NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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“L’arte vera è l’emotività di chi la fa”

Parola di Antonio Rezza che con il suo coinvolgente Fratto X ha convinto il pubblico bassanese accorso al Castello degli Ezzelini. Per l’artista si riesce a trasmettere emozione solo se si riesce a viverla sul palco

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Fratto_X

Questa settimana al Castello degli Ezzelini di Bassano del Grappa, per la rassegna Operaestate, è andato inscena il nuovo spettacolo del duo Rezza - Mastrella dal titolo “Fratto_X” preceduto da un incontro col pubblico. Questo spettacolo sta avendo un grandissimo successo sia di pubblico che di critica, come sempre accade per le creazioni del celebre duo, ed è caratterizzato dalla flessibilità e dalla versatilità degli ambienti creati da Flavia Mastrella che Antonio Rezza, in scena con Ivan Bellavista, modifica e riadatta con il proprio corpo creando un’esperienza visiva fortissima sostenuta da un grande ritmo. Lo spettacolo si evolve in maniera sempre inaspettata, così come è spiazzante il momento in cui Rezza , parlando di un certo Mario, abbandona il palco per parecchi minuti facendo il giro da dietro il castello gridando parole sconnesse alternate al nome Mario. Applausi e bis con Mario.

 

Fratto_X (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Durante l’incontro col pubblico hai parlato di espressione astratta autoreggente, che non prevede la conoscenza del pubblico, cioè non genera l’empatia che si crea in spettacoli come “Vajont” o relativi ad altri episodi storici; non c’è quindi uno scambio su questo piano. Però chi ha già avuto esperienza dei tuoi spettacoli, una qualche relazione con ciò che vede ce l’ha.

Antonio Rezza: «Certo ma è arbitraria, è completamente autogestita, la prova schiacciante sono gli spettacoli: non hanno bisogno della comprensione sull’argomento, hanno bisogno della velocità, dell’energia e di uno scambio che sia corpo a corpo, non dell’argomento».

Tantissimi teatranti ma anche artisti di arti contemporanee performative, dicono che l’importante sia emozionare il pubblico: tu come vedi questa cosa?

«La cosa importante è che mi emozioni io, quando sto sul palco, perché se non mi emoziono io, non si emoziona nemmeno il pubblico. Quindi io vengo prima del pubblico perché l’arte vera è l’emotività di chi la fa, dopo diventa emotività di chi la vede se chi la fa si è privato del giudizio di chi la vede. Mi dispiace che si cerchi l’emozione prima che ci sia l’opera: prima emozionarsi su quello che si sta facendo, quindi non darsi scampo, essere in balìa di un’urgenza, e poi l’emozione di chi vede. Non si può partire dall’emozione di chi vede, quando ciò che dovrebbe essere visto non c’è, altrimenti si ragiona con gli occhi di chi vede, è scorretto».

Si diceva anche che secondo te non va bene che il pubblico debba essere guidato perché il pubblico deve perdersi, che non c’è un rapporto per cui l’artista debba guidare il pubblico. Effettivamente c’è un pubblico che delega all’artista una visione superiore, più aperta, c’è tanta gente che dice: “vado a vedere quell’artista perché mi dà un punto di vista diverso.”

«Su quello che già sa».

E vabbè!

«È un problema del pubblico».

Perché deve essere un problema?

«Perché è un problema, perché non è arte pura: puoi andare a vedere una serata di disimpegno dove vai a sentire cose che già sai, mica sto dicendo che non deve esistere il disimpegno».

Però chi viene a vedere uno spettacolo tuo in quel momento fa un atto di disimpegno?

«No perché sono diversi, tu vieni a vedere “fratto X” e ti chiedi: possibile che gli stessi autori abbiano fatto Io?” Sono stilisticamente due cose completamente diverse».

Però per quanto diversi siano, c’è qualcosa che ti connota per cui si dice che quello è lo stile di Rezza –Mastrella.

«Ma chiunque ha avuto uno stile, ma non ti connota perché non sa cosa viene a vedere: chi ha visto più spettacoli sa che si è sorpreso».

Tanti dicono che è importante che il pubblico si faccia un’idea sua.

«Il pubblico è importante nello scambio di energia, non nella previsione dell’opera perché se il pubblico diventa fondamentale nella previsione dell’opera, il pubblico diventa lo Stato e diventa repressore».

Fratto_X (Art. corrente, Pag. 3, Foto generica)

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