NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Non ci fu nessuna città in Italia così attiva come la Vicenza del 1500

Lo dice il Prof. Edoardo Demo, che sta preparando un ampio intervento sulle relazioni non solo economiche e mercantili, ma anche di pensiero, tra i vicentini dell’età del Palladio e i grandi mercanti dell’Europa del nord

di Giuseppe Brugnoli

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Non ci fu nessuna città in Italia così attiva come

Il professor Edoardo Demo è un giovane e attivo docente di Storia al dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Verona. Su invito del prof. Giorgio Cracco, segretario generale dell'Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza (presieduto dal sen. Tiziano Treu), è Non ci fu nessuna città in Italia così attiva come (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)stato chiamato a tenere una delle principali e più attese relazioni al prossimo convegno che si aprirà a Vicenza su un tema di grande interesse storico: le “città infette” d'Italia, che nel 1500 erano sotto la costante vigilanza della Santa Inquisizione perché fortemente sospettate di mantenere contatti con i centri ereticali di Germania, Olanda, Svizzera e Francia, grazie alla grande rete commerciale che collegava Vicenza (ma anche Lucca, Cremona e altri centri italiani) con le maggiori città straniere passate al luteranesimo e al calvinismo, col sospetto che contrabbandassero in Italia, in virtù dei frequenti traffici mercantili, anche pubblicazioni ereticali. Una storia poco nota, questa delle influenze ereticali in Vicenza; su questo argomento il prof. Demo sta preparando il suo intervento, non in quanto studioso delle teorie e delle prassi ereticali, ma in virtù dei suoi studi approfonditi sulla storia dei commerci vicentini nel 1500 con i mercanti tedeschi, olandesi, svizzeri e francesi. In particolare, Demo sta seguendo un testo recentemente riscoperto: il diario di un mercante di Vicenza, attivo nel commercio dei tessuti nella seconda metà del 1500 con i Paesi Bassi.

Troviamo il professor Demo, capNon ci fu nessuna città in Italia così attiva come (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)elli biondi a spazzola sapientemente spettinati a colpo di vento su un viso da attore americano di quelli impegnati a ballare con i lupi o a sorvolare la loro Africa, nel suo minuscolo studiolo all'Università di Verona, un cubicolo di due metri quadrati in fondo ad un favoloso corridoio largo mezzo metro dove, se ci si incontra, uno deve entrare in una porta per far passare l'altro, e dove dovrebbe ancora vegetare qualche superstite mostro sacro di quella gloriosa scuola di storia economica che dal prof. Barbieri, che fu primo preside dell'Università di Verona, risale direttamente fino ad Amintore Fanfani. Fuori, folleggia un nugolo di fanciulle in fiore travestite da Winx, ma c'è anche un gruppetto di melanconici giovanotti nerovestiti e nerobarbuti, a testimoniare che la crisi economica fa rifluire studenti dalle facoltà scientifiche a quelle umanistiche.

Il professor Demo ci riceve con un entusiasmo che, abituati all'aplomb dei docenti universitari in questi occasioni, sulle prime ci pare sospetto, poi si rivela alla fine per quello che è: sospetto. D'altra parte, non si può pensare che un signor professore, impegnato da tempo in una preziosa ricerca che deve diventare una splendida relazione in un importante convegno, Non ci fu nessuna città in Italia così attiva come (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)scodelli pari pari tutto quello che sa ad un cronista ignaro e sprovveduto. Così il prof. Demo, in una rutilante esibizione di una decina di minuti, uscendo a tratti da dietro il grande schermo di un computer in funzione, ci fornisce seduta stante due ampi estratti di suoi libri appena stampati, invia al nostro pc casalingo altre copiose sue pubblicazioni con l'assicurazione che sono ancora più interessanti, e ci congeda festosamente con una dichiarazione finale.

In realtà i testi “demotici”, cioè forniti dal prof. Demo, sono importanti per farci sapere che, se lo studioso veronese si sta preparando a trattare il tema degli eretici vicentini che si nascondevano sotto la veste di mercanti, le sue notizie sono di prima mano e vengono da sue ricerche originali. Le pubblicazioni dateci dal prof. Demo si intitolano infatti. “Le attività economiche dei committenti vicentini di Palladio. Nuove suggestioni sulla base dei recenti ritrovamenti archivisti”, “Nuovi documenti e notizie riguardanti Andrea Palladio, la sua famiglia e il suo lavoro” (in collaborazione con il direttore del CISA Guido Beltramini) e “Sete e mercanti vicentini alle fiere di Lione nel XVI secolo”, in un volume curato da Paola Lanaro su “La pratica dello scambio-Sistemi di fiere, mercanti e città in Europa (1400-1700)”.

Non ci fu nessuna città in Italia così attiva come (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Con questi estratti il prof. Demo ci consegna anche la fotocopia di un suo articolo comparso su Il Corriere Economia nel quale, proprio sulla base delle ricerche che riguardano le grandi famiglie vicentine che nel 1500 esercitavano la mercanzia in tutta Europa, e che furono i maggiori committenti dei palazzi e delle ville del Palladio, si fa giustizia di una vecchia leggenda secondo la quale la nobiltà vicentina era ignorante, e poneva le sue risorse economiche nella vecchia rendita fondiaria. «No – risponde il prof. Demo – non ci fu in nessuna città d'Italia, tranne forse per un breve periodo in Toscana, una città in cui la nobiltà e la dirigenza urbana fossero attive come a Vicenza nei commerci, soprattutto delle sete e delle lane, e come la sua apertura mentale portasse i suoi cittadini maggiori non soltanto a costruire a proprie spese un nuovo teatro e a farvi rappresentare nuove opere, ma anche ad accogliere nuove idee che venivano d'Oltralpe. Il 1500 vicentino fu un grande secolo non soltanto perché ci fu Palladio, ma anche perché il grande architetto faceva capo alla parte migliore, più attiva intellettualmente e non soltanto commercialmente, di una città illuminata».

 

nr. 17 anno XVI del 7 maggio 2011

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