NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Vicenza Europa, Vicenza Horror

Parchi e piste ciclabili da città del nord spuntano accanto a inamovibili mostri

di Stefano Ferrio

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Vicenza Europa, Vicenza Horror

A Vicenza l’importante è non parlarne affatto prima.

E parlarne a mezza voce dopo, a cose fatte, del tipo che non si sappia troppo in giro.

Viaggiando per la città e i suoi dintorni, questa vicentina legge, che in qualche luogo segreto dev’essere stata scritta, tale è lo scrupolo con cui viene tuttora applicata, balza repentinamente agli occhi ogni qual volta, verso il mese di giugno, ci si approssima a Festa Ambiente. Grande evento del calendario cittadino che deve il suo successo innanzitutto alla dedizione e all’intraprendenza degli organizzatori di Lega Ambiente, nonché alla verde magnificenza di Parco Retrone, vasta oasi naturale che ha completamente rivoluzionato la fisionomia e le tradizioni dei quartieri ovest dei Ferrovieri e di Sant’Agostino. Grazie ai concerti, agli incontri, agli stand e alle strutture per la ristorazione capaci di accogliere ogni giorno migliaia di spettatori e avventori, questo stupendo angolo di campagna veneta, posto alle pendici dei colli Berici, e destinato a uso civico, è diventato la cartolina di Vicenza più bella ed esportabile fra quelle di nuova realizzazione. Con il non secondario particolare che, finita la festa, Parco Retrone continua, per altri trecentocinquanta giorni, ad accogliere cittadini di ogni età, tasche e provenienza nelle sue distese, sui cocuzzoli delle sue collinette, lungo i viali posti a costeggiare un corso d’acqua, il Retrone, qui ancora intendibile come “fiume”, prima di trasformarsi nella discarica a cielo aperto che attraversa buona parte del centro storico.

Di Parco Retrone colpiscono di primo acchito le dimensioni, pari a un buon numero di campi sportivi messi in lungo e in largo e, immediatamente dopo, la sua identità quasi da Ufo, ovvero da spazio ecologico di origine non identificata in una città dove, sul finire degli anni Novanta, è sorto quasi alla chetichella, senza troppi riflettori puntati addosso, e senza bisogno né di fragorose battaglie politiche, né di spettacolari manifestazioni di piazza. Tutto per merito del lavoro gratuitamente profuso da un anonimo esercito di volontari, scuole, associazioni e gruppi scout raccoltisi attorno a Lega Ambiente, con il fondamentale beneplacito espresso dall’amministrazione di centrosinistra guidata da Marino Quaresimin.

La singolare morale della favola valida per Parco Retrone si applica anche alla pista ciclabile che in tempi recenti ha iniziato a collegare il capoluogo e Cavazzale, frazione del vicino comune di Monticello Conte Otto. Se nei prati dietro la scuola media Carta pare di trovarsi a “Vicenza, Inghilterra”, tale è la lussureggiante ubertosità, squisitamente “english”, del parco, guardando fuori dai finestrini della linea ferroviaria Vicenza-Schio l’impressione è di trovarsi in una “Vicenza, Nederland” a causa delle caratteristiche una buona volta europee di una struttura che sa molto di Paesi Bassi, e non certo di una città che, quanto a percorsi per le bici, ci ha abituato, soprattutto in centro, al trionfo dell’illusionismo, del vorrei ma farò un’altra volta, dei cinquanta metri piuttosto di niente, delle rotatorie dove pedalare è ad alto rischio, e di quel “Provvisorio permanente” notoriamente celebrato dai gialli paletti posti da anni a “suggerire” l’esistenza di una ciclabile in corso Fogazzaro. A partire dalla stazione di Anconetta, e fino a quella di Cavazzale, si snoda invece la concretezza di una pista che, in parte sterrata e in parte asfaltata, consente ogni giorno a svariati ciclisti, podisti e pedoni di percorrere una strada finalmente tutta per loro, senza pericoli fisici e chimici incombenti sulle loro ossa e i loro polmoni. Come accaduto a suo tempo per l’altro gioiello ciclabile della città, la pista della Riviera Berica intitolata all’alpinista Renato Casarotto, siamo qui al cospetto di un’opera considerevole, fatta per consolidare buone pratiche civiche in varie generazioni di residenti.

Vicenza città doppia e un pochino schizoide. Da una parte cresce in modo quasi subliminale una sua indiscutibile, e addirittura insospettabile anima verde, adesso nuovamente vivificata dal Parco della Pace ottenuto come compensazione della nuova base americana all’ex aeroporto Dal Molin. Dall’altra rimane quasi ferocemente abbarbicata su se stessa in tutti quei luoghi di cui da sempre si dibatte, e su cui in eterno si polemizza purché rimangano uguali a se stessi: citiamo, in ordine sparso e non completo, l’insicurezza di Campo Marzo, le putride acque della Seriola, la fatiscente stazione ferroviaria, il povero stadio Menti, la sofferta pedonalizzazione di corso Fogazzaro, l’imprecisabile destinazione dei giardini Salvi con i loro spettrali padiglioni dell’ex Fiera, i luxury discount di corso Palladio, il buco nero e sempre più inquietante lasciato dal cinema Corso, l’informe città fantasma spuntata in viale Giuriolo al posto della defunta stazione delle corriere, e quel mostruoso e colossale Monumento dell’Orrido che è diventato, ad appena duecento metri da piazza dei Signori, l’ex carcere di San Biagio.

L’importante, pare di capire, è che si parli di tutto ciò, a patto che, un po’ di nascosto, qualcosa cresca e si manifesti altrove. Sempre a Vicenza… Ovvio. Nonché stupefacente.

 

nr. 19 anno XVII del 19 maggio 2012

 

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