NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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La canzone “recitata”

Intervista a Alessio Boni protagonista al Remondini dello spettacolo… in prosa dedicato al “cantastorie” Piero Ciampi

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Amore Scalzo

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Amore Scalzo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione della prosa del teatro Remondini di Bassano del Grappa si è conclusa con il reading dedicato al cantautore Piero Ciampi, interpretato da Alessio Boni e Marcello Preyer, intitolato “Amore Scalzo- concertato a due per Piero Ciampi”. Nato a Livorno nel ’34 e morto a Roma nell’80 Piero Ciampi è stato ed è un cantautore molto considerato da altri artisti e colleghi, che lo hanno spesso sostenuto come Gino Paoli e Nada che interpretò molte sue canzoni. Personaggio problematico a causa dell’etilismo, Ciampi oggi è spesso omaggiato da artisti anche giovani che lo riconoscono come poeta nonostante alcune tematiche trattate verso le quali, soprattutto negli ultimi tempi, si cerca di creare più sensibilità e consapevolezza.

 

Avete recuperato le canzoni di Ciampi e le avete scollate dalla musica. La canzone recitata in questo modo però assume una forma completamente diversa. Secondo voi che cosa diventa una canzone, così, senza la musica?

Amore Scalzo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Alessio Boni: “Secondo me già Ciampi non è un cantante, è un cantastorie, un cantautore molto fuori dal comune: a volte parla col pubblico, a volte recita, a volte canticchia ma non è il Claudio Villa della canzone italiana, infatti per questo è rimasto di nicchia e poche persone ancora adesso lo conoscono. Io e Marcello abbiamo pensato che è la prima volta che facciamo un cantante in questo modo, abbiamo sempre fatto poetesse e poeti, Pavese, Pasolini, Alda Merini. Per noi lui è veramente un poeta del ‘900, un cantore che racconta il suo quotidiano, lo sviscera attraverso le sue parole: io le ho cantate sotto di lui le potrebbe cantare quasi chiunque. Però la genialità è ciò che ha scritto, ti entrava nelle viscere in un modo spaventoso: “Mi sei entrata nel sangue come la malaria”, “Tu precipitasti nella mia anima”. È poeta e poesia, non è canzone, va oltre. Ecco perché facciamo questo recitar-cantando: per poterlo far fruire col suo suono dentro l’animo delle persone che lo ascoltano".

Nelle sue canzoni lui parla del suo rapporto con le sue donne. C’è questa canzone molto famosa, “Che buffa che sei” in cui lui ammette di aver picchiato la sua donna, se ne pente, però quasi si vanta che il naso che lei ha ora non gliel’ha fatto Dio ma glielo ha fatto lui. Perché valorizzare un artista che nelle sue stesse opere ammette queste azioni?

“Perché è sincero!”.

Ho capito, però….

“Ha ammesso il suo sbaglio poi dopo cerca di ironizzarci sopra, ma questo non è una difesa".

Si ma lui reitera.

“No ma lui lo dice nelle sue canzoni, non fa finta di niente, è di una verità strepitosa e sbalorditiva e quindi questa cosa qui ti spiazza. Poi però sente di poter dire “Però adesso quando ti vedo, quel naso li è il mio”. È una cosa strana, quasi di possesso folle. Ce ne sarebbero altre, ne abbiamo messa una ma mi sembra sbagliato non far uscire ciò che è Ciampi. Io non dico che ti deve piacere, non difendo Ciampi, io parlo di un poeta, anche Picasso aveva la sua vita travagliata, anche Carmelo Bene non potevi starci accanto, però era un artista a tutto tondo; quindi io e Marcello elogiamo sul piedistallo di cristallo ciò che è l’arte poi le difficoltà e le fragilità di ogni essere umano, è dalle crepe che entra la luce".

Lui cantava da solo, voi qui invece siete in due, non c’è la musica o c’è una musica di accompagnamento con le sue canzoni e quando voi recitate si crea una musicalità nuova: è una scelta registica di creare una musica di concertazione tra i due artisti?

“Concertato a due per Piero Ciampi".

È una forma di recitazione particolare.

“È un jazz. Noi ci conosciamo da 25 anni, non potrei farlo che con Macello perché abbiamo fatto gli stessi studi, lo stesso coro, le stesse cose che io ho fatto con Orazio Costa le ha fatte anche lui per cui riesco a sentirlo. Domani se vieni a vederlo è completamente diverso perché ci sentiamo e andiamo sopra, aumentiamo le parole magari, le ridiciamo, le sottolineiamo, quindi andiamo a braccio, ci buttiamo dentro nell’artista, lo studiamo parecchio, 4, 5, 6 mesi, sentiamo tutte le canzoni e tutto quello che hanno detto di lui, tutti quanti i libri, poi ci immergiamo e vorremmo eclissarci e non possiamo perché vorremmo stare lì a parlare e a dire le cose e vorremmo elogiare quella persona lì, in questo caso è Ciampi. Questo è il nostro concertato".

Amore Scalzo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Tu hai interpretato altri artisti “tormentati”: Caravaggio, Puccini, Walter Chiari, che cosa accomuna questi artisti che hanno avuto problemi completamente diversi e hanno vissuto in epoche completamente diverse?

“L’anarchia totale nei confronti dei codici della società in cui vivevano e di quel periodo storico, loro si sentivano ciò che erano e sentivano ciò che gli dettava il cuore e lo perseguivano a discapito di tutti quanti. Questo. È questo lo struggimento importante di questi artisti così potenti, perché non riescono a seguire i dogmi: Caravaggio della Chiesa, Walter Chiari della situazione che c’era: erano dei fuoriclasse, gli stava tutto stretto".

Però non è necessario essere degli artisti per essere degli anarchici.

“Certo! Io sto parlando di questo, non mi compete, io non ti sto dicendo che quello esclude l’altro, ci saranno 3 miliardi di filosofi anarchici, di ingegneri strepitosamente anarchici e fuori di testa, io non ne conosco, io conosco queste persone e studio queste persone".

Ma come mai l’arte dei “maledetti” può essere qualcosa di edificante?

“Perché è rara! Perché è rara. Noi continuiamo a dire “maledetto”, “genio e sregolatezza”, non ce n’è, è rarissima la vera genialità, continuiamo a usare questa parola “genio”, “genio”, ce n’è uno al secolo e quindi attrae. Le banalità attraggono poco. Ciampi è rarissimo, è unico".

Nella sua stessa epoca ce ne erano anche altri: Gino Paoli, Bindi…

Amore Scalzo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Infatti Gino Paoli ha avuto il suo riconoscimento, Ciampi no, proprio i disadattati: guarda Alda Merini cosa ha dovuto soffrire per essere pubblicata, la follia di un’istituzione, 12 anni in manicomio, siamo fuori di testa, se un’istituzione riconosce Alda Merini pazza, c’è qualcosa che non va in quel Paese che rappresenta quell’istituzione, secondo me".

Oggi nell’ambito delle arti performative e non solo, c’è una grande ricerca nella tecnica e nei linguaggi artistici che permette anche di addentrarsi in territori di contenuti diversi. Lui era molto ricco nel suo linguaggio ma era anche semplice e diretto. Questi tormenti espressi anche in maniera diretta e semplice non è che magari il pubblico non li capisce più o li vede obsoleti?

Non credo, innanzitutto non è obsoleto perché morto nell’80 non è uno che scrive tipo stile Oscar Wilde, è proprio uno che parla del contemporaneo, di oggi: “Barbara non c’è (…) il mio amore è scalzo (…)tutte le sue scarpe sono qui” è proprio diretto, semplice, è vero e dilaniante. Tu esci da Ciampi secondo me…

Disturbato.

“Brava, c’è un cazzotto nello stomaco. Altrimenti che devo fare? Edulcorare tutto? Ci sono anche delle persone a cui ha disturbato".

Hai visto, qualcuno se ne è andato via.

“Ho visto, due-tre sono andati via, ma non importa, voglio dire, ci mancherebbe, non è che deve piacere a tutti eh, però so che fa male, perché in ogni caso le situazioni, l’amore, i figli, il non avere figli, il partner, la difficoltà, il bere, le cose, tocca profondamente chiunque di noi. Tu hai vissuto sicuramente, ne sono sicuro, nella tua vita, un amore struggente che ti ha fatto male e quella cosa non la vuoi ascoltare, vuoi leggerezza, vuoi vedere commedie, superficialità, così non ci pensi. Pensiamoci invece".

Ci sono degli artisti che riescono a superare il loro periodo distruttivo e ne escono e spesso scrivono anche delle cose molto belle, più profonde, molto ricche, ancora di più. Non è un po’ un luogo comune, appunto come stavamo dicendo prima, dell’artista “maledetto” che vede oltre? L’etilista, il tossicodipendente: se non c’è qualcosa dentro non c’è alcool che tenga.

“Non c’è né alcool, non c’è droga, non c’è niente che tenga: guarda cosa ha fatto la signora Merini pur essendo dentro un manicomio, con 46 elettroshock, anzi lei il dolore lo eliminerebbe proprio dal vocabolario perché non è vero che uno debba soffrire per scrivere bene. Se uno scrive bene, scrive bene, un talento ce l’ha, anche nella gioia. È vero che magari sei più portato quando sei magari cogitabondo un po’ struggente, così, a scrivere che non quando stai bene su una barca a vela, non so, anche là però se uno scrive e ha il dono della scrittura lo può fare. Io credo che queste persone vadano oltre, esprimono la loro interiorità veramente con una capacitò e minuzia, dono, poesia che noi non possiamo arricchirci e prendere".

Come si evolve un artista che va oltre? Tu che sei attore e attraversi i secoli: chi scrive oggi o 200 anni fa, Shakespeare è oltre ancora oggi. Non c’entrano secoli…

“No, i secoli non c ‘entrano un bel niente, perché le cose di cui si parlava 400 anni fa funzionano tuttora, cambi solamente i costumi e i versi, i settenari, gli endecasillabi e ancora si parla dell’uomo di quello che succedeva e di quello che è, ma ci sono degli scrittori anche adesso che sono straordinari, poi dopo li valuteranno fra 100 anni però uno adesso pensa che sia normale una Reza, uno Schmitt, un David Auburn, una Gomez, cioè, ci sono i grandi scrittori solo che anche Shakespeare, quando veniva rappresentato, non era considerato così strepitosamente alto. Strehler era un genio. Ce l ’avevamo. E quando lo vivevi non pensavi…”.

 


nr. 17 anno XX del 2 maggio 2015

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