NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il grillo parlante

di Italo Francesco Baldo

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Il grillo parlante

Michelangelo: la libertà evangelica della fede gioiosa e operosa

 

VII PARTE

 

Introduzione

La riforma protestante che il frate agostiniano Martin Lutero diffuse in Europa, suscitò una vasta eco ed è alla base di moltissime altre proposte di riforma. I temi della riforma luterana erano in parte quelli di diversi altri riformatori dei secoli precedenti: la negazione del valore della gerarchia ecclesiastica, il richiamo alla Sacra Scrittura come unica fonte della fede, la negazione del Magistero del papa e dei vescovi, la poca considerazione della sacra tradizione e in generale un profondo richiamo ad una vita sobria, che era sfociata nel pauperismo, la necessità di una vita dedita al bene e alla penitenza con l’affermazione di un rigore morale. Nonostante più volte e con diversi concili sia particolari nelle singole diocesi sia in quelli ecumenici si fossero fatti precisi richiami, i cristiani non erano certamente “tutti santi” e spesso le mancanze, propriamente detti peccati, erano diffusi. La redenzione che l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù Cristo aveva salvato gli uomini, ma ogni singolo fedele doveva operare nella propria vita in modo che la salvezza divenisse efficace. In questa prospettiva s’inseriva l’analisi della libertà e della grazia divina. La tradizionale dottrina affermava la libertà dell’uomo entro il disegno di Dio e si deve proprio a Sant’Agostino la più importante riflessione sulla libertà e il mysterium iniquitatis, ossia il problema del male. L’uomo fin dalla sua creazione è un essere libero e questa sua libertà egli l’ha esercitata fin dal giardino dell’Eden, allorché deliberò di mangiare del frutto proibito. La libertà è per sua natura un’opzione intelligente al bene di fronte anche alla proibizione e al male, ma l’uomo non è né vincolato né predeterminato nemmeno da Dio nei suoi atti. Così come l’uomo non ha già segnato il proprio destino finale, ma egli con fede decide di seguire la Parola di Dio “per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.” (Romani 8, 21). La prospettiva della fede cristiana appare chiara, anche se può esservi il dubbio, tutto umano, di riflettere sull’onniscienza di Dio che tutto conosce e del suo potere di determinare ogni cosa. Certo Dio conosce l’uomo, ogni singola persona, unica e irripetibile, ma non lo predetermina nelle sue azioni. Infatti, l’uomo non ha una natura determinata e tale che le sue azioni siano condizionate. L’uomo non è condizionato nel suo essere nemmeno dal suo corpo, come ben attesta la capacità di agire e pensare liberamente nonostante gli impedimenti della natura materiale, come, ad esempio, le malattie. Esse interagiscono con la natura libera dell’uomo, ma la ragione, la coscienza superano anche i limiti imposti. Ritornano sovente in questa considerazione le espressioni sulla libertà di Pico della Mirandola di cui abbiamo riferito in precedenza. La dignità dell’uomo è la sua libertà, libertà totale e responsabile, tanto che i pensieri e le azioni non sono condizionate che dalle deliberazioni di ciascun uomo, siano essi per il bene, realizzazione della dignità, oppure volti al male.

02_02_dante_alighieriopinioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) 

Dante Alighieri di Andrea del Castagno

 

Il dibattito sulla libertà è probabilmente il principale che l’uomo affronta di fronte a Dio e molte sono state le riflessioni, ma se possiamo rintracciare una costante, questa è che la libertà è il più gran dono che Dio fece all’uomo che, cosa che Dante propone sia nel Paradiso sia nel De Monarchia (L.I, cap.14 traduzione di Marsilio Ficino del 1468):

“Come la humana generatione, quand’è massime libera, ottimamente vive.

