NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Sbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee

Continua la presentazione del volume edito da Gilberto Padovan e tradotto da Giorgio Pegoraro, dopo Venezia e Roma momento ufficiale nella “sua” Vicenza

di Giuseppe Brugnoli

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Sbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee

Non può esserci cornice migliore del Teatro Olimpico per la presentazione  dell'ultima opera  curata dal vicentino Gilberto Padovan, realizzata nel trentennale della sua casa editrice: il volume “Le anacreontee”, che contiene i testi de “gli imitatori di Anacreonte di Teo” con le traduzioni e il commento critico del professor Sbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Giorgio Pegoraro il quale a questi testi aggiunge una parte intitolata “concordanze” in cui vengono elencati tutti i passi delle composizioni dette “anacreontee”, che non risalgono al grande lirico dell'età classica greca, ma a imitatori quasi sempre anonimi dei secoli che vanno dall'alto medioevo al Rinascimento, in cui l'autore elenca diligentemente tutti i “topoi” o luoghi in cui un verso o una parte di esso è ripetuto o ripreso in altre composizioni.

Illeggiadrito da una bella incisione che in copertina riporta i profili affrontantisi del lontanissimo e quasi mitico autore greco, diventato proverbiale come un vecchio gozzoviglione che amava trascorrere l'ultimo squarcio della sua esistenza tenendo sotto braccio da un parte una capace anfora di vino e dall'altra una non esile fanciulla, ma anche non avrebbe disdegnato accompagnarsi con non estenuati giovinetti, il libro, che sulle prime appare come un ponderoso testo destinato agli ozi letterari di eruditi di fama, dimostra invece di avere una vita assai attiva tra una presentazione e l'altra: oltre a quella dell'Olimpico, fino ad oggi è stato presentato con grande successo di pubblico alla Biblioteca Marciana di Venezia, alla Biblioteca della Camera dei deputati a Roma e alla Biblioteca civica di Bassano, mentre sono in programma altre presentazioni ufficiali tra cui quelle alla Biblioteca centrale nazionale di Firenze e alla Biblioteca dell'Università statale di Milano. Una serie di eventi ufficiali o ufficiosi che, secondo lSbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)e dichiarazioni dell'editore Gilberto Padovan [a sin.], gli hanno finora procurato la presenza di circa un migliaio di persone interessate. Di qui la domanda: E quanti acquirenti delle sue opere?

«Non saprei fare il conto – risponde Padovan – Io infatti faccio l'editore per passione, non per interesse, anche se dal mio lavoro intendo avere anche un corrispettivo. Ma fino ad oggi ho pubblicato una vasta serie di opere originali all'insegna del “non-profit”. Solo se mi sono innamorato dell'opera le dedico tempo e mezzi. Ad esempio ho pubblicato importanti collezioni di vedute del Veneto, come sette disegni panoramici dei capoluoghi veneti, e quindi anche una grande veduta di Venezia, con il suo panorama, lunga 11 metri e 50 centimetri. Ho pubblicato anche, in una sola copia, il blasone vicentino: 2400 pagine in cinque volumi con i novecento stemmi nobiliari della città di Vicenza, un lavoro che mi ha chiesto un grosso impegno. È un'opera che anni fa ho esposto anche alla fiera del libro di Torino, una manifestazione che in quanto tale non mi interessa. Infatti, il mio “Blasone” io l'ho esposto non alla fiera, ma, come editore di nicchia di opere speciali, l'ho mostrato ad un gruppo scelto di intenditori in una mostra privata aperta per l'occasione in una antica libreria torinese».

Da cosa nasce l'interesse per “Le anacreontee”?

«Dall'incontro, un po' casuale un po' nato sotto una buona stella, come tutte le mie opere, con il suo autore, il professor Giorgio Pegoraro, che ha tradotto e commentato per la prima volta, dopo l'edizione voluta dal Carducci e pubblicata nel 1882, i sessanta componimenti anonimi contenuti nella Antologia Palatina, che per secoli vennero attribuiti ad Anacreonte, il grande lirico greco nato a Teo, sulle coste dell'Asia minore, intorno al 57p avanti Cristo, ma che in realtà sono di composizione molto più tarda, appartenendo all'epoca più tarda, romana imperiale e anche bizantina. È a lui che devo la riscoperta e la valorizzazione di queste grandi composizioni poetiche, che io ho pubblicato con la presentazione di Andrea Zanzotto e la introduzione di Fernando Bandini, i due massimi poeti veneti di oggi, tra i maggiori poeti italiani di sempre».

Non resta quindi che rivolgersi al prof. Giorgio PegorarSbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)o [a des.], singolare e interessante figura di uomo di cultura, che, prima di diventare assessore alla cultura nel Comune di Bassano, dove ha organizzato grandi mostre d'arte e di storia come quelle sugli Ezzelini, sui dipinti del Cinquecento Veneto all'Ermitage e su Antonio Canova, è stato insegnante di latino e greco nei licei ed ha diretto e lavorato negli Istituti Italiani di cultura di Budapest, Strasburgo, Helsinki, Grenoble e Stoccarda.

Prof. Pegoraro, i nostri lontani ricordi scolastici, con l'insegnante di greco prof. Alvise Dal Negro, fratello e socio del più famoso Dal Negro proprietario della nota fabbrica di carte da gioco a Treviso, ci rimandano ad una definizione del volume di storia della letteratura greca del prof. Rostagni in cui l' Antologia Palatina è definita una “raccolta di carmi pederastici”.

«In effetti è una definizione che ha avuto qualche successo un secolo fa, ma che può essere attribuita ad uno solo dei tanti libri che fanno parte dell'Antologia Palatina. Per il resto si tratta di carmi giocosi e di epigrammi anche satirici che fanno parte di una civiltà del simposiSbarca all’Olimpico il tour delle Anacreontee (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)o rappresentata da allegre brigate che si riunivano a cena, magari accompagnandosi con fanciulle ed efebi, e che hanno lasciato traccia di sé in queste composizioni il più delle volte giocose, ma anche spesso nostalgiche e idilliche. Allegre brigate le cui riunioni, se volessimo fare un paragone attuale, sarebbero più simili a quelle dei Rotary e dei Lions che ad altre».

Non ci pare che alle conviviali del Rotary partecipino fanciulle e fanciulli. Forse lei pensa ad altri tipi di simposi.

«Non abbiamo, io e l'editore, alcun riferimenti di questo genere. Del resto l'opera che vede ora la pubblicazione ha una lunga gestazione, che risale ad anni fa. E di tutti questi carmi, tutti anche oggi pienamente godibili, e che ebbero grande successo fino a tutto l'Ottocento europeo, vorrei porre in evidenza quello che si risolve in un inno alla cicala, personificazione della felicità che canta dal suo trono sulla cima degli alberi. Una deliziosa poesia, come la lirica dedicata al ritratto dell'amica lontana, o il carme su La rosa, soffio degli Dei. La nostra, è solo la riscoperta e la valorizzazione di una grande poesia, che ha scavalcato i secoli e forse i millenni, e che quindi è senza tempo».

 

nr. 18 anno XVI del 14 maggio 2011

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