NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La Terza Guerra (economica) Mondiale e la battaglia del Veneto

di Mario Giulianati

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La Terza Guerra (economica) Mondiale e la battagli

Un opinionista locale, qualche giorno addietro ha parlato di terza guerra mondiale, ricordando come la Germania abbia sempre, almeno nel secolo scorso, aperto dei conflitti, vinto delle battaglie e perso la guerra. Concetto che ho avuto modo di esprimere anche io un paio di anni or sono, ripreso da un commentatore politico di un grande giornale nazionale.

La Terza Guerra (economica) Mondiale e la battagli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quindi di “guerra economica” si torna a parlare e, limitandosi alle nostre ben note vicende venete, potremmo ridurre l’orizzonte e azzardarci a dire che il Veneto è stato oggetto di un assalto, una battaglia, diretta contro la nostra economia, il che significa mettere in pericolo il lavoro e quindi la ricchezza di un territorio e specificatamente assalendo il sistema bancario del Veneto. Qui le cose un pochino si complicano. Dobbiamo porci delle domande, e queste non sono difficili da elencare, magari anche dimenticandocene qualcuna ma, alla fin fine, riuscendo a formare un disegno accettabile. Il difficile è trovare le risposte. Anzitutto chi sono i possibili, e probabili, assalitori? I sistemi bancari foresti, forse anche extranazionali? Oppure gruppi finanziari nazionali e internazionali? Dei potentissimi speculatori? Settori politici pure questi nazionali e internazionali? E ancora politici e speculatori alleatisi per questa avventura? L’inserto di Repubblica Azienda e Finanza, parla di una perdita secca del Veneto, tra quanto prelevato dalle tasche dei risparmiatori (soci risparmiatori della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ma anche di altri Istituti minori, e non “speculatori” come qualche sprovveduto ha avuto l’ardire di insinuare) e dalla raccolta di denaro fresco, trasferito in altre regioni, di ben 40 miliardi di euro. Accetto il dato perché non ho alcun strumento per contestarlo ma nemmeno alcun argomento per non ritenerlo credibile. Ma se accettiamo la teoria dell’assalto esterno, comunque condotto e pilotato, dobbiamo chiederci anche quali realtà interne hanno agevolato questa operazione. E allora ripartono gli interrogativi: personaggi che in una guerra tradizionale avremmo definito dei traditori che si erano fatti complici dei “nemici” del Veneto per proprio interesse personale o di gruppo? Oppure altri soggetti che avevano potere decisionale e erano del tutto impreparati a gestire la situazione? Quindi degli incapaci però lautamente remunerati? Oppure dei lestofanti, dei rapinatori da strada o degli schiocchi dilettanti che si pavoneggiavano con feluca e mantella per apparire illustri messaggeri di potenza e di ricchezza? O ancora un insieme di situazioni, talmente intricate tra loro, e improvvise, che hanno creato una cortina fumogena talmente spessa da rendere assolutamente impossibile rendersi conto della valanga avversaria, pardon nemica, che ci stava precipitando addosso. E come in tutte le guerre tradizionali con delle cassandre inascoltate ma anche le “quinte colonne” con compiti di creare divisioni, depistaggi, mala informazione ecc. Spie evolute e ben nutrite. Ma come in tutte le guerre perse spuntano anche i “difensori d’ufficio” che, magari, difendono piccoli interessi di bottega. Ma spuntano sempre, e spesso è una fortuna ma non sempre, i “salvatori”.

La Terza Guerra (economica) Mondiale e la battagli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Anche ora, in questa “guerra non guerra” un salvatore c’è: Atlante, nome ben centrato. Al tempo dei miti era figlio di Poseidone e di Clito, almeno accettando la interpretazione di Platone, condannato da Zeus a sostenere il mondo. Ma per completare il quadro ricordiamoci che Poseidone era si il dio del mare, e noi ci ritroviamo in un mare di guai, ma anche dio dei terremoti. E quello che è accaduto, e che accadrà nel prossimo futuro è proprio un terremoto, e di quelli robusti, di quelli che si trascinano dietro uno sciame di disgrazie. Triste assai è il pensare che questo 2016 doveva essere l’anno della celebrazione del centocinquantesimo anniversario della Popolare di Vicenza. Un cammino tracciato da otto generazioni di vicentini. Ma se accettiamo la teoria della terza guerra mondiale nell’ambito della quale si sta svolgendo la battaglia del Veneto, allora bisogna ammettere che i primi assalti ci hanno visti soccombenti, con perdite altissime ma ancora esistenti. In questi casi le scelte, almeno iniziali, da farsi sono due: o ci si arrende o ci si prepara al contrattacco.

Arrendersi è la cosa più facile, almeno momentaneamente, da farsi. Contrattaccare è assai più complicato. Oltre a un gruppo di comando interamente nuovo, credibile, specchiato, abile e stratega, necessita recuperare forza, mezzi, darsi un programma e degli obbiettivi. Questa prospettiva, la riscossa, non è affidabile a quanti pure se siano stati in buona fede ma in questo caso dimostrando tanta incapacità, o peggio ancora portatori di malizia e malafede, o aventi legami con il passato, quindi forme di solidarietà antiche più o meno evidenti. Se non sono stati in grado, per qualsiasi ragione, di respingere l’assalto non saranno affatto in grado di scacciare gli invasori. Questo è il momento della politica. Quella vera con la P maiuscola. Quella che onora i morti, guarisce le ferite, fa giustizia dei colpevoli, ricupera la fiducia della gente e costruisce i nuovi fortini affidandoli a autentici “patrioti”.

 

nr. 26 anno XXI del 9 luglio 2016

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