle varie rassegne e appartengono, tutte, al piccolo esercito di «temerari che amano l’arte», per citare una volta ancora Neri Pozza.

Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “ (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Non è una mostra esaustiva, né filologica», afferma in catalogo il professor Menato, che degli eventi di Trissino è stato curatore sin dall’inizio. Infatti, essa suggerisce soprattutto uno stimolante cammino a ritroso, con numerosi confronti sia tra autori che tra il diverso sentire e fare che impegna lo stesso artista a distanza di anni.

Così, l’incanto dei paesaggi marini di Virgilio Guidi, 1948 e 1952, si accompagna alle preziose trasparenze di Alberto Gianquinto, 1992, e agli eleganti segmenti onirici fantasticati da Emilio Tadini nel 1994 e 1995; i dipinti che Riccardo Licata firma nel 1965 e nel 1988 testimoniano invece l’intramontabile fascino dei suoi arcaici grafemi innervati dal colore, mentre evolve in mutevoli intrecci il tessuto cromatico di Piero Dorazio, 1964 e 1984, e dal 1973 ad oggi Vittorio Matino apre agli arcani del colore-forma.
Il percorso espositivo prende avvio dall’informale Sergio Zen premiato il primo anno e si conclude con la personale dedicata nel 2007 alle pastose figure di Giorgio Scalco: un itinerario non convenzionale, che rivela un collezionismo variegato, spesso perspicace, attratto da opere
profondamente diverse, le inquietanti visioni di Carmelo Zotti, 1974, i fluidi paesaggi di Franco Meneguzzo, 1972, la drammatica pagina di Laura Stocco, 1995, vibrante di colori e graffiti.
Trissino: mostra non esaustiva né filologica sul “ (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La mostra non evidenzia se e quali criteri stiano a fondamento di queste collezioni, quali pareti domestiche ospitino Senesi o Barbisan, Sassu o Schifano, Sughi o Perilli: né lo potrebbe, con circa cinquanta opere per sedici collezionisti. Qui appare in tutta chiarezza la dipendenza delle scelte da rassegne che hanno sollecitato l’interesse attorno ad autori di alto profilo, orientando alla conoscenza dei maggiori movimenti dell’arte italiana contemporanea.

Ora Trissino offre l’opportunità di ripensare molta nostra significativa pittura recente e di riflettere nel contempo sul carattere di una società che ai nostri giorni parrebbe dissolta nel silenzio e senza eredi.

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[foto 1] Alberto Gianquinto, I Cigni

[foto 2] Achille Perilli, Baba pour chef

[foto 3] Piero Dorazio, Artifex 1

[foto 4] Vittorio Matino, Icaro

[foto 5] Aligi Sassu, Lespontaneo

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nr. 14 anno XVI del 16 aprile 2011

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