NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Quali programmi per le “regionali”?

di Mario Giulianati

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Quali programmi per le “regionali”?

Sono alcune settimane che il gioco delle primarie si, primarie no, e poi si fanno con il pasticcetto dei tempi stretti e solo per tacitare un direttivo regionale che in effetti si rende conto di contare poco rispetto Roma padrona, così come dall’altra parte si inseguono fantasie e giochi, di tal livello da non valer proprio la pena di raccontarli, ma al centro rimane fisso, immobile immutabile il grande totem che risponde al nome di Luca Zaia unico possibile candidato del Centro Destra, che piace a molti che non contano salvo il loro personale voto, e non piace a quanti pensano di contare qualche cosa. Ma se da Destra squillano le trombe e da Sinistra rullano i tamburi, ambedue stonati, ne dall’una ne dall’altra parte si sente o si legge qualche cosa che si chiami decentemente “programma” per la prossima legislatura. Certo, accenni di qualche cosa da fare, di qualche cosa che si doveva fare e non è stato fatto, di reciproche accuse, di veleni sparsi con l’antico vigore doroteo camuffato da renzianismo avanzato, oppure altrove da vogliamoci tutti bene ma nel frattempo ti tiro una coltellata nel fianco, orbene questo avviene - Ma delle necessità del Veneto, esportabili in gran parte dell’Italia, non se ne sente proprio alcun concreto accenno. La sanità, che da decenni era considerata la migliore d’Italia, in stretta concorrenza con quella lombarda, ma anche invidiata da popoli e nazioni diverse, fa acqua da varie parti e il fiore all’occhiello sta appassendo. Un piano, che superi la logica di dove fare un ospedale, che vede contrapporsi sindaci e regione, della stessa parte politica, e fremere le università, oppure con il nero nuvolone che pare si abbatta su altra sanità oggetto di attenzione, si dice un po’ ovunque della Magistratura, non viene proposto. Eppure dalle corsie sale il pianto non solo degli infermi ma quello del personale addetto, di ogni livello. Qui non vi sono trombe e tamburi, ma campane a morto. Salvo che… ma proprio questo seguito manca. La sicurezza, nei suoi vari aspetti è un altro dei temi che ogni parte politica, piccola o grande che sia, sbandiera ai quattro venti. Ma poi continuano i timori. Quelli legati alla insicurezza della vecchiaia e dell’assistenza, sempre più in zona pericolo, sempre meno capace di far fronte alla domanda di anziani, di disabili, di senza tetto, dei nuovi poveri, e sono tanti, degli immigranti che giungono da lontano disperati e che, quando son privi di sostentamento rischiano di vagare rubacchiando, ma forse anche organizzandosi in bande che non sono certo musicali. Ma di bande del genere ve ne sono anche di indigene. La sicurezza sulle strade, nelle case, nei negozi, nelle scuole dove giunge il bastardo che vende droga ai ragazzini. Nei parchi cittadini dove la rissa è giornaliera magari per difendere una panchina o un angolo adatto a far di tutto e di più, naturalmente sempre operando nel crimine se non nella disperazione. La sicurezza che viene dalla certezza del perfetto controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine e magari questo benedetto territorio te lo trovi presidiato dalla malavita, locale e anche no. La sicurezza per i propri beni e, anzitutto, la sicurezza per la propria incolumità. La sicurezza del lavoro, che manca sempre più, e che vede non solo giovani vagare per le strade ma anche gente di mezza età mandata sotto i ponti. La sicurezza del diritto, che proviene dal rispetto della legge, eppure ormai sei in un clima di sfiducia tale che hai perfino paura del “giudice di Berlino”, Di come riaprire le fabbriche, i negozi, le serre e far si che riprenda alacremente il lavoro dei campi, che cessino i ladrocini di politici e di avventurieri, di irresponsabili funzionari dello Stato e delle sue propaggini, che l’arroganza della burocrazia sia mandata in soffitta e che le tasse, giuste tasse, servano a dare tranquillità al popolo. Di tutto questo non si sente che blaterare. Manco una cenno a una soluzione credibile. Solo parole in libertà.

 

nr. 39 anno XIX dell'8 novembre 2014



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