NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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IL VIAGGIATORE. Benedetti gli asinelli che portano il mondo a Fimon

di Stefano Ferrio

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IL VIAGGIATORE. Benedetti gli asinelli che portano

Finalmente una bella notizia!, viene da dire, parafrasando una delle celebri frasi con cui Carlo Verdone ha impreziosito i suoi film.

La bella notizia risplende ulteriormente se pensiamo che ce la danno gli asini. Animali da sempre in coda alle classifiche dei quadrupedi glamour e vincenti, sono gli equini dalle orecchie lunghe e dalla zoccolata facile ad annunciarci una svolta importante nella storia turistica dei colli Berici. Perché d’ora in poi i curiosi potranno esplorare sulla loro solida groppa gli angoli più riposti e i tesori naturalistici più incantevoli disseminati fra le antiche colline che circondano Vicenza.

È il Consorzio dei vini doc dei Berici a promuovere quest’offerta di trekking affidata all’organizzazione della cooperativa I Berici. Il pacchetto a disposizione dei “foresti” (che per ogni informazione possono rivolgersi al 3487548756 di Martino Dal Lago) garantisce guide specializzate e “basti” da caricare sui somarelli con i bagagli dei viaggiatori. I tour, che possono essere di uno o due giorni, comprensivi di alloggio in agriturismo convenzionato, toccano siti preistorici fra i più antichi e affascinanti d’Europa come la grotta di San Bernardino, quella sorta di nostrano Loch Ness senza mostro che è il lago di Fimon, meraviglie del Creato come la scogliera preistorica di Lumignano, oasi illuminate dalla Poesia come la Valle dei Mulini ignota ai più.

È emozionante immaginare che fra un paio d’anni professionisti di Melbourne, signore della buona società di Philadelphia, chirurghi di Buenos Aires e rampanti imprenditori cinesi – tanto per citare luoghi fra i più lontani dal Veneto – racconteranno nei loro cenacoli cosa in groppa a un asino hanno visto vicino alla Rotonda del Palladio, cosa hanno mangiato e bevuto di memorabile dalle parti di un paesino chiamato Mossano, quali foto hanno scattato nei paraggi di Longare e Castegnero. Tanto per dare una buona volta ragione a chi da sempre sostiene che “Vedi Napoli e poi muori” avrà pure un suo perché, avvalorato dal principe dei Viaggiatori Wolfgang Goethe, ma non più di un “Vedi Costozza e poi resuscita”, verità notissima a quanti si avventurano lungo le ville e le corti di questo borgo che fa segreta concorrenza a ogni reclamizzato scorcio di Provenza, laghetto delle Highlands o villaggio dei Paesi Bassi. Per non parlare del fasto di un tramonto a Lumignano, che ancora attende lo scrittore capace di narrare lo scorrere del sole su pareti di roccia antiche milioni di anni.

Meraviglie evidenti da sempre a chi è nato e vive da queste parti, tanto quanto i capolavori del Palladio, certe sontuose delicatezze della cucina nostrana, e le formidabili potenzialità, solo in minima parte espresse, di beriche attrazioni in grado di competere con altri e più rinomati patrimoni turistici del Belpaese.

Benedetti i somari che ora aiutano a farle scoprire al mondo.

 

nr. 32 anno XVII del 22 settembre 2012

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