NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Tra silenzio e luce e tra suono e silenzio

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Tra silenzio e luce e tra suono e silenzio

Teatro valle occupato: hai “chiuso dentro” 8 violoncellisti giovani perché scrivessero musica inedita e poi? È stato fatto un concorso?

Tra silenzio e luce e tra suono e silenzio (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)«Il Teatro Valle è occupato da due anni, si avvia al terzo anno, e mi avevano chiamato per fare un concerto e ci andava diversa gente come Stefano Bollani e mi sono detto: perché un concerto? Facciamo una specie di chiamata alle arti e vediamo cosa succede usando i network quindi Facebook eccetera, quindi abbiamo fatto una 72 ore non stop, la scorsa edizione. È stato molto divertente, è venuta un sacco di gente e quest’anno abbiano replicato, abbiamo fatto un cd, che si chiama “Cento cellos”, si trova ovunque, tutto fatto con budget bassissimo e tanto amore, entusiasmo e anche tanta follia. Abbiamo inventato un sacco di cose, ho suonato violoncelli di fieno, mi è arrivato di tutto, non so quante generazioni: la cosa bella è stato vedere i grandi violoncellisti arrivare ma anche gente che aveva appeso il violoncello al chiodo e anche gente che aveva comprato il violoncello 3 giorni prima e aveva imparato su Youtube! Era molto divertente questa cosa di trovarsi».

Vi siete messi con le spalle al pubblico, ognuno in una delle vie di Tebe. Come mai questa scelta?

«L’idea mi è venuta oggi entrando in questo luogo, unico, si sente, ti ritorna mentre suoni, lo senti vivere e respirare con te, mi è venuta perché il pezzo di Arvo Pärt è molto metafisico, è l’opposto di Caravaggio e Gesualdo: è solo bianco. Però è in pezzo che va intergrato e letto assieme allo spazio acustico che affronti in quel momento. Allora per me era questo lo spazio, domani in un altro luogo sarà completamente diverso».

Tra silenzio e luce e tra suono e silenzio (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Gesualdo da Venosa è un autore del ‘500 poi dimenticato, riscoperto nel XX secolo da musicisti come Stravinsky, anche Battiato e il regista tedesco Verner Herzog e so che anche nel jazz ci sono dei riferimenti e delle influenze.

«Lui apre al mondo armonico senza rendersene conto».

Ma il jazz non ha una tradizione completamente diversa da quella europea?

«Sì, ma attenzione però: in realtà ha subito attecchito in certe parti d’Europa, ma anche attinto, non dimentichiamoci certi riferimenti con Ravel, Stravinsky stesso, è una forma che con l’idea dell’ “’impollinazione” su una griglia, una struttura predefinita per l’impollinazione, all’interno di questa struttura è molto arcaica, è una forma molto praticata nel ‘5oo-‘600».

Ma come mai non è avvenuto prima che lui fosse così riconosciuto e come avviene che alcuni autori riescano ad essere così innovativi? Non sembra nemmeno musica del ‘500.

«Lì è un discorso molto lungo e complesso, in realtà devi mettere pure l’epoca, l’inizio del Barocco: Monteverdi, suo contemporaneo, in qualche modo apre la porta del Barocco dal Rinascimento e trasferisce il Rinascimento nel Barocco: è un’epoca di grande sperimentazione che li porta ad esplorazioni estreme che non sarebbero mai state più riprese».

Ma perché?

«È un classico! Anche nell’architettura e in altre forme».

Pubblico attentissimo, anche tanti bambini non solo nelle rime file poi accoglienza calorosissima. Dipende anche dal fatto che tu hai un approccio molto spigliato, diretto e naturale sia nei confronti della musica che del pubblico? È il tuo carisma?

«Non so risponderti».

Uno viene a sentire musica del ‘600, si immagina una cosa molto “istituzionale”…

«E sbagliano! Perché non è così, erano molto più informali all’epoca! Pensa a Corelli, siamo nel ‘700, a Roma aveva un’orchestra impensabile oggi, circa 200 elementi, quindi immaginati la sua musica suonata non solo da archi ma da 12 tiorbe, liuti, lui entrava in sala e per zittire il pubblico teneva nota una lunga forte finché il pubblico non si calmasse».



nr. 22 anno XVIII dell'8 giugno 2013

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