NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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IL VIAGGIATORE. Infiniti modi di dirsi sì a palazzo Trissino

La fiera itinerante degli sposi che tocca Creazzo è fatta anche per ricordarci quanta vita oggi si rivela ai nostri occhi nei riti civili celebrati in Comune

di Stefano Ferrio

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IL VIAGGIATORE. Infiniti modi di dirsi sì a palazz

Sposi a Vicenza.

Immagine tuttora viva, se una fiera itinerante del matrimonio, e delle connesse industrie, tocca in questo week end l’hotel Vergilius di Creazzo piazzandovi stand dedicati a ogni merce o accessorio nuziale: vestiti, viaggi, anelli, manuali di galateo, fiori d’arancio, catering, musicali accompagnamenti, servizi audiovisivi, bomboniere e consulenze burocratiche.

Sposi a Vicenza. Senza più frontiere, a giudicare dall’imminente arrivo in città, previsto per il 15 giugno 2013, del Gay Pride del Veneto, spettacolare sfilata sul tema dei diritti, matrimoniali oltre che affettivi ed espressivi, di gay, trans e liberi praticanti della sessualità. Con contemporanea celebrazione di messe, già annunciate dai vicentini no-pride, il cui fine è esorcizzare il peccaminoso evento.

Sposi a Vicenza.

Italiani o stranieri. In bianco o in rosso, o magari in biancorosso. Etero od omosex. Osservanti o trasgressivi. Debuttanti o di lungo corso. Sfarzosi o “poareti”. Politicamente corretti o testimonial della volgarità.

Il campionario dei contrasti è talmente lungo che occorre fermarsi. E invitare chiunque abbia voglia di continuare da solo a fare una capatina di sabato a palazzo Trissino, dove si celebrano le unioni civili, solitamente “benedette” dagli amministratori comunali. Ecco alcune delle tipologie più frequenti.

I neotradizionalisti non mancano mai. Pronti, nei limiti del possibile, a trasferire in Comune il fasto e la solennità del rito religioso. Sposa, se non in bianco, vistosamente firmata. Sposo in completo gessato, ma non obbligatoriamente sobrio. Quartetto d’archi incaricato di svariare da Vivaldi alla soundtrack del Titanic passando per qualcosa che “fa francese”.

I plurifamiliari sono un’altra costante. Se i divorzi alle spalle sono due, i figli di lui e di lei sembrano a volte più spettatori che invitati, probabilmente preoccupati, o infastiditi, dall’incombenza di dover riferire all’altro genitore una cronaca della cerimonia. Altre volte, al contrario, hanno già fatto comunella, e allora si prestano volentieri a bombardare di riso la coppia di “papi e mami”.

Le nozze globalizzate offrono una vasta gamma: dall’ucraina bionda e polpacciuta che, di fronte a cinque invitati, convola con il pensionato smanioso di vivere qualcosa che somigli alla vita, alla rumorosa compagnia di africani riunitasi per festeggiare un “sì” della loro meglio gioventù.

Gli intimi si presentano solitamente assieme ai soli testimoni. Raramente spensierati, magari grazie ai biglietti per le Maldive acquistati da tempo. Più spesso disperanti per come, negli sguardi straniti e negli abiti un po’ raffazzonati, tradiscono un’inquietante mancanza di serenità. Come se, sposandosi, fuggissero da qualcosa.

Aggiungiamo i “poveri ma belli”, con un pugno di fedelissimi al seguito. Pronti a vestirsi di entusiasmo e a donarsi Speranza.

Sposi a Vicenza, un catalogo mai privo di sorprese.

 

nr. 41 anno XVII del 24 novembre 2012

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