NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Anche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nella Cattedrale”

Lo ricorda il Prof. Giorgio Cracco in un suo recente saggio, sottolineando che mentre il vescovo inglese Thomas Becket fu canonizzato, il presule vicentino fu pressoché ignorato dagli storici anche delle nostre parti

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Anche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nel

“Assassinio nella cattedraleAnche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)” (Murder in the Cathedral) è il titolo del famosissimo dramma teatrale scritto da Thomas Stearns Eliot nel 1935. È ispirato ad un fatto realmente accaduto: l’assassinio dell’arcivescovo Thomas Becket, avvenuto nel 1170 nella cattedrale di Canterbury. Eliot si basò molto, per scrivere la sua opera, sugli scritti di Edward Grim, testimone oculare dell’evento. Il dramma, che presenta forti connotazioni di opposizione ai regimi autoritari, fu scritto nell’epoca in cui il fascismo cominciava a prendere campo nell’Europa centrale. In questa linea è stato visto come critica al nazismo che sovvertiva gli ideali religiosi della chiesa cattolica. La prima rappresentazione avvenne nel 1935, nella stessa cattedrale di Canterbury, dove avvenne il delitto, e poi passò a Londra, dove rimase in scena per parecchi mesi. Il dramma di Eliot ispirò il cinema e anche l’opera lirica. Il compositore Ildebrando Pizzetti lo musicò e lo rappresentò al Teatro alla Scala nel 1958. Quattordici anni dopo lo stesso dramma del vescovo Becket si verificava a Vicenza nel 1184, dove il vescovo Giovanni Cacciafronte fu assassinato davanti alla cattedrale, come scrive il prof. Giorgio Cracco, in un saggio “Assassinio nella cattedrale” nell’Italia del Nord-Est: storia e memorAnche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)ia”, che si trova nel poderoso volume (809 pagine) dello stesso studioso, curato da Franco Scarmoncin e Davide Scotto, “Tra Venezia e Terraferma” (Per la storia del Veneto regione del mondo) (Viella). Il prof. Cracco [a des.] sottolinea all’inizio del saggio che il tema, che ha molto impressionato scrittori e musicisti, è stato “pressoché ignorato” dagli storici, tanto che nel convegno “Vescovi e diocesi in Italia nel Medioevo” non vi si fece cenno. Ma perché l’assassinio di Thomas Becket fece tanto scalpore al punto che il vescovo inglese fu canonizzato dalla Chiesa e dichiarato santo, mentre l’uccisione del vescovo vicentino passò quasi subito sotto silenzio? È lo scopo che si propone di illuminare l’acuto saggio dello storico che scrive: «Eppure Thomas Becket fu solennemente canonizzato da Alessandro III come nuovo martire, ai primi di marzo del 1173, a poco più di due anni dalla morte violenta, avvenuta il 29 dicembre 1170; e il modello agiografico su di lui costruito entrò subito in circolazione anche nelle Chiese italiane, dove non mancarono dei casi Becket, per quanto meno famosi».

 

Due vescovi uccisi

Premesso che in questo periodo – come scrivono gli storici Lomastro-Varanini – «l’ammazzamento dei vescovi era in Europa un evento abbastanza diffuso», il fenomeno si accentuò al tempo di Federico Barbarossa I che segnò «la rottura dell’unità religiosa della società del tempo” e l’inizio dello “scisma fra il sacerdozio e il regno». L’uccisione dei vescovi rientrava nello scontro frontale tra il potere laico e il potere ecclesiastico. Il Anche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Cracco mette in evidenza due famosi assassini nella cattedrale geograficamente e cronologicamente vicini: quello del vescovo trentino Adelpreto e del vescovo vicentino Cacciafronte. Il primo era un uomo dell’Impero, prelato di fiducia della corte imperiale, addirittura imparentato con il Barbarossa, ucciso il 20 settembre 1172, il secondo, al contrario, non era affatto un uomo dell’Impero e, quando scoppiò lo scisma fra il Barbarossa e Alessandro III, si schierò con coraggio dalla parte del papa, facendo pubblici discorsi infuocati a favore della libertà della Chiesa e il papa lo premiò promuovendolo prima al vescovado di Mantova e poi a quello di Vicenza. Cacciafronte quindi, a differenza di Adelpreto, fu un uomo di punta del papa e per questo finì assassinato, come racconta il chierico Enrico da Creazzo, che gli stava accanto da quattro anni come segretario e che fu testimone oculare del fatto. Nel 1184, forse in un giorno di marzo, il vescovo vicentino era appena uscito dalla porta del vescovado prospiciente il Duomo per recarsi alla “scuola di teologia”, che egli stesso aveva istituito per combattere gli eretici, quando gli si parò di fronte un povero che chiedeva l’elemosina di una veste per coprirsi. Il vescovo ordinò al suo segretario di andarla subito a comprare e, approfittando della sua assenza, i sicari lo uccisero. Si trattava di assassini, mandati dai ricchi e dai nobili magnati vicentini, che da tempo erano in lite con il vescovo per il controllo di possessi e giurisdizioni relativi alla “villa” di Malo, dalle parti di Schio.

