NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Solidarietà

di Italo Francesco Baldo

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Solidarietà

Introduzione

Oggi si utilizza molto il termine solidarietà come relazione reciproca d’aiuto nella società e in tale significato generale è recepito. È un termine relativamente “giovane”, nasce nel XVII secolo in Francia, mutuato dall’ambito giuridico (in solidum obligari) e solo alla fine del secolo XIX e in tale valenza è definito nell’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert, in seguito ha assunto un significato anticristiano con il pensatore Pierre Leroux (1797-1871) colui che definisce il socialismo nell’ottocento. Nella sua opera De l'humanité de son principe et de son avenir: ou se trouve exposée la vraie définition de la religion et ou l'on explique le sens, la suite et l'enchaînement du mosaisme et du christianisme, Paris, Perrotin, 1840, considera che la mutua solidarietà degli uomini è la vera espressione della carità, ciò dopo aver affermato che quella cristiana è imperfetta. Cfr. Anche Du Christianisme et de son origine démocratique, Paris, de P. Leroux, 1848 e Il filosofo e l'umanità : l'eclettismo a cura di F. Fiorentino, Lecce : Milella, 1990. Il socialismo francese, detto da K. Marx utopistico, utilizzerà molto il termine solidarietà. C. Fourier utilizza il termine per sintetizzare il suo pensiero nel 1842 Solidarité - Vue synthetique de la doctrine de C. Fourier (a cura di H. Renaud, Paris, Libr. de l'école sociétaire, 1842). Presto anche i partiti socialisti utilizzarono il termine; nel 1848 il Partito democratico per le elezioni fondò un comitato cui diede il nome di “Solidarité républicaine”. In questa direzione politica, il socialismo il termine solidarietà è stato utilizzato, ossia come coesione di una classe, quella proletaria, contro quella capitalistica. Louis Blanc, il primo a sostenere la necessità di un Ministero del lavoro con il suo impegno politico e di pubblicista diffuse proprio questa concezione di solidarietà operaia. K. Marx non apprezzerà questa visione della contrapposizione tra le parti sociali; la sua via è altra, come si può leggere nel Manifesto del partito comunista.

Solidarietà (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

 A. Comte - Émile Durkheim

 

Vi è però da notare che anche il positivismo, elaborato da A. Comte vi è nella visione della società la necessaria “solidarietà” di tutti i membri in una dimensione mutualistica; una visione sociale più che politica in senso stretto, e in questa direzione sarà il fondatore della moderna sociologia E. Durkheim (1858-1917) con Les règles de la méthode sociologique, Paris, F. Alcan, 1895 e De la division du travail social, Paris, Alcan, 1893 (ed. it. Milano, Ed. di Comunità, 1999) ad elaborare il concetto di legame solidaristico dei gruppi sociali tra gli appartenenti appunto al gruppo. In tal senso si può parlare anche di solidarietà per le tante “Società del mutuo soccorso”, fondate alla fine dell’Ottocento a valenza sia socialista sia no.

 

In Italia

Solidarietà (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il termine solidarietà appare nell’ordinamento giuridico italiano con la Costituzione della Repubblica Italiana nel 1948 e precisamente all’art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Che è ripreso nell’art. 119: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.” Il significato del termine non è chiarito dalla Costituzione stessa. In realtà esso trae origine dal latino giuridico solidus che ha il significato di “in tutto” e “ per l’intiero”. (non deriva dal nome della Moneta d’oro, del peso di 4,55 gr., coniata per la prima volta nel 312 d.C. dalle zecche occidentali dell’Impero).

La Costituzione della Repubblica Italiana afferma la solidarietà come uno dei principi democratici della vita associata e con chiarezza afferma che essa è politica, sociale ed economica, e non va confusa con altre possibili relazioni tra le persone, come la carità e la beneficenza. Non si tratta di una dimensione individuale/personale, ma giuridica che è stabilita come obbligatoria, come stabilisce anche il diritto ossia “modo di essere di un rapporto obbligatorio con più debitori(solidarietà passiva) o con più creditori (solidarietà attiva), caratterizzato dal fatto che la prestazione può essere richiesta ad uno solo o adempiuta nei confronti di uno solo, avendo effetto anche per gli altri” (dal Dizionario Treccani).

Il termine ha anche assunto un significato più esteso e in un certo senso più ideologico, in quanto l’accettazione della solidarietà implica la condivisione d’idee, propositi, responsabilità e intenti fra i compagni di un’organizzazione, come lo sono gli organi meccanici di un impianto.

Nel corso del tempo il termine si è arricchito al di là del suo significato giuridico ed ha addirittura investito i legami affettivi e morali che uniscono un singolo uomo a tutta la comunità, tanto che si parla di una condivisione di sentimenti, opinioni, difficoltà, dolori e di conseguenza le azioni debbono essere conformi a questo significato di solidarietà. Nel campo del lavoro la solidarietà è l’accordo fra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali. Possiamo affermare che la solidarietà sembra essere la dimensione dell’incontro tra gli esseri umani riuniti in una società, in uno Stato.

