NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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“Chi è in pericolo attacca”

Milva parla della variante di Lunenberg, lo spettacolo che ha portato in scena con grande successo al teatro Comunale

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Chi è in pericolo attacca”

Nei giorni scorsi, al Teatro Comunale di Vicenza, è andata in scena, fuori cartellone, la pièce “La variante di Lüneburg- fabula in musica” tratta dal libro di Paolo Maurensig, che ne ha curato l’adattamento teatrale. Uno spettacolo toccante, intenso e coinvolgente che ha riscosso un grande successo. Protagonisti sul palco insieme a Milva, l’attore e direttore della a.ArtistiAssociati, Walter Mramor, il soprano Franca Drioli, il fiatista Alex Sebastianutto, il compositore Valter Sivilotti al pianoforte e il Coro Comiter di Peseggia (VI), preparato dal Mº Lucia Liberalesso. Abbiamo analizzato l’opera con Walter Mramor e la grande Milva.

 

“Chi è in pericolo attacca” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il libro di Maurensig è strutturato in maniera semplice e la costruzione è molto filmica: pochi personaggi essenziali, un intreccio lineare che si dipana attraverso un flashback. Eppure lo stesso autore ha preferito rivolgersi al teatro per la trasposizione, piuttosto che al cinema. Come avete vissuto questa scelta e su cosa avete preferito concentrarvi?

Milva: «Walter Mramor e il Mº Valter Sivilotti, autore delle musiche, avevano deciso di farne uno spettacolo teatrale e mi chiesero se volevo essere la voce cantante. Io ho letto il libro che mi è piaciuto moltissimo: l’ho trovato molto bello e intrigante. Dissi al Mº Sivilotti che per me era importante sentire le musiche che avrei dovuto cantare. Ci siamo visti, ho ascoltato le musiche, ho fatto i provini in sala d’incisione. Maurensig disse che se io avessi accettato allora avrebbe dato i diritti. Il 27 gennaio, il giorno della memoria, ho scritto una lettera al direttore del Teatro Comunale, pregando la città di Vicenza e il pubblico perché essendo un giorno così importante per me, mi prendevo questo impegno di rifare questo spettacolo, dopo un anno che eravamo fermi perché ero stata ricoverata».

“Chi è in pericolo attacca” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nei racconti di guerra, la contrapposizione su cui si fa leva è sempre quella tra bene e male, amore e odio, giustizia e ingiustizia…

M: «Hai detto niente! Vediamo il momento più tragico che l’Europa potesse aspettarsi, poi l’Italia è stata punita terribilmente da Mussolini che ha fattola guerra insieme a Hitler».

…Qui invece i sentimenti sono primordiali, come quello della paura e dell’istinto etologico più estremo, cioè l’attaccamento alla vita.

M: «Ma tutti quelli che sono in pericolo si attaccano! Avrà visto tutti i film come “Il Pianista”!?».

Certamente, ma io volevo orientarmi verso un altro aspetto: tutte queste cose che abbiamo visto e che sono tutte eterne, sono espresse tramite ciò che di meno sentimentale e animale ci possa essere, cioè la forza della ragione e dell’intelletto tramite la strategia e l’intelligenza matematiche. Sembra di leggere sia contrapposizione che simbiosi nella dinamica dei rapporti tra prigioniero e carnefice che, effettivamente, non hanno un valore morale: alla fine, la loro è una sfida personale e con se stessi, sono due che giocano a scacchi. È il contesto che rende tutto terrificante, perché la posta in gioco è la vita dei prigionieri. Mi ha colpito molto che tutta la vicenda si risolva tramite una strategia mentale di altissima finezza intellettuale.

Walter Mramor: «Indubbiamente. Il gioco degli scacchi è una metafora. Mi ha sempre fatto pensare quanto attraverso questa finezza, in realtà, in quel momento storico terribile, fosse tenuta in poco conto la vita delle persone. Il fatto che si traducesse in un gioco, per me, ha dato una valore maggiore alla vita di quelle persone proprio perché era fragile e poteva essere, come effettivamente era, appesa a un soffio di vento. il nostro intervento è sempre di grande pudore nei confronti di quello che è stato, perché noi raccontiamo e rappresentiamo. Una sera, una signora, dopo gli applausi, si è alzata in piedi e ha chiesto un minuto di silenzio. Magari questa signora aveva vissuto la tragedia, noi siamo solo delle persone che la rappresentano. È importante evidenziare che il nostro lavoro è forte, sentito e appassionato, ma pur sempre da un’altra parte».

Nei racconti dei sopravvissuti all’Olocausto, spesso sentiamo raccontare, e lo leggiamo anche in questo libro, di come ogni forma di volontà, di dignità e di desiderio, fosse stata letteralmente spazzata via. Eppure, Tabori rimane in vita grazie a qualcosa che è molto più che una passione, è diventata per lui una forma mentis: vede combinazioni difensive e d’attacco ovunque e le applica anche per salvarsi, sebbene a volte gli siano un po’ oscure. Che interpretazione date a questa visione geniale di Maurensig, secondo la quale la salvezza, non solo personale, passa attraverso i confini più estremi del pensiero logico?

W.M.: «Tabori lo dice: il suo bisogno di inserirsi in un’allucinazione mentale per sopravvivere non gli faceva sentire più nemmeno il dolore. Era annientato. C’è proprio un passo, che ripetiamo nello spettacolo, in cui la partita a scacchi diventa un’allucinazione».

“Chi è in pericolo attacca” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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