 

Item, l’umana generatione, quando è massime libera, hottimamente vive; e questo sarà manifesto se ’l prencipio della libertà si dichiara. Però è da ·ssapere che ’l prencipio primo della libertà nostra è la libertà dello arbitro, la quale in boccha hanno molti e pochi nello intelletto. Perché insino qui e’ pervenghono, che dicono e libero arbitrio essere libero g[i]udicio di volontà”

Una libertà autentica non è l’esecuzione di ciò che indica la volontà, ma il retto giudizio, ché, altrimenti, la volontà senza raziocinio potrebbe affermare che il triangolo ha tre angoli uguali a tre retti; il che può essere espresso dalla volontà senza raziocinio, ma una volontà retta dal raziocinio no. Infatti, prosegue Dante solo tenendo in grande considerazione la libertà noi siamo veramente uomini e così prosegue nel capitolo citato:” Per questo ancora è chiaro che questa nostra libertà, hovero el prencipio d’essa, è el magiore bene che Iddio alla humana natura abbia atributo — come g[i]à io dissi nel Paradiso della mia Commedia — inperò che per questo dono noi siamo qui felici chome huomini, et altrove come iddii.”

Una prospettiva chiara e alla quale le riflessioni anche successive alla riforma luterana, si richiameranno da parte cattolica fino ad oggi, ricordando l’importante enciclica Libertas, di cui parleremo, di Leone XIII del 1888 che fin dall’inizio ricorda:” La libertà, nobilissimo dono di natura, proprio unicamente di creature dotate d’intelletto e di ragione, attribuisce all’uomo la dignità di essere "in mano del proprio arbitrio" e di essere padrone delle proprie azioni.” San Tommaso d’Aquino, il grande pensatore, ha affrontato il tema della libertà e con la chiarezza che gli è propria. Nella Summa theologiae (p.II. Proemio) afferma:” Come insegna il Damasceno, si dice che l'uomo è stato creato a immagine di Dio, in quanto l'immagine sta a indicare «un essere dotato d'intelligenza, di libero arbitrio, e di dominio sui propri atti» perciò, dopo di aver parlato dell'esemplare, cioè di Dio e di quanto è derivato dalla divina potenza conforme al divino volere, rimane da trattare della sua immagine, cioè dell'uomo, in quanto questi è principio delle proprie azioni, in forza del libero arbitrio e del dominio che ha su se stesso. “ Ne segue quindi che la libertà dell’uomo esiste in funzione dell’essere umano stesso e non dipende da altri; altrimenti non sarebbe libertà: Infatti l’uomo non può determinarsi e seguire il proprio destino se non attraverso la libertà e nel fruire della libertà che, ripetiamolo è opzione al bene, egli mira alla felicità o beatitudine che è la consapevolezza della redenzione come premio della virtù. Prosegue il Dottore affermando che la beatitudine è operare il bene e questo (Summa Theologiae, p.II, q.2.art.3):” è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso.”

Questa prospettiva non fu di Lutero che accentuò la visione di origine agostiniana sulla predestinazione e soprattutto ebbe una visione negativa della possibilità dell’uomo, mediante la sua libertà, di cercare e ottenere il bene. L’unica possibilità è l’intervento di Dio stesso e l’uomo non può che sottomettersi a questo.

Erasmo da Rotterdam comprese proprio questa direzione del dottore tedesco, che è stata una prospettiva di enorme cambiamento della concezione antropologica nel mondo cristiano.Il pensatore fiammingo, colse il nocciolo stesso della nuova direzione che la cristianità con il protestantesimo intraprendeva. Negare la libertà dell’uomo significava approdare ad una nuova visione dell’uomo stesso e del suo ruolo nel creato.