In tale direzione si esprime pure il Concilio ecumenico vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes a quando al n.4 afferma :” il mondo avverte così lucidamente la sua unità e la mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà, ” e prosegue, n.30:” Che tutti prendano sommamente a cuore di annoverare le solidarietà sociali tra i principali doveri dell'uomo d'oggi, e di rispettarle.” Al n. 32. “Lo stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della solidarietà umana.” Ciò, n.32:” In questo corpo tutti, membri tra di loro, si debbono prestare servizi reciproci, secondo i doni diversi loro concessi. Questa solidarietà dovrà sempre essere accresciuta, fino a quel giorno in cui sarà consumata; in quel giorno gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno gloria perfetta a Dio, come famiglia amata da Dio e da Cristo, loro fratello.” Anche nella società contemporanea vi deve essere una solidarietà civile ed economica (n. 42 e n.46) e ciò deve essere esteso a tutto il mondo, cfr. n.9 e n.57. A conclusione la Costituzione, n. 75 afferma: “Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica; essi devono essere d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi l'autorità e la libertà, l'iniziativa personale e la solidarietà di tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità. In ciò che concerne l'organizzazione delle cose terrene, devono ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali e rispettare i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta il loro punto di vista.” Ciò è ripreso anche dal n. 85 e nel n.89 viene pure precisato il compito della Chiesa universale: “la Chiesa, in virtù della sua missione divina, predica il Vangelo e largisce i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce così a rafforzare la pace in ogni parte del mondo, ponendo la conoscenza della legge divina e naturale a solido fondamento della solidarietà fraterna tra gli uomini e tra le nazioni. Perciò la Chiesa dev'essere assolutamente presente nella stessa comunità delle nazioni, per incoraggiare e stimolare gli uomini alla cooperazione vicendevole. E ciò, sia attraverso le sue istituzioni pubbliche, sia con la piena e leale collaborazione di tutti i cristiani animata dall'unico desiderio di servire a tutti”.

 

Solidarietà (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

 1 dicembre 1896

 

La Chiesa Cattolica attraverso il magistero dei papi fin dal Leone XIII (Rerum Novarum e Graves de communi re), con l’aiuto e le analisi di Giuseppe Toniolo (1845-1918), aveva precisato il compito dei cristiani nella società e nello stato, affermando il valore del suo compito d’aiuto e valorizzazione dell’assemblea umana. Lo fece con il nome di democrazia cristiana, termine poi svilito in un partito, che non rispetto quando detto dal papa Leone: “Non sia poi lecito di dare un senso politico alla democrazia cristiana” e ciò perché l’azione nell’orizzonte umano è espressione della carità che non si esaurisce in questo. Infatti, la carità è ben altro dalla solidarietà, nonostante le confusioni attuali anche da parte di esponenti della Chiesa.

 La solidarietà è quindi quel legame che si sviluppa nella società e pur avendo allargato i suoi confini da quelli giuridici, è oggi un termine che è molto utilizzato sia in contesti civili sia religiosi. Nel contesto religioso ha iniziato il suo cammino sia con il Concilio vaticano II sia con la Populorum progressio di Paolo VI del 1967 che ben precisa: “La solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere”; è quindi nella sfera morale che è fondamento di quella politica e giuridica:” (n.17 e nn.44,47,64,73 e altri) e non viceversa. Ricordiamo che i suoi contenuti furono ripresi nella Laborem excersens e nella Sollecitudo rei socialis da Giovanni Paolo II

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Ciò ben comprese il sindacato Solidarność in Polonia che rifacendosi alla fede cattolica e alle indicazioni conciliari e alla guida soprattutto del cardinale di Cracovia, oggi, San Giovanni Paolo II, seppe sviluppare una visione della solidarietà non ridotta a mera rivendicazione sindacale, come spesso è ricordato, ma ad una visione integrale dell’uomo, che anche nel lavoro doveva esprimere il valore della fede stessa. Ciò contro quella prospettiva esclusivamente economicistica e politica del marxismo nella sua realizzazione sovietica imposta a molti popoli e illusione di altri, come in Italia.

 Oggi la solidarietà è un riferimento/patrimonio comune per i cittadini italiani che la richiamano spesso e talora anche con qualche confusione. La grande difficoltà della solidarietà solennemente affermata dalla Costituzione, è la sua traduzione in leggi; in realtà numerosissime leggi, come, ad esempio, la legge 104 del 1992 che garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e d’autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società. Molte le “grida”, ma molte anche le difficoltà di applicazioni e molte anche gli abusi della legislazione, ma anche al di là di ciò l’orizzonte umano nello Stato Italiano si esprime nella solidarietà. A questa si affiancano le numerosissime, forse anche troppe, altre istituzioni, associazioni, gruppi che proclamano di essere realizzazione di obiettivi solidaristici, fondati sul volontariato. Lo Stato ha cercato e cerca di mettere ordine, spesso alcune istituzioni e associazioni operano solo per il vantaggio, detto solidarietà, dei loro fondatori, abusando delle leggi e di eventuali fondi economici messi a loro disposizione. Lo Stato con lo statuto di “onlus” avvantaggia i gruppi organizzati per la solidarietà, ma anche qui sarebbero necessari più controlli e soprattutto molte onlus sono nate non per la solidarietà, ma per il vantaggio dei fondatori. Ci penserà, si spera la Magistratura.