 

Le dure reazioni del Papa

Alla morte del vescovo di Trento l’imperatore reagì con forza, ma il papato non fece nulla. Ben diversa la reazione del papa all’uccisione del vescovo vicentino, che intervenne subito (il Cacciafronte era personaggio ben noto alla Curia romana) per condannare con forza i responsabili dell’assassinio e punirli con la requisizione dei feudi e dei benefici da loro detenuti, tanto è vero che dieci anni dopo papa Celestino III (1191-1198) scrisse al nuovo vescovo di Vicenza Pistore di vietare la restituzione ai mandanti dell’uccisione di Cacciafronte dei feudi e dei benefici. Anche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Inoltre una più tarda lettera di papa Innocenzo III, del 21 marzo 1198, stigmatizzava ancora più severamente l’atto esecrando: non bastava che i responsabili fossero stati privati dei feudi e dei benefici, ma anche i loro eredi ne dovevano essere esclusi. Ma – osserva il Cracco – il papa reagì più in rapporto alla responsabilità degli uccisori che dei meriti del vescovo. Insomma il papato non si sbilanciò: neppure l’ombra di una celebrazione del vescovo ucciso; nessun accenno alla sua “santità” – com’era accaduto per Thomas Becket – al suo “martirio”. Solo il vescovo vicentino Zilberto, trent’otto anni dopo, nel 1222, insieme al clero e al popolo, si ricordò del vescovo assassinato per difendere la libertà della Chiesa e si rivolse al papa per canonizzarlo.: lo esigevano sia i meriti personali del vescovo martire sia i numerosi e grandi miracoli avvenuti (le stesse formule usate per la canonizzazione di Thomas Becket) dopo la sua “felice morte”, nel luogo in cui era stato sepolto. Il 5 aprile 1223 Onorio III, segnalando la nuova stagione di miracoli che Dio benignamente concedeva alla sua Chiesa, affidò l’inchiesta sulla vita e sui miracoli del vescovo Cacciafronte a tre ecclesiastici della Marca. E i suoi risultati giunti fino a noi «sono certamente lo specchio – scrive Cracco – di come si venne a configurare in pieno Duecento, proprio nell’anno in cui il movimento dei Minori di Francesco veniva inquadrato dallo stesso Onorio entro la Regula bullata, la memoria di un vescovo caduto circa un quarantennio prima per la sua Chiesa». Infine l’inchiesta appurò che Cacciafronte era vissuto “bene et honeste”, da “uomo cattolico” e “caritativus”, spendendosi con zelo per il bene del suo monastero e per la “libertà della Chiesa”. Nessuno parla del suo martirio, di gesta eroiche ed eccezionali. La memoria è orientata piuttosto a delineare un modello di ascesi monastica e di ministero sacerdotale, di preghiera e di penitenza e di carità al servizio della chiesa di Roma. Niente di più e niente di meno. Tanto è vero che al processo non seguì affatto la canonizzazione del vescovo assassinato dalle potenti case dei nobili vicentini.

 

nr. 19 anno XVI del 21 maggio 2011

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