NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Sempre i libri!

di Italo Francesco Baldo

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Sempre i libri!

“Il libro è la luce del cuore:

specchio del corpo;

confusione dei vizi;

corona dei prudenti;

diadema dei saggi;

onore dei dottori;

bicchiere pieno di saggezza;

compagno di viaggio;

servo fedele;

orto pieno di frutti;

rivelatore di arcani;

chiarificatore di oscurità.

Se interrogato, risponde,

ed invitato va di fretta,

chiamato viene presto

e obbedisce con facilità”.

 

 (Testo medioevale da un Codice della Bibbia di Toledo, tr. it. N. Fioraso)

 

 

Leggere queste parole rincuora, perché da quando l’uomo ha “messo per iscritto” le sue parole, il libro, che ha utilizzato vari supporti, come la corteccia, la pietra, il marmo, il bronzo, il papiro, la pergamena, la carta e ultimamente l’energia che muove il web, è un punto di riferimento fondamentale per la società umana e tutte le sue espressioni. Un mondo senza libri sarebbe un mondo non ancora pienamente.

Al libro Dio stesso ha affidato le sue parole, ispirando gli scrittori come nella Sacra Bibbia, o addirittura dettando le sue parole com’ è nel Sacro Corano e in molti altri testi alla base di Fede. Gli uomini al libri hanno consegnato al libro tutto quanto hanno pensato, sentito e vissuto, lungo l’elenco di ciò che i libri contengono, e nelle più svariate sfumature. Ne siano esempio i tantissimi libri di poesie che ci danno modo di conoscere le quasi infinte sfumature di questo sentimento e dei ragionamenti che su di esso l’uomo ha compiuto nel corso dei millenni.

Il libro ci aiuta nella vita e quasi con eccesso potremo intessere le lodi di questa luce del cuore e della mente che ci appare come uno dei più importanti strumenti, inventati dall’uomo, per la migliore qualità della sua vita e sembra sempre e in ogni modo.

 

MA

 

Tutti i libri assolvono il compito eccezionale che gli ascriviamo? Tutti contribuiscono a migliorare la qualità della vita umana? Tutti sono veramente portatori di conoscenza, di bene, di giustizia e di bellezza, che è sinonimo di bene? La prima ed immediata risposta è “sì” e soprattutto oggi ci si guarderebbe bene dall’affermare il contrario, anzi qualsiasi censura, quella, per ricordare, dell’Indice dei libri proibiti, deve essere impedita, perché nessuno può vietare qualcosa. Un famoso slogan, gridato nelle piazze, affermava: “Vietato…vietare”. Il libro per sua stessa natura è atto a fornire il massimo della conoscenza e questo bene, così prezioso, va salvaguardato a tutti i costi, tanto che nemmeno la pornografia può essere impedita, salvo a mettere la classica foglia di fico, impedendo, almeno sulla carta, che sia acquistabile dai “minori”.

Sempre i libri! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nessun’autorità né religiosa, né civile può intervenire perché un libro non possa circolare liberamente tra gli uomini. La Biblioteca, la grande custode dei libri, dovrebbe essere sempre nelle prime preoccupazioni, si dice, degli amministratori pubblici, perché in essa è racchiusa la sapienza umana e messa a disposizione di tutti. Con rammarico, infatti, notiamo che certe Biblioteche non sono fornite nemmeno, per esigenze di bilancio dicono gli amministratori, delle necessarie pulizie, perché anche l’analfabeta deve amarle e dare non solo il pane quotidiano, ma anche il companatico.

Il libro ci accompagna, oggi in qualsiasi momento della vita e grazie alle moderne tecnologie può essere portato a conoscenza anche senza il supporto materiale. In questo la funzione d’internet diventa quasi fondamentale, tanto che qualcuno ritiene addirittura che le biblioteche non avranno più quell’importanza che da quella d’Alessandria hanno avuto. Quella biblioteca aveva come motto “clinica dell’anima”, un motto, che in lettere greche era impresso nella prima sede della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, oggi in angusto ripostiglio della seconda sede e non più riprodotto nel sito della medesima. Un vero peccato, perché quel motto ben si addice alla Biblioteca; l’uomo, sempre a bisognoso d’aiuto, può trovare tra i tanti libri risposta alla sua sete di sapere, all’espressione dei suoi sentimenti, alla consolazione spirituale, morale e risposte alle sue esigenze di costruzione sociale, ma anche per l’arte, l’architettura, l’industria ecc.

