NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Via dalle medie, ma per andare dove?

Lunedì 20 scatta il termine per la preiscrizione alle scuole superiori: come si orienta la scelta dei ragazzi? In Piazza ha discusso di questo con Luciano Chiodi (Liceo Pigafetta), Rita Magnelli (Rossi), Gloria Goldoni (Da Schio), Paolo Vivian (Confindustria) ed Egidio Pasetto, consulente del lavoro – Come risponde mediamente alla realtà la valutazione che il collegio di classe degli insegnanti disegna attorno allo studente consigliandolo sull'indirizzo da prendere

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Via dalle medie, ma per andare dove?

(g. ar.)- Una settimana dopo siamo rimasti sul tema scuola: se ci eravamo lasciati sul tema del sabato sì o sabato no, argomento poi liquidato da un fine settimana di incontro al vertice tra scuole superiori e istituzioni che ha sostanzialmente risposto no su tutta la linea, questa volta abbiamo parlato di scelta, di quel momento molto complicato eppure obbligato nel quale si trovano a passare i ragazzi delle medie si preparano al salto verso la scuola superiore. Un modo per rendere un po' meno complicato questo appuntamento ci sarebbe, per la verità, ed è rappresentato da quel giudizio complessivo che ciascun collegio docenti scrive nero su bianco sulla storia scolastica del candidato. In genere quei giudizi sono affidabili, si basano su tre anni di esperienza diretta e di rapporti diretti. Nonostante questo, non sempre, anzi: forse raramente, ragazzi e famiglie ne tengono conto ed in genere è proprio qui che va cercata la ragione di tanti fallimenti successivi e di tante delusioni.

Via dalle medie, ma per andare dove? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Per dare un'idea di che cosa ci sia in ballo a partire dal 20 febbraio per tutti i ragazzi che stanno per lasciare la scuola media, ricordiamo che esistono statistiche molto precise ed affidabili che testimoniano la sconcertante assenza di qualsiasi programmazione da parte dello Stato sul tema della scuola e delle carriere di studio, dalle superiori fino all'università e alle varie lauree: la realtà del mondo del lavoro e delle professioni dice inequivocabilmente che c'è qualcosa di molto sbagliato nel meccanismo in questione al punto che stiamo importando ingegneri mentre esportiamo medici, così come non sappiamo più che cosa fare con professioni affollate come quella dell'insegnante o dell'avvocato, mentre avremmo bisogno come il pane di specialisti nelle discipline scientifiche, da matematica a biologia, da chimica a ingegneria, a fisica, ecc.

Quel futuro così apparentemente lontano per i nuovi adolescenti che varcano per la prima volta la porta di un istituto superiore è in realtà vicinissimo e l'approssimarsi di una scelta che pare tutto sommato abbordabile e non così complicata dovrebbe invece suggerire approfondimenti molto seri prima di tutto alle famiglie sulle quali pesa poi per intero il futuro di un impegno anche economico molto rilevante.

Con Luciano Chiodi (Liceo Pigafetta), Rita Magnelli (Rossi), Maria Gloria Goldoni (Da Schio), Paolo Vivian (Confindustria) ed Egidio Pasetto, consulente del lavoro, In Piazza ha discusso di tutto questo avendo appunto la cura di dividere il discorso tra la circostanza particolare di una preiscrizione che va a scadenza dall'altro discorso, quello sul futuro, del quale hanno potuto parlare con grande conoscenza diretta Paolo Vivian, del settore scuola di Confindustria, l'associazione degli imprenditori che al tema dedica un progetto articolatissimo e sviluppato ormai collaudato da anni di iniziative, ed Egidio Pasetto il quale nella sua qualità di consulente del lavoro ed esperto nella selezione del personale per conto di aziende ha portato al dibattito una profonda conoscenza dell'argomento e quindi un ottimo contributo per la discussione.

Lo sfondo di tutto, è stato più volte ripetuto nel corso della trasmissione, è rappresentato da temi come la formazione e quindi la prospettiva verso il futuro ai quali si deve dare il peso determinante che hanno. Cominciare dal basso a programmare è tanto più utile in quanto al vertice dei valori di responsabilità si continua a perseguire una politica dello studio che non prevede alcun tipo di visione sul futuro se non con l'eccezione di quelle facoltà e di quelle università che per la verità molto faticosamente praticano il sistema del numero chiuso di iscrizioni creando così una selezione certa, almeno nel numero se non nella qualità. È uno sfondo bisognoso ovviamente di altro tipo di scelte, di una visione responsabile della realtà anche futura senza la quale è davvero difficile non continuare a constatare passivamente che i nostri giovani laureati se ne vanno altrove a cercare lavoro e fortuna, mentre qui per coprire i posti di pura necessità si è costretti ad importare professionalità le quali pur di valore ed essenziali non producono scuola ed evidenziano ancora di più le lacune del nostro sistema programmatorio. Il quale è poco meno che inesistente. Dopo la proiezione di un breve filmato sul tema specifico con vari interventi di studenti che parlano del successivo salto verso l’università passiamo al dibattito.

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