NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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La versione di Lady Macbeth a Thiene

Un'indagine psicologica

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Lady Macbeth

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Questa settimana al teatro Comunale di Thiene andato in scena, celeberrima tragedia di Shakespeare qui in una versione orientata all’indagine psicologica del protagonista e alla riscoperta di alcuni aspetti della natura di Lady Macbeth. Franco Branciaroli firma la regia e interpreta Macbeth in una maniera insolita, restituendocelo con un aspetto diverso al punto che quasi simpatizziamo per lui, tali sono l’angoscia e la compassione che suscita.

 

Ha creato un’ambientazione minimalista e sobria.

Lady Macbeth (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Franco Branciaroli: “Shakespeare la faceva minimalista? Shakespeare non usava scenografie. Il teatro elisabettiano è sempre lo stesso: due panche, una porta in fondo e una specie di balconcino. La scenografia la facevano dicendo “siamo lì”, “andiamo là”".

Lady Macbeth di solito viene rappresentata come le donne dei preraffaelliti: coi capelli lunghi, molto femminile. Qui invece è molto sacrificata: sembra Grimilde della Biancaneve disneyana del ’37 e ha anche lo stesso costume di Macbeth. La femminilità di Lady Macbeth comunemente intesa è qualcosa che le è stata attribuita dai registi per convenzione?

Lady Macbeth (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Hai notato giusto che hanno lo stesso costume. È un tipico procedimento che usa Shakespeare: Macbeth e Lady Macbeth sono uno solo, poi lui li ha divisi in due. Non è questione di femminile o no: è uno che all’interno ha la sua controparte. Poi la faceva un ragazzo, non c’erano donne in scena. Tutti dimenticano che è lei che deve ammazzare il re e che non ci riesce per via della somiglianza col padre e lo deve fare entro quella notte. Lei per poter mettere in moto questo, chiede agli spiriti di strapparle la vagina e toglierle il latte, di farla diventare un maschio. Lady Macbeth a un certo punto è un maschio, lei lo rimprovera dicendogli che è un vigliacco e lo convince esponendogli il suo piano; lui le dice: “Sei nata per mettere al mondo solo maschi”. Avviene una cosa strana: è come se Lady Macbeth rigenerasse da capo Macbeth. Lui non lo vuole fare però è dopo questo incontro con questa lady Macbeth, che lui non sa che è diversa, lui trova la forza per appoggiarla".

Potrebbero essere figure retoriche.

“Lei dice: venite spiriti, toglietemi la vagina e il latte".

Per dire “datemi coraggio”.

“Questa è roba tua: tu fai della retorica. Lì c’è scritto così, quello che c’è scritto, fa. Tant’è che la fa un ragazzo e lì avvengono quelle robe magnifiche shakespeariane dove la convenzione legale si innesta nel teatro: di fatto è un uomo che fa lady Macbeth, la battuta “Tu metti al mondo solo maschi” non è retorica. Se tu non credi alla magia, questo testo non sta in piedi: allora anche le streghe sono una cazzata. È un testo strano, molto affascinante, pieno di difetti, ma soprattutto è un testo (cosa unica per Shakespeare), rappresentato a corte anziché al Globe, davanti a Giacomo I, che era esperto di magia nera (aveva scritto anche dei famosi trattati) e che non amava i testi lunghi, infatti è il più corto di Shakespeare. L a stirpe di Banquo finisce con Giacomo, ecco perché Shakespeare non manca di rispetto a Banquo e soprattutto, ecco perché il re, stranamente, non viene ucciso in scena, cosa che Shakespeare fa sempre, ma viene ucciso alla greca, in quinta: per rispetto al re. Addirittura, quando l’ottavo re della processione che lui vede ha in mano uno specchio, quello specchio riflette Giacomo, per cui Macbeth dice al re che sono molto più numerosi perché arrivano fino al re presente. È un testo pieno di queste cose, che sono vere: il vero “non nato da donna” è lui, è stato ripartorito da un uomo, tant’è che quando gli spiriti abbandonano Lady Macbeth e lei torna com’era prima e vede ciò che ha fatto, si suicida, la scena della sonnambula finisce con un suicidio. Ammazzare un re nel Medioevo scozzese era normale, è moralismo nostro che abbiamo questa maledetta moralità del politically correct. Quel re è un assassino perché il Barone di Cowdor viene ammazzato senza processo. Per Macbeth, il problema di ammazzare il re è nella sacralità, perché il re è rappresentante di Dio. Macbeth ha salvato il regno da una rivolta, quindi vuol dire che quel re lì non aveva una legittimazione così forte, sennò non ci sarebbe la rivolta che è domata da Macbeth con degli enormi assassiniì da guerriero, ma l’omicidio “civile” non riesce a farlo".

Solo in campo.

