NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Per assurdo… la nostra società

In scena “La cantatrice calva” opera di Ionesco, grande autore del teatro dell’assurdo. Sanmartin: “È il modo migliore per far emergere la verità”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Per assurdo… la nostra società

Per assurdo… la nostra società (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sabato 30 aprile, al Teatro Spazio Bixio, per la rassegna “Teatro Elemento-metalli preziosi”, la compagnia Livello 4 ha portato in scena la Pièce “La cantatrice calva”, prima opera teatrale di Eugène Ionesco [a des.], grande autore del teatro dell’assurdo. La pièce, portata in scena in scena per la prima volta a Parigi nel 1950, lasciò il pubblico molto perplesso. Riproposta nel’55, venne ampiamente rivalutata e riscosse enorme successo. Caratteristica di questo testo è la mancanza di un vero e proprio filo narrativo, le azioni vengono portate avanti da dialoghi sconnessi, ridicoli, banali sorretti da un ritmo scenico serrato che li rende quasi spietati. Il tutto crea un’atmosfera surreale che pur essendo completamente scollata dalla realtà, riesce a rappresentare gli aspetti tipici dell’alienazione di una società moderna che fatica a riconoscersi anche osservandosi e che, in ogni caso, si ritrova quasi impossibilitata a liberarsi dai circoli viziosi innescati da meccanicismi imposti che la rendono sempre più disumanizzata. Ne abbiamo parlato con il regista e interprete Alessandro Sanmartin.

Come mai avete sentito la necessità di portare in scena proprio questa pièce?

«Ci siamo accorti che nell’assurdo c’è molta più verità che in molta rappresentazione che viene fatta a teatro oggi e abbiamo scelto di rappresentare questa società che viviamo attraverso qualcosa di assurdo, portandola ancora più all’estremo e trasformando ancora di più questo salotto fino alle estreme conseguenze, facendolo diventare una specie di griglia dove queste presenze, che non sono nemmeno più persone o personaggi, si ritrovano incastrati e a dover dire delle cose, a raccontare e parlare senza dei significati. Questo è molto centrale oggi, come ragionamento da fare. In più ci siamo trovati davanti alla necessità di intrattenere, cosa che oggi vien fatta da tutti: devono servire la grande macchina dell’intrattenimento e del divertimento, quindi c’era da aggiungere ancora di più lustrini, paillettes e spettacolo, che però non sono paillettes ma canzoni in cui questi automi cercano in maniera maldestra anche di approcciarsi a questa situazione di estremo varietà, in cui devono per forza dimostrare qualcosa».

Che non è Per assurdo… la nostra società (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)necessariamente qualcosa di concreto.

«Affatto! Si parla del nulla dall’inizio alla fine e si mette in dubbio anche ciò che dopo un lungo ragionamento si riesce a definire: che due sono marito e moglie e che hanno la stessa figlia; anche questo è in dubbio, perché non basta la concretezza per dare senso alla realtà, ci vuole tutto un sottostrato culturale che porti avanti e faccia crescere le persone che vivono».

In questo tipo di teatro, la contrapposizione tra i personaggi, le situazioni e le parole dette, non porta a un filo narrativo. La musica che avete scelto, quale aspetto specifico della situazione dovrebbe sottolineare?

«Noi abbiamo aggirato la questione: ognuno di noi personaggi ha la sua storia e porta avanti il suo percorso narrativo però questo non può venire fuori tout court ed è nascosto. Quello che rimane è la storia; la musica in questo caso serve da una parte alla necessità dello spettacolo e dall’altra a definire queste tre coppie, dove noi troviamo dei micromondi e delle diverse tipologie. Abbiamo voluto mettere in maniera un po’ romantica queste tre coppie in momenti storici diversi: i signori Smith, la prima coppia che interpreto anche io, viviamo negli anni 30, cantiamo “Abat jour”, il Trio Lescano e viviamo in certo tipo di stampo vecchio, siamo un po’ anziani. I signori Martin vivono già in un momento un po’ più frivolo, anni ‘50 e 60, lei canta Marylin eccetera. Poi la coppia di amanti un po’ fuori fase, che sono la cameriera il pompiere e che noi abbiamo messo insieme ma che nel testo originale non lo sono, li abbiamo portati un po’ più avanti per cui Doors, Beatles fino ai Prodigy».

Ci sono dei personaggi molto generici, dei tiPer assurdo… la nostra società (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)pi: il signore, la signora, la cameriera. Anche quello che dicono sono tutti luoghi comuni al punto che essere o meno una persona non fa differenza.

«Esatto, noi abbiamo proprio capito questa cosa: nessuno di loro ha un nome ma solo dei ruoli e abbiamo deciso di vestirci tutti uguali. La contrapposizione tra la cameriera e il signore, che dice: “ma come si permette di voler cantare anche lei una canzone?” e invece no, tutti siamo uguali e siamo tutti in questa stanza della tortura per forza, però ci attacchiamo tutti ancora a queste strutture vuote e insensate del titolo nobiliare della distruzione che va a Patrasso ogni 10 minuti. È questo fingere di dover essere figlio di qualcuno, ma perché quello conosce quell’altro allora è quello, questo va combattuto anche attraverso il teatro e la cultura, allora ci sono tante scelte a livello stilistico e di poetica che vanno a combattere e a parlare di politica. Per esempio, la scelta di non uscire mai dalle quinte in Ionesco non c’è, noi siamo sempre tutti in scena, un po’ per questa cosa della stanza della tortura e un po’ perché ognuno di noi oggi deve essere responsabile della sua presenza civile e deve rispondere delle proprie azioni».

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