NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Medioevo… questo sconosciuto

di Italo Francesco Baldo

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Medioevo… questo sconosciuto

 Purtroppo ancor oggi a Vicenza e non solo amministratori e politici quando intendono disprezzare qualcosa o qualcuno, lo gratificano dell’appellativo di “medioevale”. Con poca scienza e molta presunzione ritengono che il vocabolo sia di per sé negativo e soprattutto che ciò consenta loro di ritenersi “moderni” e quindi migliori di coloro che sono vissuti nel Medioevo.

 Debbono avere avuto dei pessimi docenti di storia che non hanno loro insegnato che il termine “medioevo” è stato diffuso con chiarezza solo dal 1698 a Jena (Germania) da K. Keller (Cellarius 1638-1707) che scrisse appunto una Historia medii aevi a temporibus Constantini magni ad Constantinopolium a Turcis captam deduca, et cum notis perpetuis ac tabulis synopticis iterum edita. Invero Georg Horn ((1620-1670), autore di una delle prime storie della filosofia (Historia Philosophica,1655) uno dei primi storici generali della filosofia, nel 1666 aveva già utilizzato il termine nel suo testo Arca Noae, sive Historia imperiorum et orbe condito regnorum annuncio nostra tempora.

 In realtà si deve agli umanisti italiani Leonardo Bruni (1370-1444 e soprattutto Flavio Biondo (1392 –1463) con Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades (ed. recente a cura del Comune di Forli, 1963), la suddivisione della storia universale antica-medioevale-moderna, ma alla loro epoca non ebbe gran seguito, anche se, ad esempio Erasmo da Rotterdam, qualificava coloro che lo avevano preceduto come “vecchi” rispetto a quelli della sua epoca detti “nuovi”, ma Erasmo era nato nel Medioevo e quindi…

 Da ricordare che oggi non utilizziamo la periodizzazione di Cellarius; infatti quella dello studioso tedesco è dal 320 d.C. al 1453, mentre oggi si utilizza quella dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (nozione un tantino errata) nel 476 d.C. alla scoperta dell’America 1492. Vi sono poi ulteriori suddivisioni, ma la più accettata convenzionalmente è la seconda che abbiamo indicata. Il Medioevo quindi ha una durata di circa 1000 anni; gli storici hanno successivamente operato ulteriori suddivisioni: "Alto Medioevo" dal V al X secolo; "Basso Medioevo" o "tardo Medioevo". Tra questi due periodi è stato inserito il cosiddetto “medio medioevo”, ossia il periodo dei secoli XI e XII.

 

Medioevo… questo sconosciuto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’Alto Medioevo (476 d.C.-1000) viene qualificato come il periodo dei secoli bui, a causa delle invasioni barbariche, anche questa nozione un tantino imprecisa, dato che si dovrebbe pure parlare di “migrazione dei popoli, in particolare di quello longobardo. I. Montanelli e R. Gervasio nella loro famosa Storia d’Italia, riferendosi al primo periodo medioevale lo qualificò “secoli bui”. Una leggenda nera che trae origine, ma errata, da Francesco Petrarca, e dal suo testo Apologia contra cuiusdam anonymi Galli calumnias, nota anche come Invectiva contra eum qui maledixit Ialie. Un testo che invitava il papato a rientrare a Roma e in esso è contenuto un’ elogio della cultura latina medioevale ( Pietro Lombardo, Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio, Egidio Romano).

 Saranno piuttosto i teologi e gli storici luterani, tutti propensi a negare qualsiasi valore a ciò che invece era apprezzato dai Cattolici Romani, a definire il periodo detto medioevale come negativo e “buio”. A ben leggere il monaco agostiniano Martin Lutero, è forse lui più “buio” dei cattolici, considerato che vedeva l’uomo schiacciato da Dio e negava all’umanità la libertà e la poneva nella predestinazione.

 La svalutazione dei mille e più anni di storia è fatta dall’illuminismo, nella sua furia anticattolica, come ben attestano gli scritti di Voltaire che nel mentre dichiara la tolleranza, la nega a coloro che non la pensano come lui, un vero intellettuale politically correct odierno!

 A tutto il periodo detto “medioevale” viene negato valore e in tutti i campi non solo quello religioso, teologico, ma anche artistico, basti pensare come non fu amato Dante Alighieri, e soprattutto politico. Certo gli illuministi, soprattutto francesi, avevano buone ragioni per negare valore alla monarchia assoluta, la cui origine non è medioevale, ma moderna, come ha ben riflettuto sullo Stato moderno Antonio Negri (cfr. Problemi di storia dello Stato moderno: Francia 1610-1650, Firenze, La Nuova Italia, 1967). Non è secondario che il modello di fare “storia” degli illuministi sia quello che si è imposto, ossia il presente spiega il passato, come sostiene il marxismo. Il metodo è facilmente riassumibile. Si adotta una tesi storiografica, una posizione direbbero gli intellettuali e alla luce di questa si legge tutta la storia. Ne Il manifesto del Partito comunista di K. Marx e F. Engels ciò è ben evidente: la storia finora esistita è stata storia di lotte di classe…”. Quindi patrizi e plebei e poco importa che vi fossero plebei più ricchi dei patrizi, non conta ciò che è effettivamente accaduto, ma quanto io penso sull’accaduto.

