NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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IL VIAGGIATORE. Fine del mondo, a Vicenza i Maya non si sono sbagliati

Mentre la Rete impazza con il rinvio dell’Apocalisse, che non sarà più il prossimo 21 dicembre, il ragionier Gino Righetto scopre che…

di Stefano Ferrio

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IL VIAGGIATORE. Fine del mondo, a Vicenza i Maya n

I Maya si sono sbagliati, fine del mondo rinviata. Non sarà più, come vaticinato negli ultimi decenni, il 21 dicembre prossimo, ma in altra data. Secondo alcuni è questione di poco, perché un apocalittico asteroide manderà in frantumi il pianeta Terra nel febbraio del 2013. Secondo altri, come i non meglio precisati “fratelli Bohumil e Vladimir Bohm” visibili in Rete, i calcoli astronomici dei nativi americani si sono sbagliati di quattro anni, e c’è tempo fino al 2016.

«Intanto, che sollievo – riflette il ragioniere Gino Righetto, 68 anni, contabile part-time in una ditta di rivestimenti idraulici di Polegge. – Se ci sono almeno altri due mesi, vuol dire che ci sarà ancora tempo per il tradizionale veglione natalizio del dopolavoro ferroviario, la sera del 23 dicembre, quando magari ci scappa un ballo guancia a guancia con la Irma Galiazzo che, dopo il divorzio da Omar, si è gonfiata il seno come un pallone aerostatico».

«Però, dopo – continua a rimuginare Gino Righetto, spandendo gocce di spritz sul giornale free-press consultato al bar delle Maddalene – la sera del 24 mi toccherà un’altra, noiosissima cena di vigilia da mia cognata Flaminia. Per non parlare del 25, con i nipoti fra i piedi e mia moglie che urla in cucina, e del 31, che ancora non so se lo passo a giocare a burraco strafogandomi di datteri al cioccolato, come l’anno scorso dai Frigo, oppure davanti a Carlo Conti che stappa spumante in Tv perché ci tocca fare la guardia a mia suocera, rimbecillita dall’Alzheimer… No, forse era meglio se l’Apocalisse veniva proprio il 21, così mi risparmiavo tutte queste rotture di scatole».

Nel frattempo, l’Armageddon scampato il prossimo solstizio d’inverno scava un solco nel cuore di Remo Bordignon, imprenditore progressista-moderato di Calvene. Da una parte, l’accresciuta possibilità che nella primavera del 2013 in Italia si voti, ringalluzzisce la sua ambizione di un posto in lista bloccata quasi estorto alla direzione regionale del Pd in cambio di un finanziamento elettorale: a prezzi stracciati, ma sempre buoni in tempi di crisi. Dall’altra, il crescente scetticismo sulla credibilità degli oroscopi Maya offusca i business plan, fino all’altro ieri radiosi, alimentati dal copyright del bunker antiatomico direttamente ottenuto per l’Italia dall’azienda messicana che, con gli incassi dei rifugi venduti, finanzia narcotraffici internazionali da miliardi di euro.

I Maya non sono mai stati attendibili per il professor Maurizio Casarotto, fisico nucleare occupato come prof precario alla scuola media, con appartamento monolocale a Santa Croce Bigolina. Ma, ora che i media mettono in crisi le profezie apocalittiche precolombiane, la consapevolezza di avere da sempre ragione sul tema non attenua il suo rammarico di avere perso ogni chance con la collega di discipline artistiche, Mafalda Garbin. La quale è riuscita a far spretare l’ex prof di religione, don Filippo, pronto a riciclarsi come guida turistica dei Colli Berici pur di essere ammesso una volta al mese a casa sua.

Se la passa meglio, anzi alla grande, Ivan Tiso, unico figlio della sorella del professor Casarotto. Studente bocciato due volte al liceo scientifico, nonché valente bassista del gruppo prog-metal Eye of Gods. Con le parole scritte per una canzone della band, “Apocalyptic Rendezvous”, ha fatto breccia nel cuore della ragazza del suo cuore, Marta Righetto. Una delle nipoti del ragionier Gino. Quella che, quando sale in macchina con il nonno, continua a ficcargliela nello stereo al posto del sax di Fausto Papetti, ripetendogli ossessivamente: «Senti che bella, l’ha scritta Ivan, ispirandosi alla fine del mondo».

Il nonno ascolta in silenzio, deglutisce, e pensa alle cosce volteggianti di Irma Galiazzo al dopolavoro ferroviario, rintronato dalla voce di Ivan che urla tredici volte di fila “I want you into the fire”, facendo piangere di commozione sua nipote.

Finché, fermo alla rotonda dell’Albera ingorgata di traffico, conclude che forse i Maya avevano ragione. Il mondo è finito talmente bene, che non se n’è accorto nessuno.

 

nr. 40 anno XVII del 17 novembre 2012

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