NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La stagione olimpica senza classici è coerente nella sua programmazione

La sperimentazione, che già lo scorso anno aveva interpretato in greco moderno l’Oreste di Euripide, continua quest’anno con la riproposizione di Hoffmansthal e il ritorno di Shakespeare (anche se viene presentato in una edizione della prestigiosa compagnia di San Pietroburgo)

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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La stagione olimpica senza classici è coerente nel

Se si considerano il dibattito e i conseguenti orientamenti emersi nel corso di questi ultimi anni, dapprima con gli eventi promossi dalla stessa Accademia e riuniti nel titolo I luoghi del teatro nascente (2003-2005) e quindi con un vero e proprio Laboratorio Olimpico (2009-2010) in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Culturali del Comune e da ultimo lo scorso mese di aprile, con l’intervento dello stesso decano del teatro italiano Gianfranco De Bosio, la programmazione di quest’anno, presentata con particolare orgoglio da Alessandro Gassman, dalla presidente del Teatro Stabile del Veneto e dall’Assessore Francesca Lazzari, ne è la logica applicazione. La sperimentazione, che già lo scorso anno con l’Oreste di Euripide, sia pure interpretato in greco moderno, non aveva trascurata la tradizione legata ai testi classici di Eschilo, Sofocle ed Euripide, pur mirando alla innovazione e soprattutto ai giovani, nel cartellone del 64° Ciclo, risulta del tutto prevalente. D’altra parte i presentatori non hanno nascosto la loro soddisfazione per i risultati esaltanti, dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo, dell’edizione 2010.


Alla ricerca di proposte più allettanti anche per i giovani

Ecco allora, nella ricLa stagione olimpica senza classici è coerente nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)erca di proposte di maggiore appeal, in primo piano, anche dal punto di vista cronologico (22-25 settembre), Elektra di Hugo von Hofmannsthal, autore austriaco (1874-1929) per altro suggerito dallo stesso De Bosio, il quale, formatosi culturalmente anche mediante viaggi in vari paesi europei (a Venezia in particolare ove è ambientato anche l’unico romanzo incompiuto, postumo del 1932, Andrea o I ricongiunti, proposto all’Olimpico nel 2002 dal direttore artistico e regista Luca De Fusco con il titolo Il viaggio a Venezia), è apprezzato come esponente di rilievo della tradizione storico-culturale viennese e austriaca della fin de siècle, critico dell’estetismo dominante dell’inizio del ‘900, di D’Annunzio in particolare. A tale scopo mira il suo indefesso e qualificato impegno letterario il quale, oltre che nelle opere poetiche, si manifesta soprattutto nell’attività teatrale, da lui coltivata fin dagli anni ginnasiali e liceali e proseguita per tutta la vita anche nell’ambito lirico come autore di libretti musicati da Richard Strauss. Costante e profonda la sua passione per il teatro classico greco che legge avidamente, traduce (già nel 1894 l’Alcesti di Euripide) e rielabora con sensibilità moderna.

 

Hofmannsthal all’Olimpico

L’ultima sua presenza all’Olimpico con l’Edipo e la Sfinge, un dramma moderno composto nel 1904, nonostante la notevole qualità interpretativa di Franco Branciaroli e della Compagnia degli Incamminati, dal 16 al 19 settembre 2004, non ha La stagione olimpica senza classici è coerente nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)entusiasmato lo scarso pubblico, dissuaso dalla durata della versione integrale di quattro ore e mezza, tanto che fu deciso, in modo per altro non sempre chiaro, di proporre a rotazione, nelle prime tre serate di programmazione, solo due dei tre lunghi atti, per offrire solo nella recita finale di domenica 19 settembre, con inizio però alle ore 19.30, l’intero spettacolo. Un vero peccato, perché il ricchissimo testo di Hofmannsthal poteva benissimo essere ridotto e semplificato, senza nulla togliere alla sua profondità e modernità.

Più fortunata invece l’accoglienza all’Olimpico di Hofmannsthal proprio con la sua Elektra nel 1979 e nel 1983, interpretata con successo, in due traduzioni ed edizioni diverse, rispettivamente da Piera degli Esposti per il Teatro Stabile di Bolzano e da Ottavia Piccolo per Veneto Teatro.