“Esatto. E la legge scozzese sull’eredità non è quella inglese, non viene data al sangue ma al più meritevole congiunto. Macbeth è cugino del re e quando arriva e vede che il re subito nomina il figlio, quasi c’è una specie di gelosia. Il re dice una battuta a Macbeth: “vorrei che avessi meritato di meno”. Di fatto inizia con un sopruso, per cui non Macbeth il sanguinario e l’assetato di potere: ciò che sarebbe un suo diritto viene calpestato con la nomina di un ragazzino senza valore che esclude Macbeth dalla successione. Il problema di Macbeth non è l’ambizione, è che l’ambizione non basta: ci vuole qualcosa di più. Arriva lei e glielo dice: “mi ha ricoperto di onori, mi ha fatto barone, ho acquisito una reputazione, non voglio perderla”. E lì comincia: “allora tu mi ami così”. Poi gli spiega il piano e lui si convince, ecco perché lui dice: “Mi hai rigenerato”. Dovrebbe ucciderlo lei il re ma non riesce, allora deve farlo lui. Lo fa ma è una cosa talmente contro la sua volontà che non dorme per due mesi. Poi c’è uno dei dubbi di questo testo, che ne è pieno: perché non le dice che c’era Banquo? Se lei avesse saputo che c’era un testimone, non lo avrebbe mai fatto: in casa mia muore il re, c’è uno che ha sentito la profezia, è chiaro che siamo noi. Macbeth adesso ha tutto, come mai questo testo finisce in un modo che lo fa sempre fallire? Quando lui ha ottenuto tutto entra in gioco il fascino per il nulla, questo male che lui ha dentro e sembra una battuta detta per scusa…”.

Sto male da quando ero ragazzino”

“Esatto, probabilmente lui è un uomo che sta male nella creazione, nel mondo, è malinconico".

Tutti i monologi di Macbeth sono scollati dalla realtà: buio e cono di luce. È come se ci fosse una quarta dimensione da fantascienza per cui lui convive parallelamente tra interiorità ed esterno. Dialoga con questa figura scura che è lui.

“È un altro aspetto strano del Macbeth: si chiamano soliloqui, e c’è differenza col monologo, il soliloquio dovrebbe stare zitto".

A scuola insegnano che si rivolge al pubblico

“È una cosa che non deve sapere nessuno, nemmeno il pubblico. Sono tutti soliloqui che rendono, come dici tu, una “foto” di un mondo “dentro” di un uomo che non sta bene. Anche con lei l’amore sparisce ad un certo punto, non si vedono più. Se tu noti, la parola “nulla”, “niente”, ricorre almeno 10-20 volte, non ti dimenticare che si chiude con “vieni naufragio!”. Shakespeare ha fatto una cosa pazzesca: allo sprofondare nel nulla del personaggio ha fatto seguire la struttura drammaturgica, quindi il testo…”.

Si affloscia.

“Sì! Io penso sia così".

Macbeth è un uomo fragile: nella teatrografia è preceduto da Jago, grande architetto de male al punto che si paragona a Dio…

“Riccardo III”.

E anche Amleto. Secondo lei ci può essere una ricerca all’interno di questi personaggi, un filo?

“C’è un’enorme differenza tra lui e questi: Macbeth non è intelligente, non usa il male come strumento. Jago è intelligente, Amleto lo è, Riccardo III è strumentale. Il male lui ce l’ha dentro: è il nulla, nulla ha valore".

Ma è più efficace e reale il male banale o quello raffinato ?

“È più terribile il male che tu chiami banale, naturale, che è in Macbeth, non gli va bene niente. Jago si toglie una di quelle soddisfazioni che non finiscono mai perché odia Otello. Riccardo III odia tutti, Macbeth non odia nessuno e ha ammazzato contro la sua volontà. Il paradosso è che Macbeth è il male perché è la vittima del male, una vittima dell’esistenza. Ti fa un effetto strano perché quasi tieni per lui".

Lady Macbeth (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Esatto, ti fa pena.

“Brava, allora vuol dire che ho fatto un bello spettacolo: il suo male è quello che hai anche “tu”, in misura più o meno grande. Il male di Jago tu probabilmente non ce l’hai, non saresti grado di fare del male gratuito".

Lady Macbeth impazzisce, poco tempo prima anche Ofelia. Di solito ad entrambe viene tolto il costume che ne sancisce il rango e viene messa una camicia da notte o un impermeabile. È come se il momento della follia, del disturbo, fosse quello di una verità senza distinzioni sociali che condizionano anche i loro modo di essere.

“È così perché la follia abbatte tutto quello che è convenzione che gli ha messo la civiltà, altrimenti il matto non è matto, e il matto del 400 a.C. che serviva ad Aristofane è lo stesso del 2020".

Cosa si perde nella traduzione?

“Tutto, tutto. Celine diceva che il Macbeth senza la musica di Shakespeare è un Grand Guignole. Ti faccio un esempio: tutto questo omicidio si basa sul suono della campana. Quando suona la campana vado e uccido. La campana fa dan, dan. Quell’orrore da dire in italiano che è: se fosse fatto, una volta fatto, sarebbe bene che fosse fatto presto…”.

È vero!!

“… in inglese è: “DONE what is DONE… Done.". Capolavoro. Il re si chiama DUNcan, il castello si chiama DUNsinane".

Pensa che espediente scenico si era inventato col suono!

“Certo! La storia di Macbeth in italiano non ha nessun pregio artistico. L’unica cosa è che se l’attore è consapevole, sapendo che di là c’è questa roba incredibile, deve cercare di renderla un pochino con se stesso. Tu immagina uno che esce e deve dire “se fosse fatto…” il verbo più “smerdato” della lingua italiana, il verbo “fare” già alle elementari ti dicono di non usarlo: dì “comporre”, “istituire”, “compilare”. Certe sere mi viene la nausea, non riesco a dirlo e dico: “Se io lo ammazzassi, una volta ammazzato…”. Lui nel suono ha messo una delle più grandi cose: uno scampanìo a morte, poi quando risuonala campana “non ascoltarlo, Duncan” sarebbe “DON’t… DUNcan” . Cioè, capito? Senti “dan!” e poi senti uno che dice “non ascoltarlo Duncan”. È inarrivabile".

 

nr. 07 anno XXII del 25 febbraio 2017

Lady Macbeth (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)



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