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Erasmo di Holbein il Giovane

 

Erasmo da Rotterdam: De libero arbitrio

Erasmo, esperto nella Sacra Scrittura aveva già all’epoca in cui iniziò la sua riforma Lutero, una vasta fama, ascoltato da sovrani, papi e da gran parte della cultura filosofica e teologica, aveva proposto fin dalla sua giovinezza, una visione “di pace” per l’uomo e in modo particolare per l’uomo cristiano, come attesta la sua prima opera Oratio de pace et discordia contra factiosos e l’altro grande capolavoro sul tema il Lamento della pace (in Pace e guerra, Roma, Salerno, 2004). Erasmo pone Gesù Cristo al centro della sua prospettiva, cogliendo il grande significato umano dell’incarnazione e della redenzione che avviene nell’uomo mediante la libertà di seguirlo. Con chiarezza indicò nella lettura e meditazione della Bibbia che studiò e pubblicò emendandola il fulcro della fede; nell’Enchiridion Militi Christiani (Il milite cristiano). Erasmo contrappone alla cultura teologica, la fede religiosa.

Il cristiano è un uomo nuovo, un uomo che rinasce cfr. Romani 6,6-7:” Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.” Erasmo fu stimato dallo stesso Lutero che nel 1519 lo invitò a far parte della riforma, ma il pensatore privilegiò sempre, pur riconoscendone gli errori, l’unità e la concordia della cristianità e non a caso i suoi ultimi scritti pubblicati nel 1535 sono dedicati proprio a ciò: Precatio pro pace ecclesiae e De sarcienda ecclesiae concordia e proprio nell’Echiridion aveva sostenuto che “pace, amore e libertà” sono indicazioni apostoliche (Lipsiae, V. Schumanni, 1521, foglio XXIX).

Il fiammingo fece sua la visione della libertà quale il cristianesimo aveva elaborato e che l’umanesimo con Pico della Mirandola aveva esaltata. Nella libertà si esprime il cristiano e a questa direzione Erasmo si tiene ben fermo quando nel 1524 pubblica il De libero arbitrio collatio (tr. it. I. Pin, Pordenone, Studio Tesi, 1989) dove egli stesso dichiara che di fronte a coloro che hanno già dato risposta a Lutero sulla sua visione del servo arbitrio, il più radicale riformista Rudolf Bodenstein/Carlostadio (1480-1541) e l’oppositore Johann Maier/ Johannes Eck (1486-1543): ” Erasmo ha il coraggio di mettersi a confronto con Lutero? Una mosca con un elefante?” (ivi, p.3). Sì, avrà il coraggio di affermare il fiammingo e con argomentazioni precise e dettagliate, senza pregiudizio nei confronti di Lutero. Ricordiamo che anche Erasmo era critico sulla questione delle indulgenze e in modo particolare sul come erano predicate. Pur conoscendo l’opinione, negativa, di Lutero nei suoi confronti e di tutti gli uomini di cultura. Erasmo dichiara che la prospettiva del tedesco è contro la concordia della chiesa e se Lutero “ ha più sapere in un dito mignolo di quanto ne ha Erasmo in tutto il corpo (Ivi, pp.5-6) proprio questa sua conoscenza non gli ha comprendere che “sarebbe bastato tenere per valido quanto abbiamo appreso dagli scritti sacri” sul tema del libero arbitrio per risolvere la questione. La vita del cristiano è via alla salvezza e nessuno deve perdere la speranza del perdono di Dio per quello che commette, se l’uomo invece è predestinato a che vale la penitenza stessa cui si richiama Lutero nella prima delle 95 tesi: ” Il Signore e nostro maestro Gesù Cristo, dicendo: «Fate penitenza, eccetera», volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.”

Erasmo invece parla di un libero arbitrio che definisce “forza della volontà umana, per la quale l’uomo può dedicarsi alle cose che lo portano alla salvezza eterna o allontanarsi da esse” E riferendosi al capitolo 15°(14-20) del Siracide o Ecclesiastico ricorda:

”Egli da principio creò l'uomo

e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.

Se vuoi, osserverai i comandamenti;

l'essere fedele dipenderà dal tuo buon volere.

Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua;

là dove vuoi stenderai la tua mano.

Davanti agli uomini stanno la vita e la morte;

a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.