Il regista Carmelo Rifici, premiato insieme con il direttore Gassman nell’ultima edizione degli Olimpici del Teatro, è ben cosciente dei rischi che, nonostante la partecipazione della collaudata Elisabetta Pozzi come protagonista, attorniata da altri giovani interpreti, tra cui in particolare, nell’altrettanto impegnativo ruolo di Clitennestra, Mariangela Granelli, recentemente premiata dalla critica, correrà nell’allestire questa edizione di un “testo poetico” che «non è poesia, non è drammaturgia», ben lontano dalla tragedia ispiratrice di Sofocle.

E Rifici nella sua presentazione ritiene che questa Elektra si accosti meglio all’“universo poetico” di Shakespeare, ad Amleto in particolare.

 

Il ritorno di Shakespeare

Da qui forse la decisione di Gassman di proporre anche in questo secondo anno della sua direzione artistica un testo poco rappresentato, The Winter’S Tale (Il racconto d’inverno), che Shakespeare scrisse intorno al 1611: uno degli ultimi suoi drammi, definito ora una commedia ora una La stagione olimpica senza classici è coerente nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)tragedia a lieto fine o meglio una tragicommedia. Una delle più prestigiose e antiche compagnie europee, il Maly Drama Theatre - Theatre of Europe, fondata a San Pietroburgo nel 1944, lo interpreterà in lingua russa, nella versione di Pyotr Gnedich, con sottotitoli in italiano come per l’Oreste in greco lo scorso anno. A dirigere la trentina di giovani attori (la Compagnia ne ha circa sessanta) sarà Declan Donellan che nelle sue note precisa: «Alla fine del dramma arrivano il riscatto e l’amore. Un amore misterioso e confuso che ha una sua vita indipendente. Un amore che, volenti o nolenti, ci salverà, ma ci salverà secondo le sue regole e non secondo le nostre. Un amore da cui sfuggiamo per non essere annientati». La scelta della lingua russa, la prima nella storia dell’Olimpico, oltre che da simpatie dichiarate dallo stesso Gassman (quanto a Shakespeare, suo padre Vittorio fu il primo, nel 1953, a introdurlo all’Olimpico, interpretando l’Amleto), deriva anche dalla programmazione dell’iniziativa culturalia Italia - Russia 2011, patrocinata dal Comune di Vicenza e dal Ministero della Cultura della Federazione Russa.

Saranno sufficienti queste “innovazioni” a richiamare l’interesse dei giovani che comunque finora non hanno disertato gli Spettacoli Classici, perché qualche motivato insegnante liceale li ha in un certo modo persuasi a partecipazioni collettive, secondo una intelligente programmazione didattica?

I veri classici comunque da due anni sono costretti a disertare l’Olimpico, sacrificati all’impegno sperimentale/innovativo che, «pur nel rispetto della sua tipicità», come ha precisato l’Assessore Lazzari, per rimarcare la «capacità dei classici ad esser, se possibile, più attuali dell’attualità», sarà meglio esplicato nel workshop teatrale “Fabbricare teatro” che, diretto dallo stesso Gassman insieme con Manrico Gammarota e Sergio Meogrossi, impegnerà quindici giovani attori nella produzione di uno spettacolo tratto dal testo di Robin Hawdon “Dio e Stephen Hawking” e proposto nel contesto di un pubblico dibattito in cui l’astrofisica atea Margherita Hack e il teologo Vito Mancuso si confronteranno sul tema attuale dei rapporti tra scienza e fede.

 

L’entusiasmo di Gassman e le preoccupazioni della presidente Barbiani

Deciso ed entusiasta Alessandro Gassman nel presentare queste linee progettuali del 64° Ciclo di Spettacoli Classici; non altrettanto invece Laura Barbiani, presidente del Teatro Stabile del Veneto, amareggiata dalla decisione del Comune di Vicenza di recedere come socio a partire dal prossimo anno, ma fiduciosa nella possibilità di un rinnovo della convenzione per la direzione artistica e la gestione degli Spettacoli Classici.

 

nr. 23 anno XVI del 18 giugno 2011

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