L’elenco di quello che i libri contengono è talmente vasto che non è nemmeno necessario indicarlo.

Il libro è fonte d’ogni cosa, esso è l’espressione quasi più solida, di riferimento per l’uomo. Certo i libri si logorano e molti ne sono andati perduti per incuria, per poca avvedutezza, per mancanza di mezzi o, ahimè per improvvida decisione umana che li ha addirittura consegnati al fuoco. Ma sempre il libro è risorto; i benedettini in tempi difficili, li hanno trascritti, talora con errori, ma hanno reso disponibili gran parte dei testi antichi, gli umanisti li hanno cercati e ripuliti dagli errori con lungo e difficile lavoro filologico, si pensi a Lorenzo Valla e ad Erasmo da Rotterdam, stampati con quella meravigliosa nuova tecnica che il tedesco Gutenberg (monte dei beni) ha inventato. In pochissimi anni ciò che era di difficile reperimento è diventato patrimonio di tutti e nemmeno la Censura ecclesiastica poteva impedirlo. I libri proibiti erano stampati a Verona, ma il frontespizio riportava la stampa ad Amsterdam per non incorrere negli strali dei censori.

Il libro ha avuto lunghissima e gloriosa storia e questa continuerà, pur con il cambiamenti degli strumenti, dei supporti, ma continuerà.

Il libro, orto pieno di frutti ci ripetiamo

 

MA

 
Sempre i libri! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Proprio tutti i libri sono pieni di frutti buoni? Questa domanda è nuovamente alla ribalta. Sono da poco cessati i famosi diritti di stampa di uno dei libri più “difficili” di tutti i secoli, Scritto nel 1924 e pubblicato l’anno dopo, circolò inizialmente solo in poche copie. Fu da subito il libro di riferimento di un partito politico, n’enucleava i fondamenti, le prospettive e le azioni. Questo testo, vasto era lo strumento di propaganda, di formazione e intervento di coloro che s’identificavano in quella prospettiva politica. Solo un altro testo di propaganda politica può essere paragonato a questo, fu preparato nel 1848 ed ebbe nel libro del 1924 il suo contraltare. I due testi sono al pari d’altri, strumenti di propaganda politica, ed hanno esercitato e talora esercitano anche oggi, una certa influenza.

Il primo, quello del 1848, breve, ma ben chiaro nell’analisi e nelle indicazioni, il programma in 10 punti, prospettava un cambiamento epocale della società industriale capitalistica ed indicava anche che solo mediante la violenza ciò poteva essere ottenuto: “I comunisti sprezzano l'idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento violento d’ogni ordinamento sociale finora esistente. Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo”.

Chiarezza d’analisi e di metodi. Un libro che in milioni di copie ha raggiunto ogni angolo della terra; un riferimento teorico e pratico e messo in esecuzione, tanto che ancora oggi esistono Stati che a quelle indicazioni si richiamano. Esso prospetta una dittatura alla quale obbligare tutti. Ben noto è che i renitenti, quando la prospettiva andò al potere nel 1917, finivano nei gulag e oggi nei campi “ di lavoro” della Corea del Nord e non solo.

Gli avversari che non risiedevano e non risiedono negli Stati seguaci di quel libro, sono ancor oggi “gratificati” di diversi epiteti tra cui il migliore è quello d’essere “ignoranti”, soprattutto perché non mettono in pratica quanto prescritto dal libro del 1848. Coloro che invece li “mettono in pratica, sono gratificati dell’appellativo di “intellettuali”, si omette, per decenza, il complemento di materia, che spesso accompagna l’appellativo stesso.

