NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Anche i nostri fiumi hanno il loro lato buono

Il grande lavoro in atto sul territorio per salvare persone, abitazioni, zone produttive e patrimonio naturale dalle alluvioni arriva ad uno dei punti chiave: Costabissara e il torrente Orolo – Il bacino di 20 ettari costituisce una promessa di grande salvaguardia nella logica della rete di difesa – L’ultimo problema che rimane? Un bacino a monte in pedemontana

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Anche i nostri fiumi hanno il loro lato buono

(g. ar.)- Sono passati cinque anni dalla grande alluvione del 2010 e qualcosa si è smosso sul terreno della costruzione di quella rete di bacini di raccolta delle acque in eccedenza che alla fine di tutti i lavori, da Sandrigo a Caldogno, da Isola e Castelnovo più Costabissara, ed infine sulla direttrice Montebello-Trissino, dovrebbe mettere un punto fermo alla questione più preoccupante nel rapporto tra meteorologia in disordinata crescita di fenomeni poco prevedibili e dall’altra parte il territorio da salvaguardare. Per territorio intendiamo naturalmente tutto: le persone che non debbono più subire danni, ma anche gli insediamenti produttivi, le nostre case, le scuole, i luoghi pubblici e l’ambiente naturale costantemente a rischio. L’assemblea con i tecnici della Regione che si è svolta a Costabissara va appunto verso questo obiettivo ampio e frazionato in tanti momenti diversi e sempre di non facile soluzione quanto a partecipazione attiva di quelle categorie che in qualche modo si sentono danneggiate dai progetti in corso di attuazione. Quelle stesse persone, principalmente gli agricoltori, si dà per scontato che non siano favorevoli ad una alluvione che è in grado non solo di distruggere le loro coltivazioni, ma anche di estendere l’area di incontrollabile devastazione ad una ampiezza molto più rilevante di qualche ettaro seminato a mais. A Costabissara è stato presentato un progetto che riguarda per l’appunto il torrente Orolo. È appena un rigagnolo in condizioni normali, anzi: spesso non ha acqua. Ma quando la pioggia cade particolarmente fitta diventa prima un consistente torrente per trasformarsi in un vero e proprio fiume che rompe gli argini e invade la campagna. Tra le caratteristiche dell’Orolo c’è quella particolarmente insidiosa di rimanere in più punti in situazione pensile, vale a dire con il letto che si trova al di sopra del piano di campagna. Un pericolo che in situazioni di emergenza diventa quanto meno doppio per il semplice fatto che l’acqua oltre ad acquistare la forza di una spinta superiore al normale quando si fa strada verso il paese è come se cadesse dall’alto e quindi aumenta sensibilmente la velocità creando altri presupposti molto gravi per l’inondazione che provoca.

Anche i nostri fiumi hanno il loro lato buono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)I SEGNI DEGLI ANNI 30 A MOTTA- Chi volesse togliersi la curiosità di capire quanto insidioso possa diventare l’Orolo, anche nel breve spazio di un paio d’ore, può andare alla grande rotatoria di Motta dove comincia il lungo rettilineo che porta a Costabissara. In quel punto qualcuno ha segnato il livello raggiunto dall’acqua negli anni 30, quando una spaventosa alluvione provocò danni molto ingenti. Quel livello, come spiega il vicesindaco Gianni Maria Forte, è rimasto il massimo nella storia delle devastanti uscite dagli argini del torrente che tocca Costabissara, un livello mai più toccato neppure nell’alluvione del 1966 o nell’ultima di cinque anni fa. Resta il fatto che l’Orolo diventa molto velocemente un pericolo reale e importante e che non serve gran tempo perché si creino le premesse per il disastro; non serve neppure che nelle zone confinanti dove scorre il Bacchiglione si arrivi allo stato di allarme: l’Orolo rompe gli argini prima, gli basta una bella pioggia intensa e continuata per alcune ore. Bisogna anche dire che oltre alla quota del letto del fiume e quindi degli argini si sono aggiunti negli ultimi quarant’anni altri problemi che con l’idraulica non hanno niente da spartire. Qui, come in tanti altri punti della provincia dove ci sono argini abbastanza alti ed un corso d’acqua sufficientemente alimentato, è molto preoccupante la presenza delle colonie di nutrie che sono specialiste nel forare gli argini con lunghi tunnel intrecciati che corrono in varie direzioni ed hanno più di una uscita verso il fiume. Questa situazione basta e avanza per creare tutte le premesse occorrenti per provocare incidenti ai trattori che passano sugli argini e provocare un indebolimento strutturale del terreno che diventa facilmente penetrabile da parte di un corso d’acqua che cambia livello e diventa impetuoso, al limite dell’uscita nella campagna. Quando si parla di Orolo perciò si parla di un problema vero e proprio da non sottovalutare mai. Lo dimostrano i mezzi allarmi partiti più volte anche dopo l’alluvione del 2010.

Anche i nostri fiumi hanno il loro lato buono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)UNA VASCA DA 11 MILIONI DI LITRI- Di questo si è parlato a Costabissara e questo sarà il progetto che una volta realizzato cambierà questa parte di provincia, giusto la vicinanza di Caldogno, Dueville e dell’area nord di Vicenza dove c’è l’ingresso del Bacchiglione. Il sindaco Maria Cristina Franco spiega la situazione: “Per noi l’Orolo è un problema ancora non risolto ed ho molta fiducia che questa iniziativa della Regione frutti finalmente un controllo che metta il paese al sicuro dalle esondazioni anche se arrivano spesso al punto della minaccia e fanno lo stesso paura. Il fatto che a volte la situazione si risolva perché smette di piovere non toglie nulla alla necessità di questa opera. Il letto dell’Orolo è al di sopra della campagna. Questa grande vasca da 11milioni di litri servirà in caso di crescita generalizzate delle acqua in tutta la zona. A Caldogno ce ne sarà un’altra che è in corso di realizzazione per cui possiamo dire che l’area riceve uno stato di sicurezza decisamente differente dall’attuale. Personalmente credo che il bacino di Costabissara avrà una procedura abbastanza spedita ed è quanto speriamo perché se vogliamo salvarci e salvare il nostro territorio è necessario che si faccia proprio così. Se si vuole un ambiente tutelato non si può non riconoscere che queste vasche di raccolta servono appunto ad evitare le inondazioni: quando scatta l’emergenza l’acqua che se ne andrebbe ad invadere i campi e le colture trova questo punto di sfogo e resta lì finché l’allarme non è passato. Così si salvano sia le persone che tutto il nostro patrimonio territoriale compresi insediamenti produttivi e abitazioni. Detto che la mia posizione è questa, aggiungo con assoluta convinzione che ritengo fondamentale rispettare fino in fondo gli interessi degli agricoltori; la tutela del territorio significa tutela di tutto e di tutti, deve considerare per intero situazioni e posizioni varie. Credo anche che un’opera come questo bacino rientri appunto in quel tipo di realizzazioni verso le quali bisogna muovere considerazioni complete perché si tratta dell’interesse della collettività nel senso più completo del termine: così stando le cose è interesse di tutti collaborare fattivamente a vantaggio della collettività, perché gli obiettivi sono quelli e non altri. Stato e Regione si sono impegnati per risolvere questo problema una volta per tutte e al bacino dobbiamo collaborare tutti, nel rispetto delle varie posizioni, ma anche in modo completo”.

 




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