NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Sergio Dalle Mole

Il liberale al servizio della res publica

di Mario Giulianati

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Rag. Sergio Dalle Mole

Quando sono entrato in Consiglio Comunale per la prima volta era il lontano 1970. La Sala Bernarda,cioè la sala che ospitava l’assemblea consigliare e che tuttora la ospita, dava soggezione a una matricola quale ero io. Per la storia che rappresentava, opera del Palladio e per le personalità che la occupavano e che l’avevano occupata negli anni precedenti. Tra queste vi era un signore, un po’ tarchiato, non di alta statura, un po’ claudicante, sempre vestito di scuro, dallo sguardo severo, che sedeva, nei banchi, a destra rispetto la poltrona del sindaco, che allora era occupata da Giorgio Sala. Il mio posto era invece alla sinistra e quindi potevo osservarlo con facilità. Rappresentava il Gruppo liberale, certamente non numeroso ma molto rispettato proprio in virtù degli uomini che aveva eletto in Consiglio. Il rag. Sergio Dalle Mole ne era, appunto, il capogruppo. Nel Partito Liberale Italiano aveva ricoperto numerose cariche e credo che a quel tempo fosse anche il Segretario provinciale del PLI.

Nel privato era un commercialista assai noto, sindaco e consulente di numerose e importanti società e aziende. Era in pratica considerato il meglio del settore. Da più legislature, sicuramente almeno un paio. sedeva in Sala Bernarda e aveva quindi maturato esperienza e conoscenza della macchina amministrativa notevoli. Suo collega di Partito e in Consiglio era un giovane, anche lui commercialista, poi eletto deputato, Alessandro Dalla Via. Ricavai un primo insegnamento dal suo comportamento quando capii che il Rag. Dalle Mole lo stava preparando alla sua successione, facendolo partecipe delle riunioni dei Capigruppo. Quindi pensando in termini assolutamente non egoistici, al futuro del suo Partito. Atteggiamento questo che non mi sembra abbia oggi molti seguaci. Nei suoi interventi,pur assolutamente coerenti con la sua fede politica e con la sua cultura di liberale autentico, non trascendeva mai con termini che sfiorassero anche minimamente una qualsiasi mancanza di rispetto dell’avversario. Però nel contempo non risparmiava alcuno con le sue critiche puntuali e anche dure. La sua visione, tradotta nei suoi interventi e nei suoi comportamenti era quella di una amministrazione rivolta al bene pubblico, alla gestione corretta e alla convinzione che il servizio della res publica fosse un dovere che ogni cittadino doveva compiere nel massimo rispetto delle leggi e dei regolamenti e che fosse un onore svolgerlo. In questo, lodevolmente a mio avviso, si dimostrava anche rigido e inflessibile. Insomma una persona estremamente convinta della positività del suo impegno politico-amministrativo e seppur impegnato alla opposizione e che il suo ruolo fosse importante e fondamentale, essenziale per una corretta gestione democratica. Modi essere nella attività pubblica che al giorno d’oggi pare essere dimenticato.

Dopo un mio intervento, un usciere mi recapito un foglietto, piegato in due, che conservo ancora, nel quale, in poche righe mi esprimeva un suo apprezzamento. Allora, ed erano trascorsi almeno un paio di anni dall’inizio della legislatura, mi parve di aver ricevuto una medaglia della quale fui orgoglioso e perfino commosso. Sergio Dalle Mole mi rammenta un tempo in cui era obbligo andare in Consiglio Comunale come si andava in Chiesa. Vestiti in modo ordinato, parlando in modo chiaro e con grande rispetto di tutti, amici o avversari, e soprattutto delle Istituzioni. Un mondo che mi sembra quasi del tutto scomparso.

 

nr. 36 anno XXI del 15 ottobre 2016

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