 Tutto ciò non inficia il valore della solidarietà, ma essa che né bene civile, direbbe il filosofo Antonio Rosmini, è un obbligo dettato dalla Costituzione ed è limitato agli aspetti sociali, politici ed economici e in questo è tutto il limite della solidarietà nello Stato Italiano. Essa, come abbiamo cercato di evidenziare ha allargato i suoi confini, tanto che spesso nel molto ecclesiale cattolico è assimilata alla carità. Ciò con grande confusione e difficoltà di intendimento, ma si sa che l’uomo spesso cerca di risparmiare fatica con il raggruppare genericamente anche termini tra loro abbastanza differenti. Infatti, la solidarietà è un orizzonte umano, che deve interessare tutti gli uomini, e in questo senso è un dovere morale e non semplicemente un obbligo giuridico, ma ciò non è nella struttura dello Stato, ma in quella degli uomini che decidendo di darsi una vita organizzata, appunto lo Stato, individuano nella solidarietà una condizione di vita associata. ma questa deve essere al servizio della persona perché la vera ricchezza dei popoli non sta tanto nelle risorse materiali, ma in quelle appunto della persona nella sua globalità e nelle sue capacità di espressione. Tutto ciò non nel solo orizzonte giuridico, perché lo Stato ha il compito di riconoscere e rendere attuati i diritti, ma la sede di questi non è lo Stato, ma le persone. Lo Stato non è mai perfetto e non pone “utopie”, ma nell’orizzonte umano/sociale tende a realizzare l’appagamento della persona anche nei suoi bisogni materiali, che però non sono il fine della comunità Statale. Ma questa ultima riflessione, ben precisata da Rosmini nel suo saggio La società e il suo fine, non è certo accolta dalla stato, che si risolve invece nella parzialità giuridica.

06OPINIONI (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) S. Edith Stein

 

 Con chiarezza Edith Stein precisava in Una ricerca sullo stato (a cura di A. Ales Bello, Roma, Città Nuova, 1993) lo Stato “non è la condicio sine qua non della realizzazione della giustizia:” (ivi, p.140), ma esso stesso deve farsi produttore di giustizia e cioè di uguaglianza. “ E tale sarà l’eguaglianza: per le persone e nelle cose; e quali sono i rapporti tra le cose, tali dovranno essere anche quelli tra le persone: se infatti esse non sono eque non avranno neppure rapporti equi, bensì di qui sorgeranno battaglie e contestazioni, qualora persone eque abbiano e ottengano rapporti non equi oppure persone non eque abbiano e ottengano rapporti equi. Ciò è ancora evidente dal punto di vista del merito: tutti infatti concordano che nelle ripartizioni vi debba essere il giusto secondo il merito, ma non tutti riconoscono lo stesso merito, ma i democratici lo vedono nella libertà, gli oligarchici nella ricchezza o nella nobiltà di nascita, gli aristocratici nella virtù. Quindi il giusto è, in certo senso, una proporzione (cfr. Etica Nicomachea V, 3, 1131 a 10 – 1132 b 9).

 In questa direzione la solidarietà è realizzazione giuridica (justum) di quel bonum, che sa ciò che è verum. Esemplificando, è vero che esistono persone bisognose d’aiuto, è bene aiutare coloro che hanno bisogno, quindi la deliberazione da parte della comunità e/o dell’organizzazione statale di emettere la norma: devi aiutare chi ha bisogno. (cfr. E. Stein, Una ricerca sullo stato, op. cit. p.146). In tal modo verum, bonum et justum si coniugano e questa non è un ideale ma la concreta realizzazione di un bene civile che cointeressa tutti i suoi membri in quella visione dell’intero, dove le parti non possono mancare di ciò che possiede il tutto.

 Vi è però una confusione possibile e spesso praticata in questa visione della solidarietà, perché si tende a risolvere tutte le necessità dell’uomo nel solo orizzonte materiale e terreno (sociale, politico ed economico), ma l’umanità non può essere ristretta in ciò, il suo orizzonte è più vasto. Proprio quest’orizzonte è ciò che fonda quello terreno, il quale, ridotto solo a se stesso, diviene la sede degli appetiti che addirittura di travestono da solidarietà. Quando il benessere della democrazia, avvertiva il filosofo Augusto del Noce, si riduce al benessere materiale, allora iniziano i guai della vita associata.

Solidarietà (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Per questo la riflessione che fonda la politica, ossia quella del vero e del bene deve compiere il proprio cammino, affinché la parzialità, appunto della politica e del diritto, non sia fine a se stessa, ma si coniughi con un’ampia visione di cui siamo capaci, se non riduciamo l’uomo ad un solo suo aspetto e non lo relativizziamo in questo, che è, nella nostra presente analisi, è il rischio che corre ogni solidarietà che non s’inquadri in una visione di bene e di vero, ma si riconduca solo a ciò che è vantaggio sociale, politico ed economico.

 

nr. 45 anno XX del 12 dicembre 2015

 

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