NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Nomadi, solo muri di mattoni

Per superare i pregiudizi, il vescovo invita la chiesa vicentina a scelte coraggiose

di Silvio Scacco

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Nomadi, solo muri di mattoni

Superare i muri culturali e gli schieramenti politici per dare un ricovero dignitoso, almeno per l'inverno, ai nomadi e ai loro figli. Il vescovo l'ha chiesto con energia all'incontro della Caritas il 30 novembre, lo ha ripetuto dai microfoni di Tva nel corso della trasmissione "In Fondo" del giorno dopo.
Di fatto, i nomadi lo sono di nome ma poco di fatto, tanto da essere a tutti gli effetti cittadini italiani. E mai come in questi ultimi anni sono diventati motivo di scontro ideologico e più ancora politico. Dal "via tutti" al "diamo loro una casa popolare", le posizioni e gli approcci alla questione si articolano tra mille sfumature e altrettanti distinguo. Dal campo nomadi unico e magari provinciale (per meglio controllarli, sostengono i sostenitori dell'idea) alle casette prefabbricate con servizi minimi, come ha fatto Cacciari a Venezia, da distribuire in 5 micro aree attorno alla città e da assegnare ai quei nuclei famigliari che dimostrino un reddito e paghino un affitto seppur simbolico. Quest'ultima, è la proposta che aveva fatto capolino per la prima volta nella relazione tecnica del Pat di Vicenza e che aveva scatenato forti proteste, tanto da consigliare Variati a stralciare il tema dei campi nomadi. Unico o tanti, però, nessuno li vuole vicino a casa propria.

RESISTENZE
Il vescovo Nosiglia è cosciente delle resistenze e delle difficoltà che deve superare il suo invito anche tra i cristiani: ne fa esperienza quotidiana nel corso della visita pastorale che da mesi sta conducendo nelle parrocchie della provincia, e se lo sente ripetere in città, dai laici e anche da qualche prete. La Caritas diocesana, dal canto suo, senza clamori continua la propria testimonianza al fianco delle persone più vulnerabili presenti all'interno dei campi, parlando e incontrando donne e bambini in collaborazione con l'Ulss, sostenendo gli insegnanti che hanno bambini rom o sinti in classe. Con un atteggiamento molto chiaro, come ripete spesso il suo direttore don Giovanni Sandonà.

RISPETTO DELLE REGOLE
Ovvero: i progetti di integrazione dei nomadi devono portare i primi nuclei famigliari ad accettare di entrare e a sistemarsi in un appartamento per lasciare condizioni di vita degradate. Inoltre, si chiede loro il pieno rispetto delle regole della convivenza civile.
Il vescovo, poi, a "In Fondo", si è rammaricato del fatto che, tra i luoghi indicati dal comune di Vicenza per l'accoglienza temporanea di qualche roulotte di nomadi, non vi fosse ancora uno spazio messo a disposizione da parrocchie o da congregazioni religiose. Ma la contro proposta è stata immediata: Nosiglia si è impegnato ad aumentare la pressione sulla diocesi perché si arrivi ad individuare alcune disponibilità, e in tempi anche rapidi. Ed è di questi giorni, infatti, l'appuntamento riservato tra parroci della città, in particolare di quelli che hanno sul loro territorio accampamenti più o meno ufficiali, che dovranno elaborare indicazioni e proposte concrete in questa direzione.

NIENTE SUPPLENZE
Ma il vescovo è stato anche molto chiaro: la chiesa non si sostituisce ma si affianca alle istituzioni, per assolvere al proprio mandato di attenzione agli ultimi, ai più trascurati, ai più fragili. Nessuna supplenza, quindi, rimarca il vescovo. Anche perché è la chiesa che ci tiene a non ingerire nei temi amministrativi e politici, prima ancora che qualcuno le chieda di non farlo. Semmai, la chiesa può sollecitare e sostenere una rete tra enti che hanno per mandato l'assistenza ai cittadini. E infatti Nosiglia ha sottolineato che si sta trattando di cittadini italiani a tutti gli effetti, nati in Italia e titolari di ogni istituto legale e assistenziale di qualsiasi altro italiano o vicentino.
«Parlano dialetto veneto più e meglio di me - ha commentato il vescovo - sono a Vicenza da 30-40 anni e non capisco perché si debbano innalzare muri fatti di luoghi comuni e di pregiudizi. È scontato che i nomadi, come tutti noi, sono tenuti al rispetto delle leggi. Magari accettando un cammino progressivo ma chiaro di integrazione e di inserimento abitativo e lavorativo».

GUAITI E ILSEMINARIO
Infine, circa l'apertura del seminario alle roulotte dei nomadi, questione che in questi giorni è stata sollevata dal consigliere comunale PD Sandro Guaiti che ha chiesto al sindaco di fare pressione sul vescovo perché la diocesi intraprenda iniziative nei riguardi dei nomadi, dalla curia si fa sapere che si tratta di una scelta già valutata e scartata per una serie di contro indicazioni molto serie e reali. In seminario, infatti, vivono e utilizzano gli spazi all'aperto150 persone tra ragazzi, preti e suore, senza contare i 200 studenti della scuola di teologia, o i molti incontri pubblici nel corso della settimana. Spazi liberi, comunque, non ne rimangono molti, dopo quelli dati in affitto all'Ulss: oltre 11 mila metri quadri, ad un prezzo d'affitto molto al di sotto del prezzo di mercato. Pure questa è una testimonianza, dicono dalla curia, di attenzione e generosità nei riguardi della comunità vicentina.

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