Grande infatti è la sapienza del Signore,

egli è onnipotente e vede tutto.

I suoi occhi su coloro che lo temono,

egli conosce ogni azione degli uomini.

Egli non ha comandato a nessuno di essere empio

e non ha dato a nessuno il permesso di peccare”.

 

“Perciò- sostiene Erasmo – l’uomo dotato di una capacità naturale di distinguere il bene dal male, ha deciso liberamente di compiere il male, ma ciò non ha distrutto la possibilità della sua salvezza. La grazia di Dio e la sua libertà portano l’uomo a riflettere su se stesso e nell’amore, il bene, a Dio seguire la sua strada, ma se il suo cuore si allontana e non vuole ascoltare, allora egli seguirà il male. Ciò, riferendosi al Deuteronomio, capitolo 30°, afferma Erasmo si ha chiaro che è la libertà dell’uomo ad orientarlo al bene o al male:” Altrimenti, sarebbe stato come dire ad un uomo, così legato da non poter stendere il braccio se non a sinistra: « Ecco, a destra hai dell’ottimo vino, a sinistra del veleno, allunga la mano a quello che vuoi». (Ivi, p.27).

Infatti, l’uomo è libero perché la somma libertà gli ha dato questo dono e se l’uomo potesse disporre della sua coscienza in modo libero, che senso avrebbe la stessa Salvezza? Deus vult omnes salutari. Dio vuole che tutti si salvino, ma in questo non vi è mai una costrizione assoluta. Certo la salvezza è fatica e il dono della Grazia e la via della santificazione, aperta universalmente, richiedono un uomo nuovo, come afferma san Paolo, ma ogni persona umana è responsabilità della sua salvezza.  Di contro Lutero ritiene il libero arbitrio, prima della grazia “un’invenzione riguardo alla realtà o un’etichetta senza sostanza, perché nessuno ha in proprio potere di pensare nulla di bene o di male, ma tutto come insegna giustamente l’affermazione condannata di Wiclif sulla fermezza, avviene assolutamente per necessità” (Ivi, p.39).

Erasmo richiamandosi alle Scritture, prima di tutto considera la reciprocità d’azione tra Dio e l’uomo. Dio ha salvato l’uomo, ma ciascun uomo deve salvarsi in Cristo: “Se il Signore non edificherà la casa, invano faticano quelli che la costruiscono. Se il Signore non custodirà la città, invano veglia chi la sorveglia.” (Salmo 126, 6). Così Dio ha donato la salvezza, ma ad essa ci si può sottrarre, perché Dio non si sovrappone sempre e in ogni modo, ossia necessariamente alla volontà dell’uomo. Basterebbe ricordare la figura dell’Innominato manzoniano che nella personale riflessione scopre/riscopre la grazia che Dio dà a ciascun uomo e decide di operare il bene e negare il male che avrebbe potuto compiere.

