NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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L’archivio storico di Mariano Rumor

di Mario Giulianati

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L’archivio storico di Mariano Rumor

Mentre il vicesindaco nonché assessore alla crescita, si trova negli Stati Uniti,esce sulla stampa la notizia che l’Archivio Storico di “Mariano Rumor” prenderà in tempi brevi la strada di Roma. Con il consenso della Amministrazione e nello specifico proprio del vicesindaco. Lo racconta il Corriere del Veneto e ci fa sapere che questo trasferimento è considerato una ottima soluzione per il Comune. Un trasferimento” mirato ad aumentare la fruibilità al pubblico”. La notizia per la verità non ha sorpreso più di tanto. Si sapeva che l’atteggiamento del vice sindaco, che lo aveva espresso alcuni mesi addietro, era favorevole e ora si sa anche che questa posizione lo è dell’intera Giunta.

L’archivio storico di Mariano Rumor (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’Avv.to Lorenzo Pellizzari va in ogni caso ringraziato. Non condivido la sua scelta di imboccare, e arrivare fino in fondo, la strada romana, ma so che, con questa realtà di governo della città, tanto spazio in Vicenza non lo trovava di certo, e non lo ha trovato. Pellizzari ha fatto moltissimo, praticamente tutto quello che vi era da fare per salvare e mettere in ordine, rendere utilizzabile l’archivio storico di Rumor che va ricordato essere stato il massimo esponente politico del secolo scorso, vicentino. L’avvocato ha messo a disposizione di questa bellissima avventura il suo tempo, la sua passione, anche il suo coraggio civile. Ma il mandare a Roma, pur in una sede di altissimo livello, che di per se stessa risulta essere un riconoscimento importante e dovuto, non elimina il fatto che comunque la città di Vicenza, in generale, e in particolare la sua Bertoliana, stranamente immobile in questa circostanza, divengono dopo di ciò, un poco più povere. Altro che crescita. Duecentomila euro per la digitalizzazione non si sono trovati per un archivio che, nel suo genere, è il più importante che esista in Vicenza. Però di denaro buttato su lavori mal fatti, mi riferisco,tanto per fare un esempio, alle migliaia di buche della viabilità vicentina, se ne è sempre trovato. Vicenza non è nuova a rinunce di questo genere. Già i numeri sono significativi: 3892 fascicoli divisi in 292 buste, 210 volumi di rassegna stampa, 101 album fotografici, la biblioteca privata. Una volta eseguita la digitalizzazione sono usufruibili da tutto il mondo ma, il patrimonio storico è vicentino e dovrebbe proprio rimanere in città. Forse, ogni tanto il folletto maligno che ci ha perseguitato per sessanta anni attorno alla faccenda del teatro, e non solo per quell’opera, è ricomparso un’altra volta e si è appollaiato all’interno della sala della Giunta. Non nego il valore degli eventi, pur se per loro natura sono volatili, ma sono convinto che la cultura abbisogna essenzialmente di cose durature. Non mancano gli argomenti per dimostrare che tra le due grandi vie della espressione culturale, a Vicenza, con questa amministrazione, si è preferito scegliere quella dei percorsi momentanei, rispetto quella delle strutture.

L’archivio storico di Mariano Rumor (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La prima è certamente una scelta che attira più facilmente l’applauso,appaga per un poco una moltitudine di persone. La seconda è una strada molto più difficile ma molto più importante per la crescita civile e culturale della società. Sicuramente più lenta ma altrettanto sicuramente più duratura. Ci sarà sempre qualcuno che troverà a ridire attorno ad una opera architettonica restaurata, o anche nuova struttura dedicata alla cultura, ma i teatri, quelli importanti così come i teatri di quartiere che sono importanti anche loro, la biblioteca, anzi le biblioteche- prima di questo blocco delle periferiche- i musei, ad iniziare dal Chiericati, pubblici e privati, le scuole anche queste pubbliche e private, rimangono nel tempo con i loro contenuti, di materiali e di pensiero, e le generazioni ne usufruiscono e la città si arricchisce di qualcosa che conta molto ma molto più del denaro. Riporto alla memoria dei Vicentini, quanto L’Arena di Verona del 22 giugno c.a. ripropone ai suoi lettori. Ristampa un proprio testo del 29.11.2013, titolato “E il Cavallo rifiutato in dono lo compra Rockefeller -Il sindaco rivide la statua in Biennale. Quanto vale? «Almeno i 7 milioni pagati dall'americano»”. E prosegue In una maldestra seduta comunale, presieduta a Vicenza dal sindaco Dc Giuseppe Zampieri,(sindaco di Vicenza dal 1948 al 1953) venne snobbata una scultura, etichettandola come «il Pinocchietto»: un regalo per la città del grande scultore Marino Marini, di fama internazionale. Dispetto politico, pura ignoranza o incapacità di cogliere il genio di un artista sovente provocatore? Il fatto è che il Cavallo di Marini — preso per cavallo di Troia? — non venne proprio fatto entrare in città. Ed ebbe la clamorosa rivincita di finire negli Stati Uniti, dove fu giudicato una grandissima opera d'arte”. Il rimanente del racconto è rintracciabile per coloro che ne avessero la curiosità o sullo stesso numero dell’Arena, oppure tra le pagine di qualche libro di Neri Pozza. I due episodi, l’Archivio di Mariano Rumor e il Cavallo di Marino Marini possono sembrare fatti oltre che lontanissimi nel tempo anche nella loro specificità. Ma un elemento hanno sicuramente in comune: quel famoso invisibile ma, purtroppo esistente, folletto misterioso che fa compiere gesti di autolesionismo alla classe dirigente, politico-amministrativa, del proprio tempo facendo rinunciare a Vicenza, suo malgrado, un patrimonio importante della cultura.

 

nr. 25 anno XX del 27 giugno 2015



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