NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Camminiamo verso il centralismo democratico?

di Mario Giulianati

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Camminiamo verso il centralismo democratico?

Camminiamo verso il centralismo democratico? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Agli inizia degli anni ‘90 del secolo scorso fu avviata una campagna nazionale per sensibilizzare gli italiani sul tema-problema del riassetto strutturale delle amministrazioni comunali. Al centro vi erano, oltre mille altri aspetti meno attraenti, la elezione diretta del sindaco, e quindi la nomina da parte di questi, della giunta. In precedenza sia il sindaco che la giunta erano eletti all’interno del corpo consiliare. Tutto questo avvenne in un clima che si può ricondurre all’epoca di “mani pulite” e all’insegna della efficienza, managerialità, del risparmio. Elementi che attrassero moltissimi pareri favorevoli, più sul piano delle emozioni che quello della razionalità.

La legge 15 marzo 1993 n.81, divenne una specie di messaggio nazionale, liberatorio e appagante la sete di “giustizia” di una popolo, il nostro, stanco di tutto quello che riguardava il mondo della politica, che appariva ed era raccontato come un insieme di elementi delinquenziali, corrotti e corruttori. Che la “politica” fosse inquinata e che non pochi politici avessero tendenze poco corrette, è fuor di dubbio. Ma al di la di questo, che andava assolutamente corretto e riportato su binario della legalità, vi era un altro grave difetto che aiutò la manovra di ristrutturazione della politica: il fatto che anche nelle più piccole assemblee consiliari, e perfino all’interno dei consigli di amministrazione e gestione di istituzioni pubbliche, si svolgeva un dibattito costante su temi politici che nulla avevano a che fare con il mandato amministrativo. Però, per comprendere l’errore che in molti fecero, trasformando la necessità di una riorganizzazione in una assoluta indispensabile necessità di ristrutturazione totale, faccio un piccolo esempio. Il Consiglio Comunale di Vicenza, prima della emanazione della legge 15 marzo 1993 n.81, era formato da 50 consiglieri. I 50 consiglieri eleggevano nel proprio interno un sindaco e 12 assessori. La somma rimaneva sempre 50 e i componenti della giunta mantenevano il mandato consiliare e quindi partecipavano, a pieno titolo, al dibattito amministrativo. La legge 81, e atti conseguenti, fece si che i consiglieri comunali di Vicenza fossero ridotti a 40. Ma il sindaco, eletto direttamente, divenne anche consigliere comunale. E così siamo a 41.

Camminiamo verso il centralismo democratico? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il sindaco nominava i dodici assessori e questi se erano consiglieri, dovevano dimettersi, altrimenti venivano nominati persone che non avevano nemmeno partecipato alla competizione elettorale o, se l’avevano fatto, non erano stati eletti. Quindi 41 più 12 assessori, si giunge al numero 53. Vero è che successivamente vennero a modificarsi questi numeri, ma non per questo l’esempio non regge. Purtroppo regge perfettamente. Dagli anni '90 si susseguirono una serie di scelte che condussero, sempre sull’onda della managerialità, del risparmio e dell’efficienza, a ridurre in maniera drastica, a tutti i livelli (pensiamo alla soluzione trovata per l’assetto delle amministrazioni provinciali), salvo quello parlamentare (ma la proposta di modifica del Senato comprova la mia tesi), la rappresentanza popolare. Restando, per comodità, all’esempio vicentino, si dissolsero le circoscrizioni e divenne di moda nominare gli amministratori unici negli enti e nelle aziende pubbliche. Qui basta porsi un paio di domande. La prima è quella di chiederci se in concreto la “politica” è venuta a costare realmente di meno. Personalmente, salvo il fatto che a un certo punto arrivò la crisi e quindi lo stop alle spese, in qualche misura, lo mise la crisi., direi proprio di no. Basta leggere le cronache di questi ultimissimi anni.

Camminiamo verso il centralismo democratico? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La seconda è relativa al fatto che mentre diminuiva la partecipazione popolare ai vari livelli di gestione della cosa pubblica, si riduceva o no la presenza della mano dello Stato sul territorio? Direi proprio di no, anzi questa mano si allargava sempre più e, a poco a poco, si reintroduceva il concetto di accentramento dei poteri, sempre in nome della managerialità, dell’efficienza e del risparmio. Cose queste che non si sono affatto dimostrate essere un obbiettivo raggiunto. Infatti il debito pubblico continua a salire, le pensioni modeste a calare, i privilegi a resistere e magari ad accentuarsi, la corruzione a dilagare, la disoccupazione ad aumentare. Cominciò a formarsi un quadro che parte dall’avvento della Costituzione che lancia il grande messaggio della partecipazione popolare alla gestione del potere. Questo messaggio pur faticosamente si traduce in atti concreti nei decenni dopo il 1948. Ma dopo il 1968/70 (gli anni della rivolta studentesca, partita con il “maggio parigino” e divulgatesi rapidamente anche in Italia, cosa questa che mise in allarme la grande borghesia) contemporaneamente all’avvento delle regioni, precedendole con un serrato dibattito durato anni, inizia una retromarcia che, appunto negli anni “90 si rivela con la nomina diretta del sindaco e molti altri atti successivi. Fino ai nostri giorni. Va detto che sia le assemblee circoscrizionali, e non poche volte i consigli comunali e provinciali, oltre a quelli regionali, con il loro comportamento favorirono la campagna di disinformazione dando a coloro che demonizzavano la politica un alibi di non indifferente peso. In questo ultimo venticinquennio la situazione si è sempre più definita nei termini di arretramento della partecipazione e dell’accentuazione di centri di potere elitari. Tutto ciò comporta anche un alleggerimento non indifferente della capacità, delle istituzioni democratiche, di mantenere forte il livello del controllo. La mia impressione, attualmente, è che l’Italia sia diretta verso una forma di “centralismo democratico”. Quindi verso forme di governo numericamente molto ridotte e una democrazia più formale che sostanziale.

 

nr. 16 anno XX del 25 aprile 2015



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