NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Ambiguità di una proposta programmatica

di Mario Giulianati

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Ambiguità di una proposta programmatica

Ambiguità di una proposta programmatica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nelle “Linee programmatiche di governo dell’amministrazione comunale per il periodo 2013-2018” della Giunta Variati vi è un passaggio che, in questi giorni, torna di attualità. Il merito è di una interrogazione del Consigliere Capogruppo di Idea Vicenza, Francesco Rucco, che chiede notizie circa la intenzione, poi confermata, della Confindustria di uscire dal Consiglio di Amministrazione, e quindi dalla compagine societaria, della Fondazione Teatro Comunale. La decisione della Confindustria, spiega poi il Presidente Zigliotto, è frutto di una analisi sulle priorità di spesa, ciò è evidentemente legato alla crisi economica, e non è un atto di sfiducia verso la Fondazione Teatro, che, al contrario viene apprezzata, così come fa lo stesso interrogante avv.to Rucco. Ma quello che risveglia il mio interesse è il fatto che l’Assessore alla crescita approfitta di questa interrogazione per riproporre proprio quello che è contenuto nel Programma di governo, che riporto “..(lo) sviluppo dei servizi culturali presuppone un grado di complessità e articolazione delle prestazioni che richiedono una sostanziale caratterizzazione “professionale”. Al tempo stesso il contesto attuale (scarsità di risorse economiche e umane, vincoli legislativi, ecc.) richiede una dinamicità operativa che l’ente locale non è – sostanzialmente - in grado di garantire. In questo senso, diventa strategica la creazione di un soggetto (Fondazione della Cultura della Città di Vicenza), giuridicamente autonomo, in grado di rappresentare il soggetto centrale nell’interlocuzione tra mondo Pubblico e mondo Privato, operando in stretta sinergia ma non in un rapporto di subordinazione con l’Amministrazione. Tale soggetto è individuato preliminarmente nell’espansione delle competenze, dei compiti e della struttura della già esistente Fondazione TCVI”.

Ambiguità di una proposta programmatica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questo obbiettivo che appare essere avallato dalle dichiarazioni del Presidente della Confindustria, almeno secondo quanto racconta l’Assessore alla crescita, ma personalmente ritengo che le cose non stiano proprio così, viene presentato come il rimedio a tutti i problemi che agitano il mondo culturale vicentino e, già che ci siamo, anche provinciale. Quando si parla che ora vi sia “scarsità di risorse economiche e umane” è evidente che nel nuovo soggetto proposto dovranno esserci sia nuove risorse economiche che nuove risorse umane-La qual cosa suggerisce, proprio in questo momento storico, una netta inversione di tendenza rispetto le necessità complessive dell’Ente comunale che è, per spinta governativa, invitato a ridurre le spese, non ad accrescerle. In realtà che vi sia necessità di una qualche forma di coordinamento, qui come in qualsiasi altra realtà territoriale ove operino più soggetti culturali, è sicuramente un dato di fatto. Ma attuare un coordinamento, almeno a grandi linee, è una cosa, assoggettare ad un unico soggetto decisionale realtà culturali operative diverse per indirizzo culturale, storia, metodo, rapporto con il territorio, insomma molto diverse l’una dall’altra, è tutt’altra cosa assai e stride con una delle caratteristiche fondamentali di un organismo attivo nel mondo della cultura. La sensibilità necessaria per gestire una proposta museale è assolutamente diversa da quella necessaria per gestire una proposta musicale. Gli strumenti, totalmente o parzialmente ma significativamente in mano pubblica, più importanti, comunque quelli che appaiono presenti maggiormente nella nostra realtà, sono, ma certamente ne dimentico qualcuno, il Teatro Olimpico, la Basilica Palladiana, il Teatro Comunale, il sistema bibliotecario della Bertoliana, la Biblioteca La Vigna, il sistema museale con la Pinacoteca ospitata al Chiericati, il Museo del Risorgimento e della Resistenza, il Museo Naturalistico Archeologico ai Chiostri di S. Corona. Non dimentico invece il CISA che è stato oggetto nel recente passato, proprio di un tentativo di legarlo, mani e piedi, alla Fondazione Teatro Comunale. Tentativo, almeno per ora, fallito ma che, se portato in porto, avrebbe distrutto oltre che l’autonomia di un ente prestigiosissimo, anche la sua particolare identità.

Ambiguità di una proposta programmatica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Così come il CISA ha una sua importante identità e specificità che si manifesta anche nella sua internazionalità, ma non solo, gli altri enti o settori culturali hanno una loro propria identità che non può essere avvilita da una unicità di direzione operativa. Intaccare la libertà, cioè l’autonomia, di un organismo culturale, significa debilitarlo e quindi indebolirlo. Sono, ad esempio, convinto che il sistema museale comunale andrebbe rivisto proprio sotto questo profilo. I tre musei, sopra citati, hanno storia, interessi culturali, in parte anche utenza, identità, rapporto con il territorio, una filosofia operativa e una prospettiva assolutamente diversa uno dall’altro. Il mantenerli, come è stato fatto praticamente da sempre, non ha consentito uno sviluppo adeguato alle loro potenzialità che sono molto maggiori di quanto esprimono attualmente anche se va riconosciuto, viste le condizioni poco favorevoli in cui operano, che stanno svolgendo un lavoro assai meritevole. Nelle Linee di programma si parla di ruolo strategico di una Fondazione della Cultura della Città di Vicenza, ma il fatto di indicare che la strada da percorrere sia quella di inserire le competenze necessarie nella già esistente Fondazione Teatro Comunale di Vicenza accresce la preoccupazione già espressa, facendo in modo che appaia più un tentativo di “centralizzare per controllare” e quindi puntare, esclusivamente, alla creazione di un centro di potere. Detto in altre parole,alla fin fine andrà creato uno di quei “carozzoni” di infausta memoria.

In tutto questo il “coordinamento” risulta solo un pretesto. Un parziale coordinamento - che più di tale non può essere senza creare danno- tra gli enti e le associazioni culturali nasce solo da un franco e costante dialogo e confronto, svolto in piena libertà di espressione.

 

nr. 13 anno XX del 4 aprile 2015

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