Lutero, afferma Erasmo, si serve anche lui di passi delle Scritture, ma li usa retoricamente per dimostrare ciò che è per lui già una conclusione, ossia che l’uomo non è libero. L’affermazione di san Giovanni evangelista (cap.15°): « Senza di me non potete far nulla » può essere utilizzata per negare il libero arbitrio, ma essa è evinta dal contesto della salvezza. Afferma Erasmo, (ivi, p.58): ”È, però, verissimo che senza Cristo non possiamo fare nulla, nel senso che là parla del frutto del Vangelo, che non tocca se non a quelli che restano uniti alla vite, che è Gesù Cristo”. Quindi l’uomo che si unisce liberamente a Cristo nulla può fare senza di Lui. È da Lui che viene la grazia che ci rende graditi a Dio, ma “ non è che intanto la nostra volontà non faccia nulla…” è come il capitano che avendo portato la nave fuori dalla tempesta, non dice io l’ho salvata, ma “ Dio l’ha salvata” (ivi, p.59). Così come san Paolo si deve sempre affermare che “la grazia di Dio è con me” (I. Corinti, 15), perché il cristiano sa che Cristo vive in lui, perché Lui è stato elevato a pietra angolare della vita stessa nella consapevolezza (Romani, cap.8) che lo Spirito soccorre la nostra debolezza. Certo il libero arbitrio, il dono di Dio, agisce e agisce bene quando agisce in sintonia con la Grazia di Dio. L’uomo che eleva il Vangelo a sua vita, è pienamente libero perché l’autentica libertà è il seguire e fare il bene. Eliminare il liberto arbitrio, significa rendere l’uomo solo “una creta”, ma Dio la modellò donandogli la libertà, il volere il bene e il rifiutare il male, che unita alla Grazia santificante, lo costituisce come persona (carne, ossa e anima) capace di ricevere in lui l’azione salvifica di Dio nell’incarnazione, crocifissione e resurrezione di Gesù Cristo. Lutero, escludendo il libero arbitrio, nega le stesse scrittura cui crede di appoggiarsi e una dottrina veneranda di tanti secoli. Il riformatore Lutero sulla scia dello scandalo delle indulgenze, che, se ben intese, sono una pratica morale per conseguire un premio morale, ha finito con il negare in toto la libertà dell’uomo (ivi, p.82), considerandolo solo come una “cera” nelle mani della sola Grazia di Dio, che elargirebbe “salvezza” senza badare ai meriti (ivi, p79). Con la negazione del libero arbitrio nasce una nuova visione antropologica nuova, contraria a quella consolidatasi nei secoli e che apre, secondo Erasmo ad una visione nella quale prevale la dimensione negativa piuttosto che quella positiva, rendendo quasi crudele Dio, che, a causa del  peccato di uno, inferisce tanto contro il genere umano, anche se chi l’ha commesso è rinsavito, e ha pagato pene così pesanti per tutta la vita. Poi, quando affermano che anche quelli che sono stati giustificati per messo della fede non fanno altro che peccare, al punto che, con l’amare Dio e coll’aver fede in Lui, ci rendiamo degni del suo odio, rendono qui ben angusta la grazia di Dio, la quale giustifica l’uomo per fede e tuttavia non lo fa restare altro, ancora, che puro peccato” (ivi, pp.79-80), bisognose di essere sempre e solo in penitenza come diceva Lutero-

Una presa di posizione quella d’Erasmo molto netta e precisa, che indisporrà il riformatore che l’anno successivo, 1525, nel pieno della guerra dei contadini, risponderà all’umanista, in toni “bellici”. Ciò che Erasmo ha difeso è il gran dono di Dio, consapevole che l’autorità delle Scritture lo giustifica e soprattutto perché l’uomo deve avere un ruolo attivo nella sua vita e nel creato. L’uomo senza libertà è solo una coscienza della sua impotenza e soprattutto, com’è accaduto, potrà considerarsi “libero” nella propria volontà, tanto egli non è parte attiva nella sua salvezza. È quella concezione di libertà negativa che fa coincidere la libertà stessa con il volere psicologico legato al momento e non ad un progetto globale di vita. Su ciò ritorneremo quando avremo occasione di riflettere sulla libertà nel mondo contemporaneo.

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 M. Lutero di Lucas Cranach

 

Martin Lutero De servo arbitrio

Il 1525 è una data importante per Martin Lutero, nei territori imperiali, in Isvizzera, Austria e nel Tirolo e in Trentino infuria la guerra dei contadini, capeggiata da Thomas Müntzer (1489 – 1525), un pastore protestante tedesco, che il riformatore condanna con lo scritto Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini, appoggiando i principi nella repressione, perché il loro capo qualificato come “arcidiavolo”, le governa per preparare rapine assassini. Nel mentre si schiera con il potere costituito come farà sempre la chiesa protestante anche nell’epoca hitleriana, Lutero risponde al mite Erasmo con uno scritto, De servo arbitrio, in cui confuta l’umanista e precisa il suo pensiero sul tema della coscienza e della libertà. “Un’opera polemica complessa e non poco farraginosa”, giudica la curatrice dell’opera luterana, F. De Michelis Pintacuda, nell’Introduzione all’edizione italiana (Torino Claudiana, 1993, p.8), ma molto cara al riformatore. Lutero riconosce che Erasmo ha colto nel segno con il de libero arbitrio, poiché la coscienza e la sua libertà sono il punto decisivo della condizione umana rispetto a tutti gli altri esseri terreni.