Con il libro edito a Londra, allora patria del capitalismo industriale, il 2 febbraio 1848 è iniziata l’epoca dei totalitarismi politici, che hanno imperversato il secolo XX e imperversano ancora in diverse menti, anche d’italiani e non solo di vietnamiti e cubani. Hanna Arendt con il suo saggio Le origini del totalitarismo ha ben delineato la sua natura, poco ha sviluppato le origine ottocentesche, che avevano avuto in diversi esponenti della rivoluzione francese i suoi iniziatori, si pensi a Maximilien de Robespierre, ma anche alla Congiura degli uguali di Francois Noël Babeuf e Filippo Buonarroti.

Il libro edito nel 1925 ha le stesse caratteristiche di quello del 1848; indica l’analisi, le prospettive e i metodi con addirittura maggiore precisazione e cerca, come il precedente di avvincere in modo che si abbiano dei seguaci. Questi testi non sono “testi di filosofia”, come talora è insegnato per il secondo da docenti intellettuali, di cui sopra, ma testi atti a suscitare l’adesione, appunto testi di propaganda.

Il primo ad apparire, 1848, fa riferimento alle revisione delle analisi del filosofo G.F.W. Hegel e di L. Feuerbach, condotte in precedenza; saranno supportate successivamente dai ponderosi volumi di analisi del capitale. Il secondo contiene delle analisi e fa riferimento a quell’antisemitismo nato nelle università tedesche, particolarmente a Gottinga, a partire nel settecento illuminista e rafforzato da quelle di antropologi di marca positivista di fine ottocento. Questo testo contiene, come il precedente, pratiche istruzione per realizzare quanto l’estensore intendeva proporre e che fu pure realizzato in campi di lavoro (Lager) che intendevano eliminare coloro che “ ariani non fossero”, come i Gulag intendeva eliminare coloro ”che non la pensavano come voleva il regime”: indicazioni diverse, ma risultati eguali.

Non vogliamo soffermare la nostra analisi troppo su questi testi, editi in italiano, il primo nel 1891 (Milano: F. Fantuzzi) e con numerosissime edizioni tra cui una a cura di P. Togliatti ed un’altra per la S. Berlusconi Ed. nel 1999; il secondo, tradotto da Angelo Treves uscì, con qualche taglio, per i tipi della per la Bompiani, dopo che A. Mondadori, che conosceva il testo, decisamente rifiutò di pubblicarlo.

In Italia il testo del 1925 non ebbe gran successo, era stata pubblicato in occasione della visita il 14 giugno 1934 del cancelliere tedesco dell’epoca in Italia e con la pressante richiesta tedesca di finanziare il capo di governo, casa che fu fatta. Vi furono altre edizioni, ma “il libro nero dell’umanità” come fu definito, non ebbe successo. La fine del secondo conflitto mondiale ne segnò l’oblio ufficiale, ma circolò comunque in successive edizioni e non solo in italiano, e sarebbe bastato leggere qualche riga sul razzismo, sull’eugenetica, oggi tanto praticata, ecc. Valentino Bompiani in una lettera a Curzio Malaparte nel 1949 espresse il rammarico” che non tutti gli italiani abbiano letto abbastanza quel libro, perché in quel caso, forse molte cose sarebbero cambiate e molte disgrazie sarebbero state evitate” Annota P.M. Fasanotti su”Il giornale” del 27 agosto 2004: ” Nobile riflessione, ma assai tardiva”.

Due libri che hanno segnato, all’insegna del totalitarismo i destini dell’umanità e forse verrebbe in mente di dire: se non fossero stati mai pubblicati” forse il destino del mondo sarebbe stato diverso nel Novecento. Ma non fu così, anzi essi continuano a vivere e a suscitare dibattito, uno, quello ottocentesco, ancora trova lodi perché indicherebbe emancipazione dell’umanità e si conosce bene attraverso Il libro nero del comunismo (Milano, Mondatori, 1997) e L’oro di Mosca (Milano, Mondatori, 1999), ma molto negazionismo è presente nella valutazione degli esiti cui mise capo il testo. Non vi è ancora una chiara analisi di quel fenomeno storico, e la ragione è che ancora molti epigoni sono presenti nelle società attuali e particolarmente in Italia, dove ha contribuito più che al governo a formare una mentalità dalla quale non sono immuni, ahimè, nemmeno dei presbiteri della Chiesa Cattolica, nonostante che da Pio XI con la enciclica del 1939 Mit brennender Sorge (Con bruciante preoccupazione) in poi quella visione politica sia stata condannata e addirittura i seguaci scomunicati da Pio XII, scomunica che non risulta ancora ritirata, ma oggi, si sa, si fa finta di niente.

