NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Una domanda in trepida attesa di risposta

di Mario Giulianati

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Una domanda in trepida attesa di risposta

Siamo ormai alle ultime battute della storia della Banca Popolare di Vicenza. Il rumore attorno alla presidenza dell’Istituto Bancario del Cav. del Lav. Dott. Gianni Zonin si fa sempre più forte e la spinta alle dimissioni alla fine è tale che al cavaliere non rimane che abdicare. Ma come tutti i re, o presunti tali, decide di scegliersi il successore. E così, sponsorizzato dal Giornale di Vicenza, scende in campo il dott. Stefano Dolcetta che, all’inizio appare come un signore, abile nella imprenditoria, persona seria e sensibile, desideroso di comprendere cosa sta succedendo nella banca dei vicentini, e anche di tanti altri, e pronto a dare una mano per togliere decine di migliaia di soci risparmiatori oltre che azionisti dai pasticci nei quali li aveva cacciati la mala sorte.

Una domanda in trepida attesa di risposta (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La campagna di sostegno dura qualche settimana ma poi, incalzato da varie parti, eccoti svelato il vero motivo. Una intervista ampia e dettagliata apparsa sul quotidiano storico locale, riporta una sua dichiarazione che recita pressappoco così: sono stato contattato telefonicamente dal dott. Zonin che mi ha convinto ad accettare la presidenza della Popolare. I miei precedenti legami con la Banca erano quelli di un imprenditore che avendo avuto necessità, anni dietro, di avere degli aiuti economici per rilanciare l’azienda, ho ottenuto questi aiuti proprio dalla Popolare. Quindi, riconoscente, non ho potuto che accettare. Le parole non sono queste ma il significato, compiuto, penso proprio di si. Sugli aiuti ricevuti al tempo delle difficoltà della FIAMM nulla da eccepire. Le Banche ci sono proprio per questo: raccogliere denaro dai risparmiatori-prestarlo a chi intende investirli. Ed è esattamente quello che è avvenuto. Ma quale compito spettava al dott. Dolcetta, ora, dal 23 novembre 2015, presidente della Popolare vicentina? I soci/risparmiatori/azionisti (non speculatori) si attendevano che questo primo passo verso il cambiamento, la “via nuova” della Banca, seguissero rapidamente altri segnali. Ad esempio l’andata in pensione di tutti i vecchi,in senso di presenza nel CdA, amministratori. L’esodo, più o meno volontario, è stato lentissimo e mai tale da spezzare la catena di solidarietà storiche. Si aspettavano anche che venisse indetta una azione di responsabilità. Ma anche questo desiderio rimase tale e tale rimarrà a lungo, se non per sempre. Si aspettavano che la “forchetta” con la quale la banca si presentava in Borsa fosse tale da generare qualche speranza pur in un futuro non vicinissimo. Purtroppo non fu così.

Non solo la forchetta (una volta dicevamo “la forbice”, ma forse in questa occasione è più appropriato il termine forchetta) fu un trauma per tutti, anche per coloro che si erano robustamente esposti per affrontare al meglio la ricapitalizzazione della banca, mi pare che uno dei gruppi più attivo fosse quello chiamatosi Futuro 150. Ma una forchetta disegnata tra lo 0,10 € e il 3 € - quindi un rapporto da 1 a 30, non è assurdo, semplicemente non esiste, tanto che il salvatore Atlante dichiara immediatamente che comprerà tutto il non venduto a 10 centesimi di euro alla azione. E di non venduto ve ne sarà tanto ma tanto che alla fin fine la Banca sarà, in concreto esclusivamente di Atlante. Infatti lo 0,67 % che contiene tutto il precedente azionariato non conterà nulla. Inutile dire che la Borsa rimane un obbiettivo per un futuro del quale non si sa proprio niente, eppure sembrava che fosse la madre di tutte le possibilità si rilancio. Non come ex soci/risparmiatori ed azionisti. Con tutto il rispetto mi chiedo quale funzione ha mai svolto il Presidente dott. Dolcetta e il CdA dal novembre 2015 al giugno 2016 a favore della ex banca nel suo complesso: struttura, lavoratori, soci e clienti. Esserci o non esserci mi pare che si possa dire che nulla cambiava. Salvo i costi di queste qualificate presenze. La vecchia Popolare, sulla soglia dei suoi 150 anni, quasi tutti onorevolmente vissuti, non c’è più. Il CdA guidato dal dott. Dolcetta ha celebrato un costoso funerale. Qualche miliardo di euro. Nemmeno il Re Sole avrebbe potuto permetterselo. Morto il re, viva il re. Morta la Banca Popolare di Vicenza e dei vicentini, se ne fa un’altra. Magari non è più dei vicentini, ma sempre banca è. Ma le cose non si fermano, almeno per ora, qui. A funerale avvenuto e a battesimo prossimo a celebrarsi. Vi è la vicenda, per alcuni dolorosissima sebbene non sul piano economico privato, ma su quello del rispetto e della dignità. La Fondazione Giuseppe Roi affondata dai marosi mossi dal naufragio della Popolare. Come un vecchio capitano di marina, di quelli di un tempo ormai forse concluso, vedi la vicenda del naufragio della Costa Concordia, il presidente della Fondazione, il Cav. del Lav. Dott. Gianni Zonin è sul ponte di comando e tiene il timone con mano ferma. I bilanci della onlus possono attendere; i vicentini possono attendere; la amministrazione comunale, risvegliatasi dopo il botto, può attendere. Il Cav. del Lav. Dott. Gianni Zonin attende che si concluda la presidenza Dolcetta alla ex Popolare per passargli le consegne della Fondazione (notizia apparsa su un paio di testate giornalistiche). Bellissimo e lodevolissimo questo spirito di reciproca solidarietà, certamente diretta al bene comune. Basta solo comprendere quale sia il bene comune. Un doppio passaggio del testimone che testimonia proprio la capacità di essere sempre e comunque protagonisti. Rimane solo una domanda che necessiterebbe di una risposta rapida e completa, oltre che sincera: che cosa la spinge Dott. Stefano Dolcetta a sacrificare il suo tempo e la sua immagine per questa vicenda un po’ kafchiana?

 

nr. 22 anno XXI dell'11 giugno 2016

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