Per Lutero la sola grazia divina salva l’uomo, egli non ha la possibilità di cooperare con essa, perché “l’uomo è schiacciato tra il dominio di Dio ovvero quello di Cristo e quello di Satana che lo cavalcano come una bestia da soma” (F. De Michelis Pintacuda, Introduzione, op. cit. p.49).

L’uomo è condotto a Cristo non per la sua forza, ovvero libertà, ma per la grazia di Dio che strappa dalla malvagità del presente e dal potere delle tenebre.(ivi, p.51). Tutto dipende da Dio, a Lui solo appartengono libertà, servitù e l’uomo nulla può, nemmeno nelle cose terrene, come la guerra. N’è esempio proprio quanto Lutero afferma a proposito dell’invasione dei Turchi dopo la battaglia di Mohács, battaglia combattuta il 29 agosto 1526; scrive il riformatore: “si Turcae invadant, illa est voluntas Dei cui resistere non licet, nel mentre Erasmo ritiene invece lecito combattere l’invasore (Guerra ai turchi, in Pace e Guerra, a cura di I.F. Baldo, Roma, Salerno, 2004).

Sulla base della Sacra Scrittura Lutero sostiene la sua tesi e nella sua visione antropologica anziché ritenere che il messaggio cristiano approdi alla pace, come in Erasmo, egli sostiene che vi è necessità di turbamento che fa comprendere il tentativo di dominio di Satana nel mondo. Per questo l’uomo non può nemmeno tentare di instaurare un regno di Dio sulla terra, come intendevano fare i contadini rivoltosi, condannati perché non si abbandonano a Dio, l’unico signore cui appartengono potenza e gloria. L’uomo non decide il proprio destino, può solo accogliere la grazia di Dio che lo salva.

