NR. 08 anno XXV DEL 30 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
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Quando la danza diventa magia

Intervista al direttore del Teatro di Stato Russo che ha portato a Vicenza lo spettacolo "Russia Eterna" dove il folklore diventa arte

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Russia national theatre

Il 5 gennaio è andato in scena al TCVI "Russia Eterna",  produzione del Teatro di Stato Nazionale Russo, promossa dall'Associazione AGIMUS di Padova. Uno spettacolo di danza folklorica e contemporanea intervallato da numeri musicali, che propone un excursus nella storia della cultura tradizionale e popolare russa. Tra danze arcaiche, minuetti e danze orientali dell'epoca dei grandi zar fino alle avanguardie rivoluzionarie dell'arte, alla realtà musicale popolare più recente. Tutto è  curatissimo: i costumi sono fedelmente copiati dagli originali e dal capolavoro di Eizenstein "Ivan il terribile". Abbiamo incontrato il direttore artistico del teatro, insignito delle onorificenze di Artista Emerito della Federazione Russa e di Artista del Popolo della Federazione Russa, quest'ultima conferitagli dall'ex presidente Putin in persona.

Il numero di apertura sembra un rito magico: le donne, tutte vestite di bianco, danzano in cerchio attorno a un fuoco, recitano e cantano all'unisono. Queste danze quasi mistiche hanno un'origine pagana precristiana?
Evghenij Pavlovich Maksimov: «Sì, queste danze pagane appartengono alla cultura contadina e si ballavano per propiziarsi una vita migliore. All'epoca c'era il politeismo, ma in questo caso abbiamo rappresentato una comunità che credeva in un unico dio protettore del bestiame».


Russian national theatreNel secondo numero vediamo una danza con le fruste e la pantomima del cavallo di pezza. Si trovano molte assonanze con la musica dell'Europa nord occidentale. Cosa avete rappresentato in questa parte?
«È la festa dei pastori: ci sono strumenti tradizionali russi e questi ritmi ricordano quelli europei perché abbiamo comunque radici comuni».

L'Impero Russo era immenso e abbracciava culture molto diverse tra loro, come quella armena e quella musulmana. Danze e culture di queste aree sono ancora vive nella realtà folklorica attuale?
«Durante l'epoca di Caterina La Grande e di Pietro Il Grande, molte cose sono state importate dall'Europa e questo ha influito moltissimo su tutta la cultura, danza, architettura, eccetera. Oggi, in Russia, abbiamo ancora una diaspora armena, georgiana e dall'Azerbaijan, e abbiamo anche una festa dedicata a tutti i popoli e le nazioni che si celebra il 16 giugno».

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