 Sempre i libri! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

Pio XI - S. Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II nel suo libro Memoria e identità (Milano Rizzoli, 2004) definiva le prospettive del primo e del secondo libro come “male”. Se il primo si sembrò necessario “in qualche modo all’uomo e al mondo”, perché in apparenza portava ad una visione d’emancipazione e di libertà, un falso umanesimo in realtà ed una negazione della trascendenza, il secondo era un “male assoluto”, che non poteva nemmeno trovare una comprensione. Né Il primo né il secondo chiaramente secondo il pontefice, una giustificazione, ma furono e in parte sono fenomeni storici contro i quali è doveroso interrogarsi e cercare che mai si possa ripetere un tempo neppure simile a quello costruito dai due testi.

 

A noi oggi, quando si riparla di ristampare il secondo testo, quello del 1925, cosa che non riguarda il primo, che è pubblicato senza eccessivi problemi… di coscienza, non resta che nuovamente interrogarci se il libro assolva sempre quelle funzioni che l’anonimo toledano ci ha indicato nel suo componimento.

L’uomo non può impedire, anche se ci ha provato, la pubblicazione di testi negativi per l’uomo, non vi riuscì nemmeno l’autorità regia con i testi pornografici e scandalosi dei libertini francesi e inglesi dei Seicento e Settecento, non si riesce nemmeno con la damnatio memoriae, quando si cancellavano i nomi dei protagonisti sulla pietra, e quindi non resta che accettare, ma accettare con quel discernimento che la ragione attenta al vero, al bene e al giusto può dare. Si deve però sottolineare come la stessa ragione abbia nei tempi ed ha nell’attualità grandi responsabilità quando ha accettato, condiviso e messo in opera quanto i due libri hanno indicato, ma era ed è una “ragione parziale” quella che invece di cogliere il tutto, assume la parte come il tutto, una prospettiva appunto totalitaria che è figlia del riduttivismo e del relativismo, come ben indicato da Benedetto XVI è esso stesso un totalitarismo, che si estingue nel solipsismo ideologico e soprattutto in quell’odierna visione che pone il singolo ad artefice, senza alterità, del proprio destino, proprio quando eleva la sua volontà, i suoi pensieri ad assoluto e pretende che ciò che vuole sia legge.

Sempre i libri! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il nemico peggiore del libro è il totalitarismo ed oggi quella sua espressione che, come si affermava sopra, è il singolarismo, che non accetta altri che se stesso, come ben descrive M. Stirner ne L’unico e la sua proprietà:”il sono il proprietario della mia potenza; e tale divento appunto nel momento stesso in cui acquisto la coscienza di sentirmi Unico. Nell’ Unico, il possessore ritorna nel Nulla creatore dal quale è uscito. Qualunque essere superiore a me, sia esso dio o Uomo, deve inchinarsi davanti al sentimento della mia unicità, e impallidire al sole di questa mia coscienza. se io ripongo la mia causa in me stesso, l’UNICO, essa riposa sul suo creatore effimero e perituro che da se stesso si consuma, quindi potrò veramente dire: io ho riposto la mia causa nel nulla”. Infatti, dove ci sono Io non c’è più Dio.

Sempre i libri! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ecco l’urgenza di leggere e fare analisi dei libri, a questo compiuto dovrebbe essere chiamata la scuola, ma la squola oggi è più impegnata a far propaganda per avere studenti che non ad essere quella Atene dove Socrate insegnava che ogni uomo: deve sapere di non sapere. Per questo i libri sono necessari come il pane, perché sono luce della mente e del cuore.

 

nr. 01 anno XXI del 16 gennaio 2016

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