Lutero nel suo scritto, che è anche un compendio della sua visione teologica, polemizza con Erasmo e i suoi “poveri argomenti, espressi con eleganza” (de servo arbitrio, p.73), ma non degni in realtà di essere replicati, perché si dovrebbe abbandonare “tutti quelli che fanno i fanfaroni “ e portano in trionfo Erasmo (ivi, pp.74-75). Lutero, Maestro delle Arti e della Sacra teologia, con puntigliosità ribadisce a tutto lo scritto di Erasmo. Basti pensare che mentre l’opera di Erasmo è di 84 pagine, quella di Lutero è di ben 344. Un saggio che il riformatore considerava basilare sia per criticare Erasmo e pure la sua conoscenza delle Scritture e tutto l’umanesimo, ma anche una visione della Chiesa e dell’uomo. Tra un retoricamente considerare “bravo” Erasmo e critiche senza alcuna possibilità di ribattere, Lutero conduce la sua disamina dello scritto erasmiano, ribadendo continuamente che l’uomo nulla può di fronte a Dio e se ammette la sua libertà, allora egli non è cristiano (ivi, p.93). Infatti: ” Per il cristiano è prima di ogni altra cosa necessario e salutare sapere che Dio non ha alcuna prescienza in forma contingente, ma che prevede, prestabilisce e compie ogni cosa con immutabile, eterna e infallibile volontà.” (ivi, p.95) Il volere degli uomini è volubile, necessità condizionale e non può prevalere sulla volontà immutabile di Dio, necessità assoluta. Per questo l’uomo non può che abbandonarsi alla misericordia di Dio. Sapere che cosa vuole Dio è il compito del cristiano, non si devono mescolare le opinioni umane, sempre sofiste, con quelle di Dio (ivi, pp.101-102). Vano dunque è il sapere degli uomini, soprattutto di quelli non cristiani, l’unica realtà è quella contenuta in forma immutabile nelle Sacre Scritture, le uniche alle quali è possibile riferirsi. Esse non affermano la libertà dell’uomo, ma il solo necessario abbandono dell’uomo a Dio, perché lui governa questo mondo corporale, nelle cose esteriori e la ragione non può mai prevalere su quanto Dio stabilisce (Ivi, p.409); Commentando l’Epistola ai Romani di san Paolo, Lutero mette in risalto, contrariamente ad Erasmo, come vi sia una “totale irrilevanza delle opere per la giustizia dell’uomo davanti a Dio.(ivi, pp.385-395). Per Lutero l’umanità corrotta e inclina solo alla malvagità dato che la sua natura originaria è stata distrutta dal peccato di Adamo ed Eva (ivi, p.320 ss.) e ne risulta pertanto l’impotenza umana di fronte al peccato, tanto che l’uomo è preda sempre del peccato e solo Dio con la sua Grazia può salvarlo. L’errore di Erasmo è di ritenere che l’uomo abbia conservato l’originaria disponibilità al bene e che la salvezza di Gesù Cristo sia grazia cui l’uomo può collaborare. Lutero nega tutto ciò, l’uomo non può cooperare con Dio (ivi, p.352); infatti, a che scopo la Grazia se l’uomo fosse capace di agire bene? Le buone azioni non giustificano l’uomo, esse sono cerimoniali e solo nella coscienza dell’essere peccatori e sempre penitenti.

 La libertà umana è solo negativa, perché induce alla schiavitù del peccato e quindi Satana. (ivi, p.391) di cui tutto il mondo è pieno. Non a caso i difensori del libero arbitrio negano lo stesso Cristo, che non è “un dolce mediatore, ma un terribile giudice che si sforzano di placare con le intercessioni della Vergine e dei santi e con l’escogitazione di numerose opere, riti, osservanze, voti, con i quali fanno di tutto perché Cristo, placandosi, doni loro la grazia” (ivi, p 396). Proprio quella visione di assoluta sudditanza dell’uomo a Dio, che tutto decide, è ribaltata da Lutero ad Erasmo.

La coscienza umana preda del peccato non ha vera libertà, perché egli è preda della sua instabile volontà. Solo quando l’uomo comprende il “sia fatta la tua volontà, come in cielo, così anche in terra”, come afferma il Pater noster, allora egli si mostra come cristiano e può, ma non necessariamente, ricevere la Grazia di Dio. Simul iustus et peccator è l’uomo secondo Lutero, ossia di essere vero peccatore e di essere totalmente e contemporaneamente giustificato. La dottrina della Chiesa cattolica, così si esprimeva il cardinale J. Ratzinger nel 1999 nel mensile “30Giorni” n.6: ”Se uno non è giusto non è neanche giustificato. La giustificazione, cioè la grazia che c’è data nel sacramento, rende il peccatore nuova creatura, come dice san Paolo. Ma rimane, come afferma il Concilio di Trento, la concupiscenza, cioè una tendenza al peccato, uno stimolo che porta al peccato, ma che, come tale, non è peccato.”

Con molta enfasi e richiamando Erasmo a rinunciare al libero arbitrio, Lutero chiude il suo scritto, che mostra una nuova concezione dell’uomo e della sua libertà; concezione che verrà ancor più accentuata dal riformatore Calvino. Il riformatore ginevrino proporrà una visione ulteriore, ossia la possibilità per l’uomo di comprendere se il suo destino sarò positivo e ciò avverrà se avrà successo nel lavoro. La coscienza, come la libertà, non avrà alcun ruolo, essa si deve abbandonare a Dio che tutto ha stabilito. Se di libertà s’intende parlare essa è solo l’espressione della volontà contingente che è lontana da Dio.

