NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il risparmio ha perso la guerra? Ma chi l’ha vinta?

di Mario Giulianati

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Il risparmio ha perso la guerra? Ma chi l’ha vinta

Finita la guerra, l’ultima grande guerra, e ritrovandosi un paese distrutto non solo sotto il profilo industriale, produttivo, economico ma anche sociale, la parola d’ordine che i governi dell’epoca lanciarono, perfino nelle scuole elementari era legato a un concetto, semplice e da tutti comprensibile: ricostruzione e risparmio. Addirittura partirono delle campagne di sensibilizzazione, proprio nelle scuole con concorsi e con la consegna di salvadanai, per educare al risparmio anche i piccolissimi. Il paese, l’Italia, almeno su questo terreno, quello della ricostruzione delle case, delle fabbriche, delle strutture, forse non solo grazie al risparmio divenuto un costume nazionale, ma certamente anche per merito di questo, riuscì a rinascere e a vincere la battaglia della conquista di un posto al tavole dei paesi industriali. Una ancor più antica tradizione voleva che il risparmio fosse affidato a piccole realtà bancarie, meglio a casse rurali e istituzioni del genere, addirittura vigeva anche l’uso, in piccolissime comunità, della cassa peota dove il mettere assieme i pochi risparmi di ognuno per il bene sia collettivo che individuale era un gesto anche di piena solidarietà e di reciproca fiducia. Oggi certamente le cose non stanno più così. Altrettanto certamente in un mondo che cammina veloce e scavalca ogni frontiera, sia politica che economica, storica e geografica, dei valori (e quello del risparmio era ritenuto un valore assoluto) e perfino del buon gusto, sarebbe un controsenso che si volesse perpetuare la tradizione della “cassa peota” o di istituzioni poco più importanti, economicamente. Moralmente e eticamente, alla luce di quanto è accaduto in questi ultimi tempi, ma non solo, la palma della vittoria, esclusivamente virtuale, va alle vecchie piccole banche rurali, alle casse di risparmio, quelle di un tempo passato anche se non molto remoto. La Costituzione, tirata in ballo e per la giacchetta ogni qual volta fa comodo, dichiara, all’art.47 “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito……”. La domanda che viene obbligatoria ora è se lo Stato, o chi per esso, ha effettivamente esercitato, compiutamente e onorevolmente il compito dettato dalla Costituzione. Parrebbe proprio di no. Sono anche dell’opinione che oggi, a banchetto concluso, non si può chiedere allo Stato, cioè a tutti gli italiani, di farsi carico di lavare i piatti. Magari anche di offrire un pasto agli ex risparmiatori. Ma di fare chiarezza, di individuare le responsabilità, quelle almeno dei principali responsabili dei danni causati ai singoli ma anche alla società nel suo complesso, penso sia un preciso e inderogabile dovere. Se non dovesse avvenire, ma mi auguro che non sia assolutamente così, allora si dovrebbe dedurre che vi sono forme occulte di complicità.

 


nr. 45 anno XX del 12 dicembre 2015

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