NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il “Do” a Thiene l’ha dato Amadeus

Aperta la stagione del Comunale con la famosa pièce della quale sono stati protagonisti Tullio Solenghi, nei panni di Antonio Salieri, e Aldo Ottobrino, in quelli di Mozart

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Amadeus

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

locandina_film1 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione della prosa del teatro Comunale di Thiene si è aperta questa settimana con la famosissima pièce “Amadeus” del drammaturgo inglese Peter Shaffer che firmò lo script dell’omonimo film di Milos Forman vincendo l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. La pièce differisce dal film per alcuni elementi come, per esempio, la scelta di alcuni brani: nel testo teatrale, parlando de “Il flauto magico” viene citata la parte di Papageno e Papagena ma non l’aria della Regina della Notte del II atto. A interpretare il celebre compositore veronese Antonio Salieri c’è Tullio Solenghi, Aldo Ottobrino invece interpreta Mozart.

Nelle prime rappresentazioni viene rispettata la differenza d’età tra i due poi nel corso degli anni si è teso a mostrare Mozart come un ragazzino giovane e Salieri come un signore molto più anziano di lui, quando in realtà avevano solo 6 anni di differenza. Come mai spesso ha prevalso questa tendenza?

tullio_solenghi.jpg (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Tullio Solenghi: “Forse per mettere in luce il fatto che Mozart sia stato incredibilmente precoce nel suo talento e differenziando l’età si è voluto accentuare ancora di più questa caratteristica”.

Il contesto è quello di una delle corti più ricche e sfarzose d’Europa, ma qui vediamo una scenografia con muri scrostati e ammuffiti, questo trucco tra il funereo e l’espressionista, il valletto di Salieri sembra Renfield, il servo di Dracula. Come mai una scelta così opposta al contesto reale?

T.S.: “Siamo partiti dall’idea che tutto iniziasse dalla follia di Salieri e da un luogo, un manicomio, questa sorta di cella dove lui si è rifugiato e lo tengono sotto osservazione perché dà fuori di matto. Evoca questi fatti quindi la partenza e il ritorno li abbiamo voluti contenere in un ambiente di questo genere”.

Spesso capita che sia al testo che al film venga imputato di descrivere un Mozart molto frivolo e superficiale, poco capace di profonde riflessioni, come se la genialità fosse un dono divino che basta a se stesso, quando in realtà Mozart era un acutissimo osservatore di tutti gli strati sociali della società. Molto spesso capita di paragonarlo a Shakespeare. Perché Shaffer ha preferito questo tipo di contrapposizione tra Salieri, rigoroso e serio, e Mozart, folle e strambo? Non è un po’ un luogo comune quello del genio strampalato che scrive cose sublimi?

T.S.: “Mozart come Shakespeare aveva questa grandissima capacità di scrivere di getto, i fogli shakespeariani sono esattamente così, non hanno correzioni, come sospetta Salieri: fosse stato dettato da Dio quello che Mozart doveva scrivere in musica. Non è vero che ci fu questa aspra contesa tra i due, addirittura che uno fosse sospettato di ammazzare l’altro, questo no, però di sicuro le lettere di Mozart al padre e anche alcune anche lettere che raccontano di come lui si comportasse nei salotti, poi questa paranoia scatologica di usare sempre parole come “cacca” o “merda”, penso che Shaffer, mettendo insieme tutte queste cose, abbia voluto accentuare questo aspetto di bambino non cresciuto; è come se fosse un rigurgito di quell’infanzia che gli è stata scippata dal padre”.

aldo_ottobrino1 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Aldo Ottobrino: “I testi e tutte le biografie “odiano” sia il film che questo testo, dicono che rendono ridicolo. Lui ha portato al parossismo alcuni aspetti perché sono interessanti da raccontare, ha eliminato tutte le zone in cui Mozart stava a studiare tantissimo, poi lui aveva il dono che ascoltava una cosa e a 4 anni già la rifaceva identica. Nel fare questo personaggio ci ho pensato molto: non volevo soltanto ridurlo a folle bambino “genio e sregolatezza” ma anche un po’ attraversato dalla vita a modo suo”.

mckellen_e_tim_curry1 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È stato fatto da tanti attori, anche da Ian Mckellan nella parte di Salieri e Tim Curry come Mozart. Essendo un testo di un autore anglosassone con attori spesso inglesi, avete tenuto conto di questa impronta british?

A.O.: “Sì, nel testo inglese ci sono un sacco di parti in italiano e queste cose mettendolo in scena in Italia purtroppo si sono perse, ci sono dei momenti in cui il direttore dell’opera Rosenberg e Salieri si parlano in italiano per non farsi capire, oppure momenti in cui Mozart e Salieri si parlano in italiano perché stanno parlando la stessa lingua dell’opera. Abbiamo pensato a come tradurre: in tedesco, dialetto o un accento diverso ma diventava un esercizio di stile un po’ incomprensibile”.

Nel testo Salieri odia profondamente Mozart e viene espressa una perfidia raffinatissima, che viene spesso manifestata in queste opere ambientate nel ‘700, penso anche a “Le relazioni pericolose” di cui tra l’altro Milos Forman fece una versione successiva a quella di Stephen Frears. Salieri all’epoca era veramente molto famoso e apprezzato, qui dice che la musica di Mozart verrà suonata nei secoli e lui è l’unico in grado di capirne la perfezione. Perché vuole distruggere un musicista più giovane che non è famoso come lui, tra l’altro tecnicamente incompreso, che quindi non può arrecargli un gran danno?

antonio-salieri (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)T.S.: “Chiaramente è scritto col senno di poi, pensando a quello che sono diventati oggi Mozart e Salieri. Lui lo dice ed è vero: Salieri all’epoca era forse il musicista più conosciuto d’Europa, anche come maestro di musica, Beethoven stesso andò a lezione da Salieri, anche Liszt. Per cui si è fatto soprattutto riferimento a quello che è esploso dopo: Mozart soprattutto, la grande rivalutazione che c’è stata e la grande riscoperta della sua musica a partire dei primi del ‘900, quasi una sorta di ricompensa per quello che invece allora non era avvenuto”.

Amadeus (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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