 

Considerazioni

Erasmo ribadisce nuovamente a Lutero nel 1526 con lo scritto Hyperaspistes Diatribae adeversus Servum arbitrium Martini Lutheri (Superscudo protettivo della Diatriba contro il servo arbitrio di Martin Lutero) e la Purgatio adversus epistolam non sobriam Martini Lutherui (Purga contro una lettera non sobria di Martin Lutero, ribadendo i suoi argomenti. Infatti, per l’umanista la fede è la condizione grazie alla quale l’uomo può deliberare tra bene e male. Lutero invece ha una visione dell’uomo come sola sudditanza a Dio, ma un Dio che non favorisce tutti gli uomini con la Grazia, ma solo chi Lui ritiene, l’uomo, infatti, è un disperato che nella disperazione sente che può solo abbandonarsi a Dio, Erasmo con la sua visione positiva sa che l’uomo è libero di operare il bene e pertanto è parte attiva della salvezza che Dio ha dato agli uomini. (cfr. G. Faggin, Lutero ed Erasmo, in AA.VV., Lutero e la riforma, Vicenza, Accademia Olimpica, 1985, pp.19-29).

Un tentavo di conciliazione della prospettiva sulla libertà elaborata dal mondo cattolico e quella di origine luterana sarà compiuto dal gesuita Luis de Molina (1535-1600) che riteneva possibile congiungere il piano della conoscenza divina con quella umana. La Grazia e la libertà umana possono essere congiunte, in quanto l’onniscienza di Dio può prevedere la possibile futura adesione dell’uomo alla Grazia. Ricordiamo che Tirso de Molina, il frate Gabriel Tellez (1584-1648) scelse come nome d'arte appunto Tirso de Molina per omaggiare il suo maestro. Tirso è un famoso esponente del teatro spagnolo del Siglo de oro autore del Don Giovanni. Il beffatore di Siviglia. Il molinismo fu dichiarato eretico, come lo sarà per temi similari anche il giansenismo e, in ambito riformato, il pensiero dei quaccheri di George Fox (1624–1691).

Solo il 31 ottobre 1999 fu pubblicata una Dichiarazione congiunta circa la dottrina della Giustificazione tra la Chiesa cattolica con il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale J. Ratzinger ed esponenti della Federazione Luterana Mondiale sul tema- Il Prefetto dichiarò che ciò costituiva un importante passo in avanti perché proprio questo era il tema che aveva scatenato l’onda della riforma. Non è stata cambiata la dottrina della Chiesa cattolica elaborata dal Concilio di Trento ma si cercavano e si cercano nuovi orizzonti ecumenici, secondo le indicazioni del Concilio vaticano II, di unità, proprio come avrebbe desiderato Erasmo.

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Giandomenico Tiepolo Mondo nuovo

 

In realtà Lutero non intese ragioni per l’unità della Chiesa e andò per la sua strada, rifiutando perfino l’autorità di un Concilio e la sua nuova visione antropologica e religiosa sulla fede, la pace e la libertà avrà conseguenze diverse nel mondo riformato, mentre nel mondo cattolico la dottrina della Grazia, della libertà e della giustificazione avrà la sua definizione nel Concilio di Trento.

Con la prospettiva della riforma inizia a nascere un mondo nuovo, quella visione della libertà che per molti è solo nella volontà umana e questa scissa da qualsiasi determinazione divina. Se Dio prestabilisce tutto, allora io possa fare quello che voglio, perché qualsiasi cosa io possa compiere sia di bene che di male non inficia l’eterna decisione di Dio.

Un mondo nuovo per la libertà, ma più che di libertà dovremo parlare di  scelta dipendente solo dall’individuo e dal suo soggettivo modo di rapportarsi ed agire nel mondo.

 

nr. 02 anno XIX del 18 gennaio 2014



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