 Così per il medioevo, essere contro la nozione di dio,era essere contro tutto ciò che poteva in qualche modo essere riferito a ciò. Così in men che si dice tutto il Medioevo fu buio ciò che era qualificato come “antiquato”, “reazionario” e non “alla moda” ossia moderno… era medioevale.

 

L’ignoranza storico-culturale degli ideologi illuministi è stata già ben evidenziata, anche a livello, ad esempio della Storia della filosofia e soprattutto la mancanza di analisi non preconcette, ma non è qui il momento di approfondire quale fosse la mancanza di conoscenza del medioevo nel secolo dei lumi, che molte tenebre regalò con la ghigliottina. La nozione negativa di tutto il Medioevo s’impose non solo nel settecento illuminista, ma anche nell’Ottocento positivista e nell’anticlericalismo massone, e soprattutto nel marxismo e filiazioni varie, in particolare negli epigoni odierni, purtroppo anche toscani. La nozione, si ricorda ancora I. Montanelli, entrò nei manuali scolastici. Dopo la classicità e il fulgido periodo “romano”, salvando solo un po’ la Patristica, ma non troppo, dato che ci si limitava a ricordare Sant’Agostino (anche oggi a dire il vero), ecco il buio medievale.

 Purtroppo la elementare nozione non è stata corretta dagli studi superiori nemmeno spesso in chi li ha compiuti. Pazienza per coloro che si sono laureati nell’ ambito delle scienze, ma neppure coloro che hanno frequentato quelle dette umanistiche hanno portato a casa almeno una nozione critica per il medioevo. Coloro che sono poi diventati docenti di storia, perpetuano l’ignoranza del Medioevo, disposti a qualche concessione solo nell’ambito letterario (Dante, Petrarca, Boccaccio) e in quellop artistico, Giotto, ma mai inquadrandoli nella loro epoca, quella medioevale.

Medioevo… questo sconosciuto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

 

J. Burckhardt

 

Neppure l’Umanesimo, che nasce patavino e raggiunge il suo apice a Firenze nel Quattrocento e si suole farlo terminare con la morte di Lorenzo il Magnifico, il 9 aprile 1492, viene molto salvato e ciò grazie alla nozione che diffuse ancora nell’ottocento J. Burckhardt (1818 –1897) nel suo celebre testo su La civiltà del Rinascimento in Italia, pubblicato nel 1860. In questo testo, lui allievo di L. Von Ranke che criticava l’ideologismo idealista e positivista negli studi storici per attenersi a solo ai “fatti”, stabiliva una netta separazione tra Medioevo e Rinascimento, apprezzato, ma non maturato completamente a causa della Chiesa Cattolica. Un testo di buon successo ancora oggi, ma accanto a questo non si legge di certo la grande rivalutazione del medioevo iniziata proprio in Francia con gli studi di letteratura di A. F. Ozanam su Dante Alighieri e la filosofia cattolica e proseguiti, sempre nell’ambito francese, da E. Gilson e i suoi studi sulla filosofia medioevale. Non ricordiamo la grande scuola di storia medioevale di Padova con P. Sambin, ecc. o lo storico della filosofia F. Bottin. Gli studiosi soprattutto nella seconda metà del novecento hanno ben precisato quanta ricchezza culturale, anche scientifica, ci fosse nel Medioevo, ma sono sistematicamente ignorati, richiederebbe tempo, studio e soprattutto l’abbandono del preconcetto contro il medioevo e i docenti dovrebbero prepararsi adeguate lezioni.

Basterebbe scorrere l’indice dei testi scritti nel medioevo e raccolti dallo studioso francese Jacques Paul Migne (1800 –1875) per rendersi, almeno conto superficialmente, della grandezza del medioevo e sei suoi protagonisti, per non parlare di tutti gli altri settori culturali e di impegno nella politica e nella vita sociale e soprattutto di fede che non è ancora attuale per milioni di persone; un po’ più dei suoi detrattori.(cfr. U. Eco, Quel genio dell’abate Migne, “La repubblica” 6 dicembre 2002)

 

“A Vicenza abbiamo aperto l'Olimpico, con la direzione artistica di Emma Dante a cui riconosciamo libertà e rispetto artistico, alle voci più interessanti del panorama italiano ed europeo: per restituire protagonismo al teatro più antico e più bello del mondo, quello di Palladio, per troppo tempo appannato. È legittimo criticare, dissentire, fischiare, rifiutare: impedire ad altri la libertà di andare a vedere uno spettacolo significa, semplicemente, tornare al Medioevo".

(J. Bulgharini d’Elci, La replica del vicesindaco alle critiche al lavoro di Angela Liddell che aprirà il Ciclo di spettacoli classici all'Olimpico)

 Si preferisce continuare con le solite tesi storiografiche e a far dichiarazioni insultanti di appartenere al medioevo per coloro che non sono “alla moda” intellettuale e politically correct, magari sacrilega, alla Liddell, come abbiamo avuto modo di sentire dalle dichiarazioni recenti di esponenti dell’Amministrazione comunale di Vicenza. Purtroppo simili prese di posizioni sono ubiquitarie in politica, perché si crede che il nuovo sia sempre migliore dell’antico, soprattutto se medioevale. Eppure una simile chiusura di fronte al Medioevo e una pressoché totale ignoranza del medesimo sono proprio di coloro che antimedioevali incarnano proprio la negatività attribuita ai medioevali.

 

nr. 37 anno XX del 17 ottobre 2015

 



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