NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà?

di Mario Giulianati

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Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà?

La notizia, non certamente gradevole, circolava, in on line, dal pomeriggio di lunedì, 1 maggio, Festa del lavoro: La Borsa aveva rifiutato l’ingresso alla ex Popolare di Vicenza che diventa, automaticamente, proprietà di Atlante con il 99,33% delle azioni. Lo 0,63% presumo che sia tutto quello che rimane ai vecchi 120.000 circa soci.

Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) I mass media il giorno dopo hanno riempito le pagine di commenti, di valutazioni, di racconti del passato e di prospettive per il futuro. Sempre riguardo la nostra ex Banca Popolare. Alcune esternazioni risultano anche particolarmente interessanti, naturalmente si fa per dire, quale quella rilasciata dal Vice Ministro Zanetti, che dice (Corriere del Veneto) “La continuità dell’impresa ora è garantita” Probabilmente è una buona cosa ma non sono sicuramente garantiti per nulla i vecchi soci.

Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Oppure il Consigliere Regionale Capogruppo de M5S, Berti, che dichiara, molto appropriatamente (Corriere del Veneto): “Quale investitore sano di mente metterebbe un solo euro, dando fiducia un Cda che a agosto dà 48 milioni di prestiti diretti a Zonin e alle sue aziende, che poi mente su tutta la linea sul valore dell’azione, salva i responsabili del dissesto, e poi gli attribuisce 8 milioni come bonus d’uscita?”. Restando in casa del Corriere, ma nell’inserto dedicato alla economia, trovo un articolo di Stefano Righi e riporto due passaggi “ La mancata votazione della’azione di responsabilità verso i precedenti amministratori, suggerita dall’attuale presidente Dolcetta nel corso dell’assemblea del 5 marzo scorso ha lasciato strascichi e malumori che riportano anche a vicende passate intercorse tra la stessa banca e la Fiamm, l’azienda di Dolcetta”. E ancora “Atlante non sarà solo azionista, ma dal mese prossimo dovrà diventare gestore. E dovrà essere un gestore capace perché il percorso dovrà portare la banca a un accordo con un istituto più grande che ne sostenga nel tempo la crescita, riconoscendo a Atlante un prezzo equo d’uscita….”. Tutti commenti lucidissimi che se coincideranno con la realtà potrebbero essere letti, con molta amarezza da parte degli ex soci, come epitaffi.

Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Leggo il quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza che nel settore dedicato a Economia e Finanza, con testi dei giornalisti Roberto Bassan e Marino Smiderle, presenta, in quasi due pagine, un ritratto intenso di questa stranissima vicenda, fissato come una istantanea, nel giorno del giudizio negativo da parte della Borsa. Bassan, riporta una dichiarazione di Penati (Atlante) “Potremo decidere di vendere la banca, oppure fonderla, o ancora spezzettarla. E, al limite, una volta ristrutturata, posso immaginare di fare un’altra Ipo, ad un prezzo più alto.

Smiderle commenta “L’amministratore delegato (dott. Iorio-ndr) non esce scienza macchia da questa cavalcata alla disperata ricerca di investitori. Dai roadshow a Londra e negli Stati Uniti è tornato a casa a mani vuote, così come negli incontri fatti con i vecchi soci grandi e piccoli ha raccolto si il fondamentale via libera alla spa e all’aumento del capitale, approvati nel corso della drammatica assemblea del 5 marzo a Gambellara, il paese di Gianni Zonin, ma poi ne ha trovati solo 6.500 disposti a investire appena 33 milioni”.

Chi ha “salvato” la Popolare? E chi se la mangerà? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Da questi brandelli di dichiarazioni non mi sembra che esca un bel racconto che susciti buoni pensieri. Nasce il dubbio che il richiamo alla fiducia non sia stato raccolto perché non sentito del tutto veritiero e ancor meno sopportato da messaggi autorevoli. Ho notato che anche dopo il verdetto della Borsa, sul quotidiano locale sopra ricordato, nessuna dichiarazione da parte di esponenti della Amministrazione Comunale e Provinciale, nemmeno del Sindaco/Presidente Variati. Ma nemmeno dichiarazioni del mondo produttivo, associazionismo e sindacalismo salvo qualche parola del sindacato specifico. Oppure della intellighenzia. Nemmeno del rappresentante dello Stato. Probabilmente si esprimeranno nel prossimo futuro ma credo che non sarebbe stato male che tutti questi soggetti, ad altri ancora, se ne fossero interessati, della vicenda della Banca Popolare di Vicenza, fin da subito. Magari poco potevano fare, ma una cosa certamente la potevano dimostrare: una autentica sincera solidarietà a questo universo soci/azionisti che nei decenni hanno contribuito, proprio con il loro risparmio a far crescere questa provincia, e altre ancora. E poi, forse, sarebbero riusciti a far comprendere ad alcuni protagonisti che non esiste solo la poltrona ma che, nella attività economica, come in tutte, esiste anche il fattore estetico. Che detto alla buona, è un fatto di buon gusto.

 

P.S.

È trascorso un altro giorno e finalmente appaiono, come supponevo, su il Corriere Veneto, le prime dichiarazioni di esponenti delle Associazioni di categoria e del Sindaco/Presidente. Sarebbe stato bene si esprimessero prima della catastrofe, con la massima chiarezza e anche con tutta la forza che potevano, legittimamente e legalmente esercitare, per far sapere al dott. Dolcetta, Presidente della ex banca Popolare e certamente membro autorevole di Confindustria, che era un bene assoluto per la Popolare che, a larghissima maggioranza, fosse votata, il 5 marzo, l’azione di responsabilità. Se ciò fosse avvenuto probabilmente molti altri ex soci avrebbero sottoscritto l’acquisto delle nuove azioni. Di quanto è avvenuto per quel mancato voto qualcuno ha il dovere morale di sentirsene pienamente responsabile.

 

nr. 17 anno XXI del 7 maggio 2016

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