NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Uno, trino e coro

Peppino Mazzotta ha portato in scena al Comunale Radio Argo sintesi della trilogia “Orestea” di Eschilo, nello spettacolo è lui ad interpretare tutti i personaggi compreso anche il coro

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Radio Argo

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

 

Si è conclusa la rassegna “luoghi del contemporaneo- prosa” al ridotto del TCVI con uno spettacolo che ha vinto il premio nazionale della critica nel 2011 e il premio Annibale Ruccello al Positano teatro festival. Iideato e diretto da Peppino Mazzotta che interpreta da solo tutti i personaggi, coro compreso, scritto dal poeta Igor Esposito, “Radio Argo” è la sintesi efficace della trilogia “Orestea” di Eschilo. Uno spettacolo intenso che abbiamo analizzato insieme al protagonista.

Agamennone deve partire per la guerra, fa uccidere la figlia Ifigenia. Clitennestra invita il marito vincitore a entrare in casa calpestando dei tappeti rossi in suo onore, questi red carpet che in realtà sono un’allegoria del sangue che lei gli farà versare perché vuole vendicare la figlia. Quali sono i precedenti esempi di scrittura così simbolica e psicologicamente articolata?

Radio Argo (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Peppino Mazzotta: “Prima della tragedia greca c’era l’epica e tutto il mondo leggendario, poi quello che è diventato letteratura epica. A noi è arrivato quasi esclusivamente Omero. La figura di Oreste nasce come archetipo in Grecia ma quella di Amleto, riferita alla mitologia norrena scandinava, è praticamente lo stesso eroe tragico, stessa struttura sia dal punto di vista narrativo che simbolico. Alcuni elementi archetipici, anche se non a livello culturale, li condividiamo a un livello più profondo che oggi diciamo inconscio e che i greci sono riusciti a toccare e a spiegare”.

Le pulsioni e gli archetipi sono gli stessi che ricorrono sempre attraverso i secoli: perché ci sono grandi autori che decidono di affrontarle? E ci sono degli autori che riescono a renderle meglio, quando si parla dei greci si parla sempre anche di Shakespeare.

“I poeti tragici erano dei drammaturghi, sapevano quali erano gli elementi che funzionavano per l’attenzione del pubblico. lo stesso Aristotele consiglia come scrivere una tragedia: scrivere cose cruente, soprattutto di assassinî all’interno della famiglia, il sangue ecc. Da una parte c’era la volontà di mostrare un ordine etico e costituito che si rompe e che poi l’eroe ricompone attraverso il sacrificio. Andavano a reperire e a pescare le trame e i soggetti nell’epica e nella leggenda trasmesse oralmente, dopo la modificavano in funzione del fatto che fossero efficaci dal punto di vista della narrazione. Non basta il contenuto, devi elaborare una struttura, ecco perché loro sono l’elemento fondante. I più grandi sceneggiatori americani di sempre hanno poi teorizzato e scritto sulla struttura narrativa riferendosi quasi esclusivamente a quella delle tragedie greche: quindi i tre atti, il mondo ordinario, il mondo straordinario. Aristotele è molto preciso in questo, dice di utilizzare le tecniche dell’agnizione, cioè del riconoscimento, e quella che loro chiamavano della peripezia: raccontate delle storie dove tutto sembra andare in una direzione poi ad un certo punto mettere una peripezia, qualcosa che ribalta completamente la vicenda. Questo crea attenzione. Se pensi ad Edipo: una storia in cui l’eroe subisce di tutto ma per l’effetto di uno scambio di persona, cioè per il fatto che è qualcuno che non sa di essere e dopo, ad un certo punto, più o meno ai due terzi della narrazione, si fa scoprire al pubblico (e anche a lui), che invece non è quello che pensa di essere. Gli americani hanno saccheggiato i greci e anche Shakespeare si riferiva alle strutture greche, poi essendo il gigante che è stato le ha anche raffinate”.

Clitennestra vendica la figlia uccidendo il marito. Il coro la maledice e il figlio Oreste vendica il padre uccidendo la madre. C’é uno sbilanciamento dei ruoli? Sembra che le donne siano più penalizzate.

“È un dato culturale storico, Clitennestra rappresenta la femminilità negativa: si fa subito un’amante, poi uccide il marito”.

Tra l’altro l’amante è il cugino di Agamennone.

“Sì, Egisto, figlio di Tieste a cui il papà di Agamennone ha fatto mangiare i figli. Eschilo parte dal ritorno di Agamennone dalla guerra di Troia, ma in effetti i problemi di questa famiglia erano precedenti perché il padre di Agamennone, Atreo, per un tradimento, invita il fratello, gli uccide i figli e glieli fa mangiare. Poi Tieste lo scopre ma è troppo tardi e per vendicarsi di Atreo, giace con la figlia e nasce Egisto che è fratello e figlio della donna che lo ha partorito e che ha il compito di vendicarsi sulla stirpe di Atreo, quindi su Agamennone. Qui sono tutti maschi, donne ancora non ne sono morte, la prima a morire è Ifigenia. La stessa Clitennestra, che è considerata una femminilità non gradita perché aggressiva, prende decisioni, decide di vendicarsi ecc, difatti è una donna che già ha subìto una cosa terribile prima delle vicende dell’Orestea perché lei era già sposata, aveva un figlio, Agamennone la vede, se ne innamora e per averla ammazza marito e figlio di lei, poi la sposa, lei gli dà dei figli e lui poi le uccide anche la figlia, di conseguenza lei avrebbe anche “buoni motivi”. Però poi Oreste viene assolto dal tribunale, perché si stabilisce che l’assassinio di un maschio è più grave dell’assassinio di una femmina, perché all’epoca si credeva che la funzione creativa della vita fosse del maschio, la donna era un contenitore. Lì è nato il diritto, il tribunale, si è detto: non è più il destino, il fato, gli dei, siamo noi uomini che decidiamo sul destino di noi stessi. Questa è una cosa ancora oggi importantissima, che è nata su un errore giudiziario perché loro hanno assolto una persona sulla base di una credenza scientifica che poi si è visto che non è così”.



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