NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Fra l’incudine e il martello

di Mario Giulianati

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Fra l’incudine e il martello

Mettersi nei panni del Prefetto di Vicenza, dott. Eugenio Soldà, di questi tempi non è proprio una faccenda facile. Il Prefetto rappresenta lo Stato, cioè il nostro Paese, l’Italia, nel suo insieme, nella sua interezza politica, sociale, culturale, economica ecc. oppure rappresenta esclusivamente il Governo e più specificatamente il Ministro degli Interni ? Questo interrogativo me lo pongo e Wikipedia mi da una immediata risposta: “Il prefetto, nell'ordinamento amministrativo italiano, è un organo monocratico dello Stato, rappresentante del governo territoriale di province e città metropolitane, preposto a un ufficio denominato "prefettura-ufficio territoriale del governo", dipendente dal Ministero dell'Interno.

Quindi un funzionario, di livello alto, dello Stato ( un tempo si dichiaravano, oltre che “eccellenza” anche “servitori dello Stato”), e comunque una emanazione della struttura politica cioè il Governo democraticamente voluto dal popolo, che esercita il potere in nome, appunto, del popolo, che poi siamo tutti noi. Ora che so che il “prefetto” è, oltre che un organo monocratico dello Stato e quindi personalmente investito di alcune funzioni tra le quali quella di rappresentanza del Governo, un alto “servitore dello Stato” e quindi, con tutto il rispetto, è un sempre alto “servitore del popolo” che, secondo la Costituzione, è “sovrano”. Pare un giochino di parole ma in realtà mette il dito su un problema, molto attuale, che è proprio quello che rende, soprattutto in questo periodo storico italiano, molto difficile il compito del prefetto. Quello di Vicenza come quello di tantissime altre città italiane. Questo signore riceve degli ordini dal ministro e ha il compito di assolverli. È il suo lavoro oltre che il suo dovere. Ma alla base della sua figura istituzionale vi è il fatto che l’autorità gli deriva, seppur indirettamente dal popolo, e non sempre, e non ovunque, il popolo è d’accordo con il ministro che impartisce ordini. Siamo evidentemente in presenza di un conflitto tra poteri ( ministro/sindaci) che dovrebbero essere, in teoria, in sintonia, ma non sempre lo sono. Qui la faccenda è legata alla presenza., sempre più massiccia di profughi/immigrati/clandestini/ richiedenti asilo, fuggiaschi ecc.

Fra l’incudine e il martello (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Dice il Prefetto dott. Soldà che tutti i sindaci dei 121 comuni devono essere disponibili a collaborare con i suoi uffici per far fronte alla “emergenza profughi”. Ma questa emergenza dura da molto tempo, e quindi una soluzione tecnica-politica, o viceversa, il Governo, e quindi il ministro, avrebbe dovuto trovarla, oppure almeno, riconoscere lo stato di emergenza e porre con chiarezza, senza scaricare sui prefetti le decisioni e questi scaricarle sui sindaci. In definitiva scaricarle sulla gente. Ma questa soluzione pare proprio che non sia avvenuta, oltre a dichiarazioni, sempre ministeriali, di questa emergenza della quale il territorio deve farsi carico. Molti sindaci della nostra provincia non accettano le decisioni del ministro. Lo dicono da sempre e cercano di dimostrarlo magari non rispondendo agli inviti del prefetto. Il prefetto alza i toni e dichiara che ogni comune dovrà accettare l’invio di 4/8 profughi, a partire da questa settimana. Se non collaboreranno lui non avrà altra scelta che agire direttamente senza tener conto del parere dei sindaci. Ma i sindaci sono eletti direttamente dal popolo. Quindi la loro autorità non è di tipo indiretto ma diretto : la delega giunge da un voto espresso democraticamente sulla base di una scelta della persona e al suo programma amministrativo che lo vincola almeno sul piano etico e, perché no, morale. Mettersi a discutere sul fatto che esiste una morale sociale, umana, cristiana e che la solidarietà deve essere un elemento fondamentale di una società civile altrimenti civile non è, non mi pare che sia un fatto negabile da nessuno che abbia un po’ di buon senso. Ma il punto non è questo. Pare essere questo e pare, almeno a me, che questo sia sbandierato proprio per non arrivare al punto cardine di questa faccenda.

Fra l’incudine e il martello (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Che è semplice da dirsi, pare impossibile, e torno al Ministro, ed ora lo indico anche con il nome e cognome, cioè il Ministro degli Interni dott. Angelino Alfano, che più volte ha narrato di accordi europei non semplici e tanto meno facili, ma che alla fine risultavano positivi per l’Italia, cosa questa che a un sacco di persone non pare proprio che sia avvenuto. Quello che molti sindaci, interpretando il pensiero e la volontà dei loro concittadini, chiedono è proprio che siano messe in chiaro norme e metodi di valutazione non empirici ma rapidi e equilibrati. Tali quindi da poter essere gestiti al meglio in piena salvaguardia della gente. Non ho mai sentito, ad esempio, un solo sindaco rifiutarsi di accogliere un autentico profugo, cioè un fuggiasco da una guerra magari con vecchi e bambini al seguito. In questa vicenda va riconosciuto che un prefetto, con queste norme e questa scarsità di positiva azione ministeriale, è un soggetto su cui si scaricano le diverse tensioni e lo trasformano, in pratica, in una vittima della imprevidenza altrui. Ovverossia del Ministro Alfano, almeno in questa circostanza. Vi è un detto popolare che recita “trovarsi fra l’incudine e il martello”. Mi pare proprio che, sia perfetto un il prefetto.

 

nr. 23 anno XXI del 18 giugno 2016



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