NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Giuro non li sopporto più

di Fabio Carraro

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Giuro non li sopporto più

Lo so, ve lo scrivo ogni anno, ma portate pazienza la misura è davvero colma. Fatico a sopportare tutti quelli, e sono tanti, che ogni anno non trovano di meglio da fare che criticare il Festival di Sanremo. Da quando esiste Facebook, poi si sono moltiplicati, tutti "piccoli" Luzzato Fegiz. Per scelta non frequento social network, ma i miei amici, che sanno come io mi nutra di pane e festival, si divertono a provocarmi mandandomi estratti di quello che scrivono i sapientoni di Sanremo. L'identikit di chi spara sul festival è presto fatto. Solitamente è gente che non guarda la tv, anzi, dice di non farlo, ma aspetta Sanremo con più ansia del sottoscritto.

L'ultimo cd che hanno acquistato è una collezione dei più grandi successi di Pierangelo Bertoli, o al massimo, ma solo i più raffinati, un bel De Andrè magari in vinile. Non per ascoltarlo, chiaro. Ma fa così cultura che non puoi non averlo in casa, magari vicino ad una raccolta di poesie di Montale, che non hanno letto, ovviamente. Scrivono: "Ci vorrebbe un Tenco", sentenziano: "Ridateci Gaetano", come se questi mostri sacri all'Ariston non ci fossero andati. Se è questa la vostra musica perché guardate Sanremo? Solo per aver qualcosa da scrivere sul vostro profilo e vedere quanti disperati vi cliccano il mi piace?

Giuro non li sopporto più (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quello di Carlo Conti è il "vero" Festival, Punto. Quando lo scorso anno su queste pagine scrissi che lo avrebbe condotto lui, facile profezia, gli raccomandai di non trasformarlo ne "I migliori anni", e così è stato.

Fatevene una ragione dissacratori dei social, è stato un grande festival.

Lo dicono gli ascolti, che contano, lo dicono gli sponsor, che contano ancora di più, e mio malgrado lo dite anche voi, a cui fa cosi ribrezzo che non ve ne siete persi un minuto.

Intendiamoci, non promuovo tutto. Posso concordare che qualche Big sia poco Big, che i comici non ci abbiano fatto morir dal ridere, che la fidanzata di Bova sia servita solo per far promozione agli stilisti degli abiti che indossava, e pure che Antonacci aveva una camicia inguardabile, ma Ferro è stato semplicemente perfetto. In ogni caso chi si siede davanti alla tv, per quelle cinque sere, vuole questo. Un grande padrone di casa, Carlo Conti, che deve solo stare attento a non frequentare troppo quel palco, o al terzo festival crolla come Baudo. Una ventina di canzoni, di cui almeno la metà si fa ricordare, ospiti all'altezza, specie se si considera che non ci sono costati vagonate di euro, e il vero sogno dell'italiano festivaliero che si è finalmente realizzato: Al Bano e Romina di nuovo sul palco, su quel palco.

Tanto lo so che voi sapientoni siete stati i primi a intonare "Felicità"!

Sanremo è lo specchio dell'Italia, quell'Italia che ha appena eletto presidente della Repubblica, nel 2015, un democristiano DOC. 

Dimenticavo. Ai fans di Guccini, e ai loro amati followers, il mio massimo rispetto e una rassicurazione: Sanremo torna anche nel 2016. 

 

nr. 06 anno XX del 14 febbraio 2015



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