NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La competizione elettorale di primavera

di Mario Giulianati

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La competizione elettorale di primavera

Un titolo, apparso su Il Corriere del Veneto, recita “Variati: Nessuno osi criticare Alessandra Moretti lei ha dato tutto,il partito l’ha lasciata sola”. Un messaggio forte e chiaro ma che mi sembra diretto al suo partito, il PD, piuttosto che allo sprovveduto lettore del giornale. Personalmente non mi sento affatto obbligato ad accettare questa imposizione ma, contemporaneamente, non mi interessa per nulla criticare la Signora Moretti. A farlo ci pensano già i suoi compagni di partito. Ma parlando di partito ho sempre ritento che un sindaco del capoluogo e un presidente della provincia, iscritto per quel che ne so, al PD, sia da considerarsi un dirigente e di notevole livello. Allora viene da chiedersi che cosa mai ha fatto il sindaco-presidente Variati per non lasciare sola la candidata del PD. Queste elezioni, a mio avviso, hanno registrato alcune situazioni a due livelli: quello regionale e quello provinciale I protagonisti anzitutto. Naturalmente i candidati alla presidenza della Regione. Ma non tutti in egual misura e con caratteristiche ben diverse. Trascurati dai mas medi i candidati Alessio Morosin e Laura di Lucia Coletti, che hanno raggiunto livelli di consenso assai modesto. Degli altri quattro, Luca Zaia, Alessandra Moretti, Flavio Tosi e Jacopo Berti direi che Zaia ha svolto una campagna elettorale all’insegna della serenità. La Moretti è stata dirompente e straripante sui mas media e in giro per il Veneto. Flavio Tosi si è mosso con prudenza e con equilibrio nel linguaggio. Berti si è proposto come un autentico moderato sia nell’atteggiamento che nell’esposizione di idee e programmi. Due i protagonisti di maggior peso: la prima, la candidata Moretti è stata la protagonista n.1 in campagna elettorale. Il candidato Zaia è risultato il protagonista assoluto alla apertura delle urne. Il confronto però non mi pare che debba essere fatto tra i due personaggi ma tra Luca Zaia e il PD. E passo al secondo livello, quello provinciale. Tra i candidati al Consiglio Regionale, in Provincia di Vicenza la protagonista mi pare sia stata la Signora Elena Donazzan, per presenza sul territorio, per attivismo, per proposta. Molto poco, salvo qualche sporadico momento, è stato proposto dagli altri candidati, di tutti i partiti e di tutte le liste. Di molti non si è sentito o visto proprio nulla. Ma questo è un fatto piuttosto normale. Ma poco o nulla è pervenuto dai movimenti e dai partiti. Naturalmente con qualche eccezione e tra queste non ci ritrovo proprio il PD. Una fugace apparizione di Matteo Renzi, a livello regionale che ha più sconcertato che rallegrato la sua parte politica. Una fugace visita del nucleo femminile del governo. Ma della classe dirigente e dagli attivisti del PD cittadino e provinciale, praticamente quasi nulla. E sotto questo profilo ha ragione Variati, che però cerca di chiamarsi fuori. Allora il confronto va proprio fatto tra Luca Zaia, (e tralasciando la sua formazione, con la Lega di Salvini in testa e con il supporti di quel che resta di FI), e il Partito Democratico che, almeno nei vertici locali, era drogato dal successo delle Europee, dimenticando che quel successo non era dovuto a meriti loro ma a due componenti del tutto estranei alla loro capacità di rapporto con il territorio. Non dimentichiamo che nel vicentino (Giornale di Vicenza 2 giugno 2015) Zaia registra un 23,3% e il PD 13.8%. La prima componente era rappresentata dalla speranza di soluzioni importanti ai problemi italiani che proveniva da Matteo Renzi.Quindi un atto di fiducia verso il premier. La seconda componente era rappresentata dal timore che gli italiani in generale, ma anche i veneti e in vicentini in particolare, avevano rispetto l’ignoto che si profilava se Matteo Renzi non avesse potuto disporre del tempo necessario per affrontarli quei problemi. Quindi un voto molto trasversale consegnato al Presidente del Consiglio e a una speranza. Invece i dirigenti PD si sono ritenuti depositari di quel voto. Errore. E il risultato si è visto proprio nella supponenza con cui è stata affrontata questa campagna elettorale. Con il massimo rispetto dovuto ad una personalità come quella di Ilvo Diamanti, non condivido la sua analisi riferita a Luca Zaia. Zaia ha fatto “politica”. Ha gestito, nelle cose buone e quelle meno buone, la Regione Veneto con una visone politica come ha condotto egualmente sul piano politico la sua campagna elettorale. Senza rumore e senza clamore. Proprio come piace ai moderati vicentini. A far del rumore, per dare voce al “mal di pancia “di tanti veneti, ci ha casomai pensato Salvini. In altri Paesi, e anche da noi in altri tempi, quando un gruppo dirigente, nel suo insieme, subiva una sconfitta – e questa è stata per il PD una catastrofe – il buon gusto era che se ne assumesse la responsabilità di fronte al proprio elettorato e si comportasse di conseguenza. A dire il vero questo vale anche per altri partiti. Altri mondi, altri tempi e, se mi è permesso, altre personalità politiche.

 

nr. 23 anno XX del 13 giugno 2015



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