NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Che dire della “storia”?

di Italo Francesco Baldo

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Che dire della “storia”?

G. De Chirico, Clio, la musa della storia

 

Introduzione

Che cosa sia la storia e quale importanza abbia è stato dall’antichità un tema preciso di riflessione, tanto che essa è posta sotto gli auspici di una musa, Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano.

Nel corso dei secoli molte visioni della storia – da quella di Tucidide, a quella di Cesare, Cicerone, Luciano, Tacito, Tito Livio, Isidoro di Siviglia, J. G. Droysen, K. Marx, J. Le Goff., P. Sambin, A. Stella. Ognuno di questi studiosi ci ha fornito attraverso le sue opere una concezione generale e qualcuno l’ha utilizzata nello scrivere la storia. Il de bello gallico è un capolavoro con Cessare stesso che in terza persona, descrivere la conquista di un territorio, ma anche l’Historia medii aevi a temporibus Constantini Magni ad Constantinopolium a Turcis captam, et cum notis perpetuis ac tabulis synopticis iterum edita di C. Keller detto Cellarius (1638-1707), edita a Jena nel 1689, la prima vera storia di quel periodo. Si noti che i limiti temporali del medioevo non sono quelli in uso. La storia con l’ottocento, in particolare con la corrente filosofica del positivismo, cercò di maturare uno statuto “scientifico” e “perdere”, per così dire, la struttura di una semplice narrazione degli accadimenti. Ben presto anche la visione scientifica fu “coperta” da visioni ideologiche come quella di K. Marx. Per il pensatore di Treviri la storia deve essere letta solo dalla sua struttura, quella economica e tutto il resto, la sovrastruttura, dipende solo ed unicamente dalla produzione dei mezzi di sussistenza (cfr. Per la critica dell’economia politica, tr. it. E. Cantimori Mezzomonti, Introduzione di M. Dobb, Roma, Editori Riuniti,1969, p.5). Diverse, ma egualmente ideologiche, le letture della storia in chiave nazionalistica, o addirittura agiografica di certi dei totalitarismi di ogni specie.

Lo storico francese Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014), recentemente scomparso, ritiene che per “ricostruire” la storia sia necessario conoscere anche la storia del q quotidiano, servendosi di tutti gli aspetti, e delle nuove scienze come la biologia,, ma anche l’etnologia e la sociologia. In questo riaffermando il principio che lo storico deve sempre consultare tutto il materiale che il passato ci ha lasciato, come diceva G. Turmair detto l’Aventinus (1477-1534) nei suoi Annales ducum Boyariae, nel quale affermava che per le sue ricerche si era servito. Privati archivi, biblioteche, opuscoli, manoscritti, tavolette votive, narrazione, fasti, annali, diplomi pubblici e strumenti pubblici, frugando ed esaminando statue, reliquie, lapidi, trofei, iscrizioni funebri, dipinti, epigrafi, chiese, in una parola tutte le testimonianze dell’antichità.”

Consapevolezza della ricerca quindi, ma anche prudenza, quella che indicava J. Bodin (1529-1596) nel suo Methodus ad facilem historiarum cognitionem del 1599, ossia sapere che la “storia umana, deriva in gran parte dalla volontà degli uomini, che è sempre mutevole, non ha una direzione determinata […]; infatti, “ Ogni giorno si hanno nuove leggi, nuovi costumi”. (cfr. F. Chabod, Lezioni di metodo storico, Bari, Laterza, 1972)

Così grande attenzione alla storia e soprattutto da parte di coloro che sono chiamati ad avvicinare a questa disciplina i giovani. Intendo parlare degli insegnanti che hanno questo difficile compito, perché se l’obiettività non è facile, la tensione deve in ogni modo esserci e ad essa predisporre le capacità degli studenti stessi. Avvicinarsi con lo studio della storia al Novecento e alla attualità è importante, affermare la necessità di conoscere anche gli avvenimenti recenti è pure necessario, ma sempre con la condizione della prospettiva di una precisa conoscenza e di una valutazione che non può che essere incompleta, dato che ciò che si studia non ha ancora sempre a disposizione tutta la documentazione necessaria ad un sereno giudizio.

Questa intervista, rilascita agli studenti del Ginnasio-Liceo Statale “A. Pigafetta” di Vicenza può, speriamo, contribuire, a far riflettere sul valore della storia soprattutto all’interno della scuola italiana.

 

L’intervista a cura degli studenti del Liceo “A. Pigafetta”

1) La storia del '900 entra nei programmi ministeriali portandosi appresso un bel codazzo di polemiche, i manuali vanno sotto accusa. Ma gli storiografi non sono sempre stati un po' bugiardi? Sorge un dubbio: e se fosse un falso problema? Di quanti colori è l'onestà di una narrazione storica? Come si è scritta e insegnata, fino ad oggi la storia?

La storia, come già sosteneva l'umanista Guarino Guarini, deve essere una matrona pudica, e guardare agli avvenimenti, alle loro cause e conseguenze con attenzione per ricostruirli nel modo più preciso, senza avere una tesi o, peggio, una parte da difendere. Non vi sono più verità storiche, semmai angoli prospettici diversi con i quali si osserva e si descrive qualche cosa. Gli storiografi sono bugiardi quando sono preoccupati di sostenere delle tesi prima d'essersi confrontati con la storia stessa. È più facile assumere un'idea storiografica, magari una tesi ideologica, e cercare solo quegli avvenimenti, cause e conseguenze che la supportano, piuttosto che far parlare prima avvenimenti, cause e conseguenze. Se fare storia è una ricerca scientifica, allora non si pone il problema della falsità o meno degli storici, ma "dello stato cui è giunta la ricerca stessa", con la conseguente possibilità anche di non risolvere e conoscere tutto quanto, ma di essere sempre nella prospettiva di " saperne di più". Non ci sono tanti colori dell'onestà quanti sono gli storiografi, ma una sola tensione alla verità e all'onestà, di cui ognuno deve rispondere. L'onestà non è un problema se gli intenti sono di ricerca scientifica e non di supporto a qualche parte!ì

2) Chi è il buon docente di storia?

Che dire della “storia”? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Non c'è un buon docente di storia, ma un docente preparato professionalmente e capace di trasmettere strumenti e conoscenze, affinché si realizzi una capacità d'analisi, cioè gli studenti sappiano distinguere e comprendere gli avvenimenti con riferimento a precisi criteri di ricerca. In questo modo si forniscono strumenti critici ossia la capacità di analizzare, ricercare anche in modo esemplare e non servirsi della storia a supporto acritico di proprie prospettive. Il docente di qualsiasi disciplina sia, se opera in modo scientifico, non deve avere una prospettiva ideologica e soprattutto non deve essere servile rispetto ad una posizione, ma deve essere consapevole che è necessario utilizzare tutte le informazioni accessibili in vista della ricostruzione dell'ambiente, dei modi di pensare, dei condizionamenti e del processo vitale in cui quegli eventi e quelle parole si collocano. In questa direzione esercita la propria professionalità il docente di storia

3) La storiografia come ricostruzione di fatti e problemi e loro interpretazione é necessariamente ambigua? Questo suo punto di vulnerabilità non può divenire anche il più ricco e vitale?

La storiografia opera con giudizio scientifico, non con un giudizio di natura etico o politico, ma deve offrire un aiuto alla ricostruzione, il più possibile puntuale e precisa degli usi, della mentalità del tempo passato, alla luce del contesto degli avvenimenti, avendo sempre in mente che il processo di ricerca non ha mai fine e che pertanto è sempre possibile, alla luce di nuova documentazione e connessione di questa, affrontare in modo diverso il contesto storico. Ad esempio, quando avremo a disposizione, sondati e studiati i documenti relativi al 1956, ad esempio, potremo valutare meglio quanto conosciamo solo dal punto di vista della cronaca e d'analisi ancora e necessariamente parziali. La ricerca non è ambigua, se vi è serietà ed onestà d'intenti, lo è quando è strumentalizzata a fini particolaristici. È compito degli storiografi soprattutto italiani, ed in particolare di quelli che si occupano del '900, ridare dignità scientifica alla ricerca storica, con la consapevolezza delle difficoltà di rapportarsi al passato.     

4) Nuoce all'insegnamento della storia il fatto di possedere convinzioni politiche precise o addirittura " passioni civili"?

È importante, nell'insegnamento possedere conoscenze, competenze ed abilità come si afferma oggi. Ogni cittadino deve formarsi ed avere convinzioni politiche, ma queste non sono "storia", cioè non possono appartenere al modo con cui s'insegna una particolare disciplina. È fondamentale l'equilibrio, altrimenti succede che in classe, anziché prospettare una ricerca ed un'istruzione scientifica, si compie una mera operazione di propaganda. Bisogna superare la concezione che ogni attività e ogni ricerca anche quelle scientifiche sono necessariamente un'operazione politica o abbiano un'esclusiva valenza politica.

5) Come entra la cronaca politica nelle classi di storia?

 Con la recente riforma l'insegnamento della storia viene inevitabilmente ad affrontare i temi della cronaca politica, ma su questo delicatissimo punto, è necessario avere e trasmettere la consapevolezza che si tratta appunto di cronaca e non di storia e che l'equilibrio non dovrebbe mai mancare. Parlare dei protagonisti della cronaca politica e degli avvenimenti di cronaca politica significa illustrare quanto compiono e quello che accade e nello stesso tempo non dare una valutazione che inviti a "schierare". Ho sempre considerato in modo negativo quel mio professore che c'invitava, per un malinteso senso di formazioni civica, a "votare", sapendo quale era il suo partito.

Che dire della “storia”? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

 

 

La moglie e i figli di A. Gramsci (Delio e Giuliano)

 

 

6) Che cosa chiedono alla storia i ragazzi di questa civiltà "usa e getta?

Credo che gli studenti oggi non chiedano molto alla storia, la disciplina viene molto spesso "sopportata" più che vissuta, e vale sempre l’invito che A. Gramsci rivolgeva al figlio Delio: “Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?”

Non si è avuta una precisa formazione allo studio della storia, ma l'eccessiva problematizzazione e la sua ideologizzazione hanno determinato la perdita di senso e di valore degli studi storici, considerati, solo come base per la dimostrazione di una visione politica. Si è preferita la valutazione ideologica e personale, alla ricostruzione oggettiva e alla formazione con strumenti scientificamente corretti. Molti studenti non sanno nemmeno che esistono diverse prospettive nel "fare storia" e quali sono le differenze tra le fonti, ad esempio, d'archivio giudiziario e di cronaca giornalistica. Ricostruire un'attenzione all'importanza della storia, che ci pone in rapporto con il passato, con il nostro passato e ci fa comprendere il presente, questo è uno dei compiti della scuola di oggi, perché la scuola non è "buona" se è alla moda, ma se fornisce quanti più strumenti di comprensione possibile, attraverso l'analisi di determinati contenuti.

7) I programmi ministeriali sono un vincolo, un limite o una garanzia di tranquillità?

I programmi ministeriali non sono più un vincolo preciso, essi indicano una prospettiva generale, questa poi deve essere calata nella realtà precisa di ogni scuola, del suo territorio e soprattutto nel contesto determinato di quella classe. Il Piano dell'Offerta Formativa, comunemente P.O.F. e la programmazione, partono dalle indicazioni generali, ma si calano in realtà specifiche e con queste lavorano.

8) Quali sono le strade migliori per avvicinare alla verità storica, fermo restando che il suo raggiungimento è un problema senza soluzioni?

L'insegnamento di qualsiasi disciplina deve prima di tutto dare la consapevolezza degli strumenti, e di quanto abbisogna per comprenderla. Per la storia, la conoscenza delle fonti, dei diversi modi con i quali si può fare storia, ad esempio l'idea storiografica di Jean Bodin, non è quella d'A. Comte, e quella di K. Marx o di M. Weber non è quella di Le Goff, ecc.. Non bisogna poi confondere l'agiografia con la storia, pur avendo l'agiografia una sua importanza. Quindi, formare agli strumenti e non prefigurare i risultati di una ricerca o porre un teorema da dimostrare indipendentemente dalla ricerca. La verità è la prospettiva con la quale qualsiasi scienza si pone di fronte al proprio oggetto d'indagine e per compiere ciò bisogna umilmente porsi alla sua ricerca.

9) Per quanto delicata sia la scelta di un testo di storia, il Collegio dei docenti non rappresenta un filtro sufficiente, un controllo efficace sulla validità del testo stesso?

 Magari il Collegio dei docenti riuscisse a compiere quanto richiesto. Proprio nella scelta dei manuali da adottare il Collegio mostra tutte le sue difficoltà. Prima di tutto perché esso tende a ratificare quanto deciso dai singoli docenti ed in secondo luogo perché non può possedere le conoscenze e le competenze per ogni disciplina. Accade così che un docente esprima una valutazione negativa di Giorgio Spini, illustre medievalista ed autore di un pregevole e storico manuale, e nessuno dei docenti s'azzardi ad intervenire. Sono i singoli docenti a decidere. La funzione del Collegio è diventata solo nominale, e bisognerebbe abolirla. È un retaggio di quando il Collegio operava secondo prospettive culturali abbastanza uniformi. Oggi si deve operare sempre più in relazione alla classe. Sta nella professionalità e quindi nell'onestà del docente saper scegliere il manuale più efficace per l'apprendimento della disciplina, evitando nel frattempo la scelta di manuali alla moda o di case editrici suggerite per essere "politicamente corretti".

10) Quale potrebbe essere il miglior atteggiamento per i docenti, se fossero istituite commissioni esterne di controllo sulla scelta dei manuali?

Controllate…controllate… non ci deve essere timore. Il problema del controllo dell'insegnamento e della sua qualità è molto dibattuto; credo che se tanto i docenti che le commissioni esterne opereranno con criteri scientifici non dovrebbero sorgere problemi, se invece i docenti temono il controllo, forse temono di non saper dare ragione delle loro scelte, della loro didattica e delle loro conoscenze e competenze nello scegliere il manuale. Se le Commissioni di controllo sono istituite ai soli fini politici, allora anche loro non sono valide. Oggi in ogni campo il "controllo qualità " deve essere fatto e se si opera con professionalità e serietà non si deve certamente avere paura. Temono i controlli solo coloro che agiscono facilmente con incompetenza o con chiari intendimenti ideologici e partitici. I docenti della scuola italiana devono, a mio avviso, essere capaci di accettare il controllo delle loro attività, dandone ragioni culturali e didattiche, che debbono poter essere comprese prima di tutto dagli studenti, dalle famiglie e da chiunque.

Che dire della “storia”? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

 

 

Abbattuto il muro di Berlino

 

11) Sono più mistificatori i testi di storia o le polemiche che li riguardano?

Certamente i testi, le polemiche sono passeggere, mentre i testi sono in adozione e quindi possono provocare moltissimi danni, se inseguono più l'obiettivo ideologico che non quello scientifico. Il grave è che molto spesso i manuali dichiarano la scientificità e non hanno il coraggio di affermare qual è il loro vero intendimento. Non si deve aver timore di un testo che ha chiarezza d'intendimenti e li dichiara, sono i testi che si spacciano per obiettivi che molto spesso mascherano la prospettiva partigiana.

12) L'egemonia della cultura di sinistra, oggi sul banco degli imputati, non è stata forse possibile nel passato anche per la superficialità di chi stava su posizioni differenti? Come e quando la situazione è mutata?

La domanda è tendenzialmente capziosa, L'egemonia culturale del marxismo e dei suoi epigoni culturali è ben nota e riguarda moltissimo solo la scuola italiana. Numerosi storici non sono mai stati di parte, ma hanno compiuto con serietà il proprio lavoro, penso a Paolo Sambin, a Giorgio Cracco, a Giorgio Spini, a Renzo de Felice e molti altri. Costoro non hanno goduto di "fama" perché non allineati, non omologati alla politica di sinistra. Credo che si debba superare lo stesso concetto di "cultura di sinistra". Non esiste una cultura ed una scienza di parte, esistono studiosi di parte, che fanno della parte il tutto, anche della loro attività scientifica. Il discorso va rapportato ad una dimensione meno provinciale di cui spesso anche la scuola italiana è vittima più che protagonista, cioè a quella europea e al dibattito storiografico che vive ed opera e non a privilegiare uno storico in base alla tessera che possiede.

La situazione non è ancora mutata, i cambiamenti sono difficili, soprattutto per coloro che detengono il potere o per coloro che si credono l'intellighenzia. Sono i tempi che imporranno il cambiamento e in questa direzione la scuola italiana dovrà fare passi da gigante, cioè passi di umiltà scientifica e di maggiore attenzione alla formazione disciplinare, in questo caso quella storica.

Che dire della “storia”? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)13) Che avverrà al momento delle nuove adozioni?

In Italia, in modo particolare nella scuola, i cambiamenti sono difficili, per qualche tempo non cambierà molto, ma le polemiche di questi tempi, hanno, spero, contribuito almeno a porre il problema dell'insegnamento non ideologizzato della storia. Molti docenti con seria prospettiva professionale si porranno nella prospettiva culturale e didattica più opportuna per le loro classi di insegnamento, con la consapevolezza che la ricerca scientifica anche in campo storico ed in campo didattico deve essere la prima ed autentica preoccupazione. Perché la conoscenza del passato può diventare capacità di suscitare nuovo futuro. Quanto Cicerone ci disse: "la storia é maestra di vita", può essere ancora oggi almeno una prospettiva da legare alla consapevolezza di essere docenti di storia e non banditori di una parte!

 

nr. 19 anno XIX del